Meta pronta a investire 10 miliardi in Scale AI

by | 9 Giu 2025 | IA, Business

Alexander Wang, CEO di Scale AI | Foto: Scale AI
Tempo di lettura: 3 minuti

Sarebbe l’investimento più ambizioso mai tentato da Meta nel campo dell’intelligenza artificiale.

Un assegno da oltre 10 miliardi di dollari, ancora in fase di trattativa, potrebbe infatti portare il gruppo di Zuckerberg a sostenere in modo diretto Scale AI, la start-up californiana che etichetta e organizza i dati su cui si addestrano i modelli linguistici più avanzati.

Per capire perché Meta voglia versare una cifra tanto colossale nelle casse di Scale AI, bisogna partire dalla funzione che questa azienda svolge: Scale non sviluppa IA ma la alimenta. I suoi clienti, tra cui OpenAI, Microsoft e Meta stessa, le affidano enormi quantità di immagini, video, testi e conversazioni da “ripulire” e classificare, in modo che i modelli linguistici possano imparare a leggere, interpretare e prevedere.

È un lavoro che sembra tecnico ma che in realtà poggia su una gigantesca forza lavoro umana. Migliaia di lavoratori a contratto, molti dei quali nei Paesi del Sud globale come Nigeria, Pakistan, Kenya, Venezuela, Filippine e India, passano ore davanti allo schermo per etichettare contenuti, correggere testi, revisionare dialoghi e completare micro-task pagati pochi centesimi.

Secondo le ultime stime, Scale AI ha generato 870 milioni di dollari di ricavi nel 2024 e punta a superare i 2 miliardi nel 2025. Una crescita esplosiva, accompagnata da una valutazione finanziaria che è passata da 14 miliardi di dollari a un potenziale di 25 miliardi in meno di un anno. Numeri che hanno attirato l’interesse diretto di Meta, oggi intenzionata a compiere il suo più grande investimento IA al di fuori dell’azienda.

Da Meta soldi veri, non crediti cloud

C’è un dettaglio che rende questa operazione ancora più significativa: Meta non dispone di un business cloud come quello di Amazon, Microsoft o Google. Non può dunque offrire crediti infrastrutturali in cambio di partnership, come hanno fatto i suoi concorrenti con OpenAI o Anthropic. Se vuole partecipare alla partita dell’IA, è dunque probabile che lo faccia con liquidità vera.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, l’accordo in discussione prevederebbe un investimento superiore ai 10 miliardi di dollari, che Meta utilizzerebbe per rafforzare la propria filiera di approvvigionamento dati. Un’operazione che andrebbe a sostenere anche “Defense Llama”, una versione militare del modello linguistico Llama già integrato in Facebook, Instagram e WhatsApp.

L’altra faccia dell’efficienza

Mentre Meta prepara l’operazione finanziaria, scrivevamo a marzo, Scale AI è sotto accusa. Negli Stati Uniti, la start-up è finita nel mirino del Department of Labor per presunte violazioni della legge sul lavoro. L’indagine si è conclusa senza sanzioni, ma le cause civili ancora aperte, come la class action avviata in California, sollevano interrogativi ben più ampi.

Secondo le denunce, Scale avrebbe classificato in modo improprio migliaia di lavoratori come collaboratori autonomi, evitando così il pagamento di straordinari, ferie e tutele minime. Alcuni tasker hanno riferito di essere stati sottoposti a una sorveglianza “orwelliana”, sospesi senza spiegazioni o costretti a lavorare su contenuti violenti e disturbanti senza preavviso né supporto psicologico.

Particolarmente controverso è il programma di “red-teaming”, in cui i collaboratori venivano pagati fino a 55 dollari l’ora per testare i limiti dei modelli IA con prompt su violenza domestica, suicidio, razzismo e tortura. In molti casi, la possibilità di rifiutare certe categorie di contenuto era di fatto impossibile.

Queste accuse non provengono solo dagli Stati Uniti. In Paesi come Nigeria, Pakistan, Kenya e Filippine, i lavoratori lamentano crolli improvvisi delle tariffe, in alcuni casi scese sotto il centesimo, ritardi nei pagamenti e sospensioni arbitrarie dell’accesso alla piattaforma.

Scale si difende sostenendo di agire nel rispetto della legge, di notificare sempre i contenuti sensibili, e di risolvere tempestivamente ogni problema nei pagamenti. Ma la frizione fra retorica dell’innovazione e realtà del lavoro digitale resta evidente.

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