A quanto pare i lupi di Chernobyl sopravvivono alla radioattività

by | 11 Feb 2024 | Tecnologia

Tempo di lettura: 2 minuti

Nel cuore abbandonato di Chernobyl, i ricercatori potrebbero aver compiuto una scoperta rivoluzionaria: i lupi, sopravvissuti per decenni a un ambiente contaminato dalle radiazioni, mostrano segni di resistenza al cancro. Questa scoperta sorprendente, raccontata da Sky News e portata alla luce da Cara Love, biologa evoluzionista e tossicologa presso l’Università di Princeton, potrebbe avere implicazioni significative per le medicina.

La tragedia di Chernobyl del 1986, che ha visto l’esplosione di un reattore nucleare nella centrale elettrica ucraina, ha portato all’evacuazione di oltre 100.000 persone. Da allora, la Zona di Esclusione di Chernobyl (CEZ) è diventata un territorio vietato, un simbolo di desolazione di circa 2600 chilometri quadrati dove le radiazioni rappresentano ancora un serio rischio oncologico.

Nonostante l’assenza di qualsiasi popolazione umana, la vita selvaggia, tra cui lupi e cavalli, ha continuato a prosperare in questi terreni. E la ricerca della Love ha scoperto come questi lupi, oltre 35 anni dopo il disastro, siano riusciti a sopravvivere nonostante l’esposizione continua a particelle radioattive.

Nel 2014, il team della Love si era già avventurato nella CEZ, dotando i lupi di collari radio per monitorarne i movimenti e l’esposizione alle radiazioni. Con una dose quotidiana di radiazioni stimata in 11.28 millirem, sei volte oltre il limite di sicurezza per gli esseri umani, i lupi hanno mostrato sistemi immunitari modificati, paragonabili a quelli di pazienti affetti da cancro in radioterapia.

Inaspettatamente, l’analisi del DNA dei lupi ha rivelato variazioni genetiche che sembrano conferire una resistenza aumentata al cancro. Ciò contrasta le ricerche solitamente svolte sugli umani, che spesso si concentrano su mutazioni che incrementano il rischio di cancro, come ad esempio il gene variante BRCA associato nelle donne a un maggiore rischio di cancro al seno e alle ovaie.

Il lavoro della Love mira invece a identificare quelle mutazioni protettive che potrebbero migliorare le probabilità di sopravvivere al cancro. La pandemia e il recente conflitto in Ucraina hanno ostacolato i piani di ritorno della Love e dei suoi collaboratori alla CEZ. La speranza è che questa ricerca possa riprendere quanto prima, perché potrebbe aprire una nuova finestra sulla comprensione del cancro e sulla resilienza della vita in condizioni estreme.

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