Scale AI sotto indagine per sfruttamento

by | 7 Mar 2025 | Legal

Alexandr Wang, CEO di Scale AI | Foto: YouTube / Startup Archive
Tempo di lettura: 2 minuti

Ne abbiamo parlato giusto l’altro ieri per i suoi legami col Pentagono e il ruolo chiave che gioca nello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale per la difesa americana.

Ed eccoci nuovamente a parlare di Scale AI, ma questa volta per tutt’altro motivo: la startup di data-labeling è sotto indagine da parte del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti (DOL) per presunte violazioni delle normative sul lavoro.

Scale AI, è giusto ricordarlo, non sviluppa direttamente modelli di intelligenza artificiale ma fornisce servizi fondamentali per il loro addestramento. La sua attività principale è appunto il data-labeling, ovvero l’annotazione di enormi quantità di dati (immagini, video, testo e altro) per migliorare la precisione degli algoritmi di IA.

In pratica, l’azienda si occupa di preparare i dati che vengono poi utilizzati da aziende e istituzioni per addestrare modelli di machine learning. I suoi clienti includono le Big Tech (Google, OpenAI, Microsoft, Meta) e, dicevamo l’altro ieri, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, con cui collabora su progetti di intelligenza artificiale applicata alla difesa.

L’accusa a Scale AI

Secondo documenti visionati da TechCrunch, l’inchiesta è in corso almeno dall’agosto 2024 e riguarda il modo in cui l’azienda classifica i propri lavoratori, in gran parte collaboratori autonomi.

L’indagine federale arriva in un momento delicato per Scale AI, che deve già affrontare due cause legali da parte di ex collaboratori che denunciano stipendi inadeguati e la negazione di tutele fondamentali come il pagamento degli straordinari e i giorni di malattia.

L’azienda respinge ogni accusa, sostenendo di operare nel pieno rispetto delle normative.

“Centinaia di migliaia di persone utilizzano la nostra piattaforma per mettere in mostra le proprie competenze e guadagnare un reddito extra”, ha dichiarato il portavoce Joe Osborne, sottolineando che il feedback dei collaboratori è “estremamente positivo”. Scale AI afferma inoltre di lavorare affinché le retribuzioni soddisfino o superino gli standard salariali locali.

Non si tratta della prima volta che Scale AI finisce sotto accusa. Un’inchiesta del Washington Post del 2023 aveva già messo in luce paghe basse e carichi di lavoro eccessivi per i collaboratori esteri della società.

E se l’indagine del DOL dovesse accertare violazioni, Scale AI potrebbe essere soggetta a sanzioni pecuniarie e persino, nei casi più gravi, a provvedimenti penali.

L’ente ha anche il potere di imporre la riclassificazione dei lavoratori come dipendenti, costringendo le aziende a garantire loro benefit e tutele.

Legami politici e nuove prospettive

Mentre il Dipartimento del Lavoro mantiene il massimo riserbo sul caso, Scale AI ha rafforzato decisamente la sua influenza politica.

Il suo CEO, Alexandr Wang (28 anni, indicato nel 2022 da Forbes come il più giovane miliardario self-made del mondo), ha infatti partecipato all’inaugurazione del presidente Donald Trump, mentre l’ex direttore generale della società, Michael Kratsios, è stato nominato da Trump alla guida dell’Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca.

Al punto che la commessa del Pentagono assume i connotati di una coincidenza che non può passare certo inosservata. E che getta pesanti ombre sull’imparziale svolgimento dell’indagine del Dipartimento del Lavoro, sebbene il nuovo incarico di Kratos non preveda alcun controllo sulle indagini in corso.

Il caso Scale AI, dunque, ha le credenziali per diventare un banco di prova per la regolamentazione del lavoro nel settore tecnologico. Sia che si concluda in un modo, che nell’altro.

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