Meta torna nuovamente al centro delle polemiche. Secondo quanto rivelato dal Washington Post, quattro whistleblower (due ex dipendenti e due attualmente in forza all’azienda) accusano il colosso di Menlo Park di aver deliberatamente soppresso ricerche interne sui rischi per la sicurezza dei bambini che utilizzano i suoi visori e le sue applicazioni di realtà virtuale.
Migliaia di pagine di documenti interni sono state consegnate al Congresso, con accuse che sollevano interrogativi pesanti sul modo in cui l’azienda guidata da Mark Zuckerberg avrebbe gestito un tema tanto delicato.
I legali di Meta e la scelta di “non vedere”
Secondo i whistleblower, il team legale di Meta avrebbe scoraggiato i ricercatori dalraccogliere dati che potessero dimostrare come i visori VR venissero usati anche da minori. La preoccupazione, spiegano, era quella di evitare danni d’immagine e possibili pressioni da parte delle autorità regolatorie.
Non affrontare il problema equivaleva a tenerlo lontano dai riflettori. Una strategia difensiva che però, stando ai documenti interni visionati dal quotidiano, non ha impedito ai dipendenti di segnalare ripetutamente che i bambini riuscivano ad aggirare le restrizioni d’età per accedere ai mondi virtuali di Meta.
L’abuso nel metaverso
Una delle testimonianze più gravi riguarda Jason Sattizahn, ricercatore di Meta, che ha dichiarato di aver ricevuto dal proprio superiore l’ordine di cancellare una registrazione e un documento scritto.
In quel file era riportata la denuncia di un adolescente secondo cui il fratellino, di meno di dieci anni, era stato più volte vittima di avances sessuali attraverso un visore VR dell’azienda.
Un episodio che, se confermato, renderebbe evidente come la mancanza di controlli e la soppressione delle indagini abbiano contribuito a creare ambienti digitali insicuri per i più piccoli.
Meta ha respinto con decisione queste accuse. La portavoce Dani Lever ha spiegato al Post che le contestazioni “si basano su pochi esempi cuciti insieme per adattarsi a una narrativa predefinita e falsa” e che non è mai esistito un divieto generalizzato di ricerca su utenti under 13.
Un problema di responsabilità
Un sottocomitato del Senato, all’interno della Commissione Giustizia, ha già calendarizzato per martedì un’audizione specifica per discutere le accuse.
Si tratta di una sede ufficiale e politica in cui il racconto dei whistleblower potrebbe assumere un peso determinante. E dopo i precedenti casi che hanno visto Meta accusata di non proteggere adeguatamente gli utenti più giovani sui social tradizionali, anche la realtà virtuale rischia di trasformarsi in un terreno di scontro legale e politico.
Al di là della dialettica tra accuse e smentite, resta una questione sostanziale: chi garantisce la sicurezza dei minori quando si avventurano in mondi immersivi di realtà virtuale?


