Meta starebbe pianificando licenziamenti che potrebbero riguardare fino al 20% del personale, pari a quasi 16.000 persone su 79.000 dipendenti.
Nessuna data è stata fissata, l’entità non è ancora definitiva, e il portavoce dell’azienda ha parlato di “reportage speculativo su approcci teorici”. Ma le fonti che hanno parlato con Reuters sono tre, e il contesto in cui arriva questa notizia dice molto.
Meta ha appena impegnato 600 miliardi di dollari per costruire data center entro il 2028. Ha offerto pacchetti retributivi da centinaia di milioni per attrarre i migliori ricercatori di IA nel suo nuovo team dedicato alla superintelligenza. Ha anche acquisito Moltbook e Manus, di cui abbiamo già scritto, per consolidare la propria posizione nell’IA agentiva.
Le spese in conto capitale previste per il 2026 oscillano tra 115 e 135 miliardi di dollari, quasi il doppio dei 72 miliardi spesi l’anno scorso. Tutto questo mentre si prepara a mandare a casa un dipendente su cinque.
Non è una contraddizione apparente: è la logica dichiarata dell’azienda.
L'”anno dell’efficienza”, secondo capitolo
Chi segue Meta da qualche anno riconosce il copione. Tra novembre 2022 e marzo 2023, l’azienda licenziò 21.000 persone in due tranche, ribattezzando l’operazione “anno dell’efficienza”.
All’epoca la giustificazione era la crisi post-pandemia, il rallentamento della pubblicità digitale, le sovrassunzioni del periodo Covid. Ora la narrazione è cambiata: non è più la crisi a imporre i tagli, ma l’opportunità. L’IA, dice Zuckerberg, consente di fare di più con meno.
A gennaio il CEO aveva già anticipato la direzione: stava vedendo “progetti che un tempo richiedevano grandi team essere ora portati a termine da una singola persona molto talentuosa”. La formula è elegante. Tradotta: alcune delle persone che oggi lavorano in Meta presto non serviranno più.
Il meccanismo non è esclusivo di Meta. Come abbiamo raccontato ieri nel video su InvestCloud, Jack Dorsey ha tagliato il 40% della forza lavoro di Block a febbraio. Con l’azienda in utile, e il titolo in rialzo del 17% il giorno dopo. Amazon invece ha confermato 16.000 esuberi a gennaio.
Wall Street premia i licenziamenti quando vengono presentati come ottimizzazione tramite IA, e i CEO lo sanno.
I modelli che non decollano
C’è però un elemento che complica la retorica della leadership tecnologica. Il nuovo modello fondazionale di Meta, nome in codice Avocado, ha già accumulato ritardi non trascurabili: doveva uscire a metà marzo, è stato posticipato ad almeno maggio.
Nei test interni le prestazioni sono rimaste al di sotto di Gemini 3.0 di Google e dei modelli di punta di OpenAI e Anthropic. Tant’è che secondo il New York Times, i vertici dell’azienda avrebbero persino discusso la possibilità di licenziare temporaneamente Gemini per alimentare i propri prodotti IA, una notizia su cui torneremo a breve.
Non è la prima volta. Llama 4, il modello precedente, era stato criticato per risultati fuorvianti sui parametri di valutazione usati nelle versioni iniziali. La versione più ambiziosa, Behemoth, era stata abbandonata prima del rilascio estivo.
Il TBD Lab, il gruppo d’élite assemblato da Alexandr Wang con l’obiettivo dichiarato di costruire la superintelligenza, deve ancora mostrare risultati all’altezza degli annunci.
L’azienda che licenzia migliaia di persone in nome dell’IA è insomma la stessa che fatica a costruire modelli competitivi.
Comprare quello che non si riesce a costruire
In questo quadro, le acquisizioni di Moltbook e Manus assumono una lettura precisa. Meta non sta solo espandendo il proprio ecosistema: sta comprando all’esterno capacità che internamente stenta a sviluppare.
Moltbook porta dentro il Superintelligence Lab il team che ha costruito il social network per agenti IA più virale del momento. Manus (startup con radici cinesi e sede a Singapore, oltre 100 milioni di dollari di ricavi ricorrenti), porta competenze agentiche già consolidate sul mercato.
Le grandi piattaforme investono in ciò di cui hanno bisogno, acquisiscono ciò che non riescono a produrre, e tagliano ciò che nel frattempo è diventato ridondante.
Meno ingegneri umani, più agenti e startup. La ristrutturazione non è un effetto collaterale della strategia IA di Meta. È parte integrante di essa.
Fonte: Reuters


