Il senatore statunitense Josh Hawley ha aperto un’indagine sulle politiche di intelligenza artificiale di Meta Platforms, la società madre di Facebook.
Al centro ci sono le linee guida interne che, come abbiamo scritto l’altro ieri, avrebbero permesso ai chatbot generativi di “coinvolgere un minore in conversazioni di natura romantica o sensuale”.
Una prospettiva che ha sollevato allarme bipartisan al Congresso, dove sia Democratici che Repubblicani hanno chiesto chiarimenti. “Abbiamo intenzione di capire chi ha approvato queste politiche, per quanto tempo sono rimaste in vigore e cosa ha fatto Meta per interrompere queste condotte in futuro”, ha dichiarato Hawley.
Da parte sua, l’azienda di Menlo Park ha rifiutato di commentare la lettera del senatore, ribadendo però che “gli esempi e le note in questione erano e sono errati e non coerenti con le nostre politiche, e sono stati rimossi”.
Nella sua richiesta, Hawley ha chiesto non solo la versione finale delle policy contestate ma anche le bozze precedenti, i report interni sui rischi per i minori e per gli incontri dal vivo, oltre alla documentazione di quanto comunicato ai regolatori in materia di tutele per i giovani utenti o di limiti sull’erogazione di consigli medici.
Hawley, le “grigliate” di Zuckerberg e i whistleblower
Josh Hawley non è nuovo a iniziative clamorose contro le Big Tech. Repubblicano del Missouri, ha costruito gran parte della sua visibilità politica proprio sulle accuse a Meta, Google e agli altri colossi digitali.
Di bell’aspetto, dalla parlantina sciolta (come d’altronde si conviene a chi fa il suo mestiere), il suo stile è diretto, a tratti aggressivo e trova terreno fertile in audizioni che diventano spesso spettacoli mediatici, coi CEO costretti a difendersi davanti alle telecamere del Congresso.
Esemplare, in tal senso, l’arringa contro l’amministratore di Boeing, Dave Calhoun, che potete vedere qui sotto. Altri tempi, altra amministrazione; purtroppo, come sta andando a finire, l’abbiamo scritto qualche giorno fa. Nonostante ciò, il crescendo oratorio è degno di un film hollywoodiano.
Negli Stati Uniti queste audizioni vengono spesso descritte con il verbo “to grill”, che letteralmente significa “mettere sulla graticola”: non un barbecue, quindi, ma un fuoco di fila di domande incalzanti, tese a mettere l’interlocutore sotto pressione. Da qui deriva l’espressione italianizzata “grigliata”, che rende bene l’idea di un politico che non concede tregua al testimone di turno.
Ebbene, nelle sue “grigliate” il senatore Hawley ha trovato una narrazione trasversale: la protezione dei minori. Un tema che accomuna conservatori e progressisti e che gli consente di presentarsi come paladino di battaglie morali, capaci di andare oltre le divisioni politiche.
Basti ricordare due episodi recenti. Nel gennaio 2024, durante un’audizione al Senato dedicata allo sfruttamento dei minori online, Hawley mise sotto pressione Mark Zuckerberg chiedendogli se intendesse scusarsi con le famiglie presenti, colpite da tragedie personali. Fu un momento di grande impatto mediatico, culminato con l’amministratore delegato di Meta che, alzandosi, pronunciò un pubblico “I’m sorry”.
Pochi mesi prima, nel novembre 2023, era stato invece il turno del whistleblower Arturo Béjar, ex dirigente di Meta, che aveva denunciato numeri scioccanti: un adolescente su otto esposto in una sola settimana ad avances sessuali indesiderate, uno su tre nel corso di un periodo più lungo.
Hawley aveva colto l’occasione per rilanciare la sua battaglia, sostenendo che senza la possibilità di citare in giudizio le piattaforme non ci sarebbe mai un vero cambiamento.
Paladino o opportunista?
Dai rischi dei social network per i giovanissimi, alla pirateria di contenuti usati per addestrare i modelli di intelligenza artificiale, fino alle accuse di censura politica: Hawley ha costruito un dossier completo contro l’industria tecnologica, fatto di audizioni serrate, proposte di legge bipartisan e un costante martellamento mediatico.
Resta però la domanda: siamo davanti a un politico che, con coerenza e tenacia, si batte per una maggiore responsabilità dei giganti della tecnologia? Oppure a un abile comunicatore che ha trovato nella “grigliata” pubblica delle big tech la leva più efficace per aumentare il proprio profilo nazionale? La risposta, come sempre, probabilmente starà nel mezzo.


