Friedrich Merz ha scelto l’Hannover Messe, la più grande fiera industriale del mondo, per dire quello che l’industria tedesca voleva sentire: l’IA per le fabbriche ha bisogno di regole diverse rispetto a quella per i consumatori.
“Spingerò per alleggerire il peso regolatorio nell’UE sull’IA e, dove possibile, per esentare l’IA industriale dall’attuale camicia di forza regolatoria che è troppo stretta per l’IA all’interno dell’Unione Europea”, ha dichiarato il cancelliere nel suo intervento all’apertura della fiera.
L’Hannover Messe di quest’anno è interamente costruita attorno all’IA industriale, con oltre 3.500 espositori e la presenza dei vertici di Siemens, SAP e Deutsche Telekom. Non un palco qualunque, insomma, ma il cuore pulsante del manifatturiero tedesco, il pubblico più ricettivo possibile per un messaggio di deregolamentazione.
La tempistica non è casuale: L’AI Act europeo, il primo quadro normativo organico sull’intelligenza artificiale al mondo, diventerà pienamente applicabile il 2 agosto 2026. Mancano poco più di tre mesi e Merz, anziché preparare l’industria tedesca all’adeguamento, chiede a Bruxelles di fare marcia indietro. Almeno per le fabbriche.
La distinzione tra IA industriale e consumer
Il ragionamento di Merz poggia su una separazione netta: l’IA che ottimizza una catena di montaggio non va trattata come quella che interagisce con i cittadini. “L’IA contribuirà a una maggiore efficienza e produttività, a un uso ottimizzato delle risorse e, soprattutto, a una riduzione dei costi,” ha aggiunto il cancelliere, tracciando un perimetro tutto industriale.
È una distinzione politicamente furba, perché consente di chiedere meno vincoli dove preme la base industriale, senza toccare formalmente le tutele per i consumatori. Ma nella pratica, il confine è assai meno netto di quanto la retorica suggerisca.
Un sistema di IA che gestisce la logistica di un magazzino, ad esempio, monitora anche i lavoratori. Una che ottimizza la produzione, può influire su assunzioni o licenziamenti. L’AI Act classifica proprio queste applicazioni tra quelle ad alto rischio, indipendentemente dal fatto che operino in una fabbrica o in un ufficio.
Esentare l’IA industriale in blocco significherebbe ridisegnare l’impianto stesso del regolamento.
La Germania e l’ansia della competitività
Dietro le parole di Merz c’è un’urgenza che va oltre la singola dichiarazione. La Germania si sente in ritardo nella corsa globale all’IA, schiacciata tra Stati Uniti e Cina.
Berlino ha annunciato il mese scorso misure per quadruplicare la propria capacità di elaborazione dati dedicata all’intelligenza artificiale entro il 2030, un obiettivo ambizioso che tradisce la consapevolezza del divario accumulato.
Come avevamo raccontato a marzo, lo stesso Merz si era recato ad Hangzhou per incontrare i vertici di Alibaba, Unitree Robotics e altre otto aziende tecnologiche cinesi, in quella che era a tutti gli effetti una ricognizione industriale nel cuore dell’ecosistema tech di Pechino.
Il cancelliere che oggi chiede meno regole europee è lo stesso che due mesi fa provava gli occhiali con IA della startup cinese Rokid e assisteva a dimostrazioni di robot umanoidi. Il filo conduttore è sempre lo stesso: la competitività tedesca come ossessione politica.
L’asse Berlino-Parigi e la pressione su Bruxelles
Come abbiamo scritto a gennaio, il cancelliere aveva già ospitato un vertice sulla sovranità digitale con la Francia, spingendo proprio per l’allentamento delle regole tecnologiche dell’UE e per la preferenza europea negli acquisti pubblici.
L’asse Parigi-Berlino sulla deregolamentazione dell’IA è in costruzione da mesi, alimentato dall’ansia competitiva e dalla pressione dell’amministrazione Trump sull’allineamento tecnologico.
Ma c’è una tensione di fondo che la retorica della competitività non risolve. L’AI Act è nato proprio dalla volontà europea di distinguersi nel panorama globale attraverso un approccio basato sui diritti e sulla gestione del rischio.
Se la Germania, il Paese con il maggiore peso industriale del continente, ottenesse deroghe settoriali, il messaggio che arriverebbe al resto d’Europa sarebbe chiaro: le regole valgono ma non quando frenano chi conta di più.
Merz e il rischio di un regolamento à la carte
La proposta di Merz, nei fatti, pone una domanda che va oltre la Germania. Se l’IA industriale viene esentata, chi stabilisce dove finisce la fabbrica e dove inizia il consumatore?
Chi decide quali applicazioni rientrano nella deroga e quali no? Il rischio è quello di un AI Act frammentato per settori, in cui ogni Paese membro negozia le proprie eccezioni in funzione della propria base industriale.
L’Europa si trova, ancora una volta, davanti alla stessa tensione: regolamentare per proteggere o deregolamentare per competere. Merz ha scelto il suo campo: resta da capire se Bruxelles accetterà di correggere le regole a tre mesi dalla loro piena applicazione o se la “camicia di forza” resterà della stessa taglia per tutti.
Fonte: Reuters


