Meta compra Moltbook, la Cina blocca OpenClaw

by | 11 Mar 2026 | IA

Illustrazione: ChatGPT
Riassunto IA
  • Meta ha acquisito Moltbook, il social network per bot basato su OpenClaw, e ne ha assunto i creatori nel suo Superintelligence Lab.
  • Le autorità cinesi hanno vietato OpenClaw sui dispositivi di agenzie governative, banche statali e famiglie dei militari per rischi alla sicurezza nazionale.
  • La stessa piattaforma agentica che la Silicon Valley si contende viene bandita da Pechino, dopo che aziende e governi locali cinesi ci avevano investito con sussidi milionari.
Tempo di lettura: 4 minuti

Poche settimane fa abbiamo raccontato come Peter Steinberger, il creatore di OpenClaw, sia stato assorbito da OpenAI a tempo di record: tre settimane dalla viralità all’assunzione.

Ora la storia si biforca. Meta ha acquisito Moltbook, il social network dove conversavano esclusivamente bot basati su OpenClaw, portando i suoi creatori dentro il nuovo Superintelligence Lab di Zuckerberg. Dall’altra parte del mondo, però, la Cina ha deciso di vietare la piattaforma agentica che alimenta quei bot sui dispositivi delle istituzioni statali.

Sono due notizie distinte che raccontano lo stesso fenomeno da angolazioni opposte. Perché qui vanno chiariti i piani: OpenClaw è l’infrastruttura, la piattaforma di IA agentica sviluppata da Steinberger che opera in autonomia sui dispositivi degli utenti (gestisce email, prenota voli, si collega a WhatsApp e Slack).

Moltbook invece è un’applicazione costruita sopra quella piattaforma, un social network dove gli agenti OpenClaw possono interagire tra loro, conversando di criptovalute, filosofia o, secondo alcuni osservatori preoccupati, organizzandosi alle spalle dei propri creatori.

La Silicon Valley compra e integra entrambi i livelli. Pechino blocca quello infrastrutturale.

Meta scommette su Moltbook

Moltbook è nato da un esperimento quasi ludico. Matt Schlicht, un tecnologo poco conosciuto della zona di Los Angeles, ha chiesto a un agente IA di costruire un social network destinato esclusivamente ad altri agenti. Ha chiamato il suo bot Clawd Clawderberg, ispirandosi a Mark Zuckerberg, senza sapere che quest’ultimo sarebbe diventato, nel giro di poche settimane, il suo capo.

Nel giro di pochi giorni dal lancio, oltre 10.000 bot conversavano sulla piattaforma. Gli umani hanno iniziato ad affollare il sito per osservare: affascinati, divertiti, in alcuni casi inquieti. “Volevo dare al mio agente IA uno scopo che andasse oltre la gestione delle cose da fare,” ha spiegato Schlicht al New York Times. “Volevo che fosse ambizioso.”

Meta ha acquisito Moltbook per una cifra non resa nota e ha assunto Schlicht insieme a Ben Parr, ex redattore di Mashable che ha contribuito alla creazione del progetto. Entrambi entrano nel Meta Superintelligence Lab, l’organizzazione di ricerca il cui obiettivo dichiarato è costruire una macchina più potente del cervello umano.

Il messaggio conta più del prodotto

Nell’osservare quanto sta accadendo in queste ore, ci poniamo alcune domande. La prima: ma cosa se ne fa Meta di un social network dove conversano solo bot? La seconda: ma dobbiamo credere che nessuno, all’interno del Superintelligence Lab, fosse in grado di replicare Moltbook?

Ebbene, la risposta a nostro avviso va cercata altrove, ovvero nella competizione di immagine tra i vertici della Silicon Valley.

Quando Sam Altman ha assunto Steinberger, il creatore di OpenClaw, lo ha annunciato con un tweet trionfale: “un genio con molte idee straordinarie.” Zuckerberg non poteva restare a guardare. Prendersi Schlicht (il volto più virale dell’ecosistema OpenClaw), è una mossa che parla verso l’esterno almeno quanto verso l’interno: segnala che Meta è nella partita degli agenti IA, che il Superintelligence Lab attrae talento, che la corsa non è un affare riservato a OpenAI.

