Meta rinvia il suo modello di IA di punta: Avocado non è ancora all’altezza dei rivali

by | 15 Mar 2026 | IA

Alexandr Wang, Chief AI Officer di Meta
Riassunto IA
  • Meta ha rinviato ad almeno maggio il lancio di Avocado, il nuovo modello fondazionale di IA, dopo che i test interni ne hanno rivelato le prestazioni inferiori rispetto ai sistemi di Google, OpenAI e Anthropic.
  • All’interno dell’azienda si è discusso di licenziare temporaneamente Gemini di Google per coprire il ritardo, mentre emergono tensioni tra il chief AI officer Alexandr Wang e i vertici storici di Meta.
  • Con 600 miliardi impegnati in infrastrutture e una spesa prevista di 135 miliardi nel 2025, il ritardo di Avocado mette sotto pressione la credibilità della strategia IA di Zuckerberg e il posizionamento competitivo dell’azienda.
Tempo di lettura: 4 minuti

Lo scorso luglio, Mark Zuckerberg aveva dichiarato che i nuovi modelli di intelligenza artificiale di Meta avrebbero “spinto la frontiera nel prossimo anno circa”.

Era un annuncio in piena regola, con la sicurezza di chi ha già firmato gli assegni. Oggi quella scadenza, però, oggi appare sempre più difficile da rispettare.

Secondo tre persone a conoscenza della situazione interna e sentite dal New York Times, il nuovo modello fondazionale di Meta (nome in codice: Avocado), non raggiunge le prestazioni dei sistemi rivali nei test interni su ragionamento, scrittura e codice.

Il confronto è impietoso nella sua precisione: Avocado supera il precedente modello di Meta e fa meglio di Gemini 2.5, la versione di Google rilasciata a marzo. Ma non arriva al livello di Gemini 3.0, uscito a novembre.

In una corsa in cui i traguardi si spostano ogni trimestre, restare indietro di una generazione non è un dettaglio tecnico: è un segnale di posizionamento competitivo.

Il rilascio, inizialmente previsto per questo mese, è stato così posticipato ad almeno maggio. E, secondo le stesse fonti, all’interno della divisione IA si è discusso di una soluzione che suona quasi paradossale: licenziare temporaneamente Gemini (il modello di Google) per alimentare nel frattempo i prodotti IA di Meta.

Un paradosso chiamato Gemini

Quella di ricorrere al modello di un diretto concorrente non è una mossa tecnica come altre. Sarebbe invece una resa simbolica: l’azienda che ha investito centinaia di miliardi per costruire la propria infrastruttura di IA si ritrova a valutare se appoggiarsi a quella altrui per non lasciare scoperti i propri servizi.

Nessuna decisione è stata presa, precisano le fonti. Ma il fatto stesso che la discussione abbia avuto luogo, dice molto sulle pressioni interne.

Zuckerberg ha già iniziato ad ammorbidire il messaggio pubblico. “Mi aspetto che i nostri primi modelli siano buoni, ma soprattutto mostreranno la rapida traiettoria su cui ci troviamo”, aveva detto agli investitori a gennaio. Una frase costruita per spostare l’attenzione dal risultato assoluto alla direzione di marcia.

Il portavoce Dave Arnold ha ribadito la stessa linea giovedì: il prossimo modello sarà buono ma quello che conta è “la rapida traiettoria.” Il refrain è identico.

Il laboratorio e le tensioni

Per capire cosa sta succedendo dentro Meta, bisogna guardare all’architettura organizzativa che Zuckerberg ha costruito nell’ultimo anno. Dopo che Llama 4 aveva deluso le aspettative, l’azienda ha investito 14,3 miliardi di dollari nella startup Scale AI e ha portato in casa il suo amministratore delegato, Alexandr Wang, 29 anni, col ruolo di chief AI officer. L’obiettivo dichiarato era ambizioso fino all’iperbole: costruire un’IA “superintelligente” capace di aprire “una nuova era per l’umanità.”

Wang ha fondato TBD Lab, un laboratorio interno di circa 100 persone, che lavora su due modelli con nomi di frutta: Avocado, il modello linguistico, e Mango, dedicato alla generazione di immagini e video. Il pre-addestramento di Avocado si è concluso alla fine dello scorso anno; a gennaio è partita la fase di post-addestramento, con una finestra di rilascio fissata per metà marzo. Finestra che non è stata rispettata.

Nel frattempo, le tensioni interne si sono fatte visibili. Wang ha avuto scontri con Chris Cox, responsabile dei prodotti, e Andrew Bosworth, il chief technology officer, sul ruolo che i nuovi modelli dovranno avere nel business pubblicitario dell’azienda. La settimana scorsa, una nota interna ha annunciato la creazione di un nuovo team di ingegneria dell’IA sotto Bosworth, in collaborazione con Wang.

Le voci di una rottura tra Zuckerberg e Wang si sono diffuse rapidamente. Meta le ha smentite con altrettanta rapidità: un portavoce le ha definite “completamente false”, e Zuckerberg ha pubblicato su Threads un selfie con Wang accompagnato dalla didascalia “Nel frattempo al quartier generale di Meta.”

La gestione della narrativa, in casa Meta, è sempre parte del prodotto.

La spesa e la posta in gioco

I numeri in campo rendono difficile minimizzare quanto sta accadendo. Meta ha impegnato 600 miliardi di dollari nella costruzione di data center per sostenere la propria infrastruttura di IA. E per il 2025 prevede una spesa fino a 135 miliardi di dollari, quasi il doppio dei 72 miliardi dell’anno precedente.

È una scommessa di dimensioni industriali, fatta in un momento in cui Google, OpenAI e Anthropic sono largamente considerati in vantaggio sui modelli fondazionali, ovvero quelli che stanno alla base di chatbot, strumenti per la scrittura di codice, generatori video e tutto il resto.

Restare indietro su questo fronte ha conseguenze che vanno oltre il prodotto: riguardano la capacità di attrarre ricercatori, la credibilità nei confronti degli investitori e la possibilità stessa di competere nelle aree in cui Meta vuole giocare un ruolo. Gli esperti del settore ricordano che recuperare è possibile. Ma il tempo impiegato per farlo ha un costo tecnico, economico e reputazionale.

L’identità in discussione

C’è un’altra partita aperta, più silenziosa ma non meno rilevante. Meta ha costruito parte della propria identità nell’IA sul modello open source: il codice accessibile agli sviluppatori, la tecnologia come bene comune, un posizionamento alternativo rispetto alla riservatezza di OpenAI e Anthropic. Quella scelta aveva anche una logica competitiva: accelerare l’adozione esterna, costruire un ecosistema, rendere Meta il punto di riferimento per chi sviluppa.

Quella posizione è però da qualche mese in discussione. Secondo fonti interne, durante l’estate scorsa Zuckerberg e Wang si erano orientati verso un modello chiuso per Avocado, con il codice mantenuto privato.

Nessuna decisione definitiva è stata comunicata ma il solo fatto che la direzione sia cambiata, segna una discontinuità rispetto alla strategia degli ultimi anni. Il prossimo modello di Meta si chiamerà Watermelon. Difficile dire, per ora, se sarà più maturo dell’avocado che lo dovrebbe precedere.

Fonte: New York Times

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