Con il crescente utilizzo dell’intelligenza artificiale, la linea tra creatività umana e artificiale si fa sempre più sottile.
Gli studenti, pur di non rischiare accuse di plagio o imbroglio, sono sempre più inclini a “umanizzare” i loro scritti passandoli attraverso strumenti di rilevamento dell’IA. Il che però solleva interrogativi sul ruolo che l’IA dovrebbe giocare nell’educazione e su come gli strumenti stessi possano minare l’autenticità accademica.
Il sospetto dell’IA e la reazione degli studenti
In un clima dove l’accusa di plagio può rovinare la reputazione di uno studente, molti si rivolgono ai rilevatori di IA per difendersi da accuse ingiustificate.
Ne parla in un interessante articolo il Wall Street Journal, secondo cui l’introduzione di questi strumenti, utilizzati da molti insegnanti per verificare l’originalità dei lavori, ha fatto sì che gli studenti, preoccupati che i loro scritti vengano erroneamente identificati come generati da un bot, decidano di sottoporre i loro elaborati a una seconda valutazione.
È il caso di Miles Pulvers, uno studente di 21 anni della Northeastern University di Boston, che, pur non utilizzando l’IA per scrivere i suoi saggi, ha imparato a passare ogni lavoro attraverso un rilevatore prima di inviarlo. “Ora vedo alcuni dei miei scritti segnalati come generati da IA quando non lo sono. È un po’ fastidioso ma è parte del gioco nel 2025”.
I rilevatori di IA solitamente si attivano se i testi contengono troppi aggettivi, frasi lunghe e trattini usati come segni di punteggiatura. La “umanizzazione” dei lavori, consistente nel riscrivere i testi per evitare che vengano identificati come “artificiali”, è diventata una pratica comune tra gli studenti.
I rilevatori di IA e l’umanizzazione della scrittura
Alcuni affermano di aver testato i propri lavori con vari rilevatori e di aver ottenuto risultati contrastanti. Ma se da un lato gli studenti cercano di proteggere la propria integrità, dall’altro, l’uso dei rilevatori di IA solleva preoccupazioni più ampie.
Devan Leos, cofondatore di Undetectable AI, afferma che alcuni studenti, nel tentativo di scrivere correttamente, finiscono per essere penalizzati proprio per il loro stile di scrittura.
“È come se venissi penalizzato per essere uno scrittore adeguato,” dice Leos, facendo riferimento al fatto che l’uso di termini più ricercati possa essere erroneamente interpretato come artificiale.
Si tratta di una situazione mette in evidenza una contraddizione profonda: da una parte si teme che l’IA venga utilizzata per ingannare, dall’altra l’autenticità di un lavoro viene messa in discussione proprio a causa della ricerca della “correttezza” grammaticale e stilistica.
Grammarly e il controllo dell’autenticità
In risposta a questa crescente preoccupazione, strumenti come Grammarly, un assistente di scrittura basato su IA, sono diventati fondamentali per gli studenti.
L’uso di questi strumenti solleva però ulteriori dubbi sull’affidabilità del lavoro accademico. Mentre Grammarly è stato sviluppato per correggere errori grammaticali e stilistici, la sua stessa natura ha suscitato il timore che possa contribuire indirettamente a falsificare il contenuto di un elaborato.
Una recente iniziativa di Grammarly, che ha creato uno strumento di tracciamento dell’autore, mira a monitorare la provenienza dei testi, mostrando quali parti sono state scritte con l’ausilio di IA.
Ciò però non elimina la preoccupazione che gli studenti stiano spendendo più tempo a riscrivere e “umanizzare” i propri elaborati per passare i rilevatori di IA che a concentrarsi sul contenuto effettivo.
L’uso dell’IA nelle scuole solleva allora dilemmi etici e pratici. Se da un lato la tecnologia offre strumenti utili per il miglioramento della scrittura e il monitoraggio dell’integrità accademica, dall’altro crea una serie di problemi legati alla distorsione dell’autenticità del lavoro e al crescente sospetto tra studenti e insegnanti.
Mentre la tecnologia si evolve, resta da capire come bilanciare l’innovazione col rispetto per l’integrità e l’autenticità nell’educazione.