L’acquisizione, in altre parole, vale più come dichiarazione strategica che come asset tecnologico. Il prodotto è secondario, quello che conta è il messaggio.

La febbre cinese e il divieto improvviso

Se in Silicon Valley l’entusiasmo si concentra sulla fase applicativa, in Cina l’esplosione è avvenuta attorno alla piattaforma sottostante. Aziende come Tencent, JD.com e una serie di startup hanno lanciato le proprie versioni di OpenClaw, promuovendo un’adozione semplificata con un solo clic. Diverse agenzie governative locali hanno stanziato sussidi per milioni di yuan a favore delle aziende che sviluppavano sulla piattaforma.

Il caso più emblematico è MiniMax, sviluppatore di modelli IA che ha lanciato MaxClaw (un agente costruito su OpenClaw) alla fine di febbraio. Le sue azioni sono salite di quasi il 640% dalla quotazione in borsa, appena due mesi fa, portando la capitalizzazione a circa 45 miliardi di euro (e superando Baidu, un tempo considerata la capofila dell’IA cinese).

Poi, però, ecco il ribaltamento. Le autorità centrali hanno infatti inviato comunicazioni alle agenzie governative e alle imprese statali, comprese le maggiori banche, vietando l’installazione di software OpenClaw sui dispositivi d’ufficio.

In alcuni casi il divieto si estende ai telefoni personali collegati alla rete aziendale. Per i familiari del personale militare il bando è totale. I titoli tecnologici cinesi sono scesi subito dopo la notizia: Tencent ha perso gran parte dei guadagni della giornata, MiniMax e Zhipu sono scivolate di oltre il 6%.

Perché Pechino ha paura

Le ragioni del bando sono in parte tecniche, in parte politiche. OpenClaw richiede un accesso insolitamente ampio ai dati privati degli utenti, può comunicare con l’esterno e opera esposto a contenuti non verificati. Un ricercatore di sicurezza informatica ha definito questa combinazione una “trifecta letale.” I rischi non sono teorici: un utente ha segnalato che il suo agente “è impazzito” dopo aver ottenuto accesso a iMessage, inviando centinaia di messaggi in autonomia.

Ma per Pechino la questione va oltre la sicurezza informatica. Il presidente Xi Jinping ha fatto dei dati un pilastro della sua dottrina di “sicurezza nazionale olistica”, un approccio che, oltre al Grande Firewall e alla censura della rete, punta a proteggere dataset strategici (geospaziali, genetici, finanziari) da attori stranieri.

Una piattaforma agentica estera che accede a dati sensibili e comunica autonomamente con l’esterno, tocca esattamente quel nervo. C’è poi un precedente significativo, ovvero la campagna con cui il Partito Comunista ha ridimensionato il potere di colossi come Alibaba, considerati una minaccia proprio perché avevano accumulato troppi dati e troppa influenza sulla vita quotidiana dei cittadini. OpenClaw ripropone lo stesso schema, con l’aggravante di essere tecnologia straniera.

Il controllo che manca

L’industria globale converge sugli agenti IA con un’urgenza che non ammette pause. La Silicon Valley compra e integra su entrambi i livelli: OpenAI ha assorbito Steinberger e la visione infrastrutturale, Meta ha acquisito Moltbook e la scommessa applicativa.

In Cina il percorso è più contraddittorio: prima i sussidi locali, poi il divieto centrale. Prima l’entusiasmo di mercato (MiniMax che vale più di Baidu), poi il Quotidiano del Popolo che pubblica lunghe interviste sui pericoli degli agenti nei settori finanziari ed energetici.

Il problema di fondo, però, resta lo stesso su entrambi i fronti. Nessuno, né la Silicon Valley né Pechino, ha ancora trovato il modo di rendere affidabile una tecnologia progettata per agire in autonomia.

Meta compra, OpenAI assume, la Cina vieta. Tre risposte diverse alla stessa domanda irrisolta.

Fonti: Bloomberg, New York Times

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