I CEO americani vogliono l’IA obbligatoria a scuola

da | 6 Mag 2025 | IA

illustrazione: openai

Oltre 200 amministratori delegati di grandi aziende americane — da Microsoft a Airbnb, da Uber a LinkedIn — hanno firmato una lettera in cui chiedono che l’insegnamento dell’informatica e dell’intelligenza artificiale diventi un requisito obbligatorio per ottenere il diploma di scuola superiore.

La proposta, indirizzata ai governatori e ai parlamenti statali, arriva in parallelo a un nuovo ordine esecutivo firmato dal presidente Trump, che ha istituito una task force federale per l’educazione all’IA.

L’obiettivo, condiviso da imprese e amministrazione, è uno solo: preparare la nuova generazione a un mondo dominato dalla tecnologia. “Nell’era dell’IA, dobbiamo preparare i nostri figli per il futuro — per essere creatori di intelligenza artificiale, non solo consumatori”, si legge nel testo della lettera.

“Una base di conoscenza nell’informatica e nell’IA è fondamentale per aiutare ogni studente a prosperare in un mondo guidato dalla tecnologia. Senza di essa, rischiano di restare indietro”.

Il modello Code.org e i dati che lo sostengono

A coordinare l’iniziativa è stata Code.org, un’organizzazione no-profit attiva nella promozione dell’educazione informatica nelle scuole.

Il presidente Cameron Wilson ha spiegato così il senso dell’iniziativa: “La vedo come un’esperienza scolastica che va dalla primaria alla fine delle superiori, in cui gli studenti acquisiscono conoscenze informatiche in modo progressivo”.

E ha aggiunto: “Non si tratta solo di usare la tecnologia IA, ma di capirne il funzionamento e imparare a costruire, creare e risolvere problemi grazie a essa. Tutto questo fa parte di un’unica alfabetizzazione all’intelligenza artificiale”.

Secondo un rapporto della Brookings Institution, gli studenti che frequentano scuole in cui è offerto almeno un corso di informatica guadagnano in media l’8% in più rispetto a chi non ha accesso a queste materie, a prescindere dalla carriera intrapresa o dalla frequenza universitaria.

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E l’impatto è ancora più significativo su categorie storicamente sottorappresentate: donne, studenti afroamericani e giovani provenienti da contesti svantaggiati.

Un esempio concreto viene dai corsi AP (Advanced Placement): fino al 2016 l’unico disponibile era focalizzato su Java, con una partecipazione prevalentemente maschile e bianca. Ma l’introduzione di un nuovo corso generalista ha portato a un’impennata di iscrizioni tra ragazze, studenti neri e ispanici.

IA: l’America si muove ma a macchia di leopardo

In assenza di una legge federale, la responsabilità di fissare i requisiti per il diploma resta ai singoli stati. Ad oggi, solo 12 stati richiedono un corso di informatica come obbligatorio per diplomarsi — tra questi ci sono Alabama, Nevada, Carolina del Nord e, da pochi giorni, anche la Virginia Occidentale. Ma il trend è in rapida crescita: nel 2017 solo 2 stati avevano piani per promuovere l’educazione informatica, oggi sono 35. In 22 di questi, i corsi di informatica possono persino sostituire i crediti di matematica, scienze o lingua straniera per l’accesso all’università.

Secondo la Computer Science Teachers Association, attualmente appena il 6,4% degli studenti delle scuole superiori segue un corso di informatica. Per colmare il divario, Code.org ha deciso di offrire gratuitamente i suoi programmi didattici ai docenti, inclusi quelli specifici sull’intelligenza artificiale.

Trump scommette sull’IA per il dominio globale

Il 23 aprile scorso, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per espandere l’educazione all’intelligenza artificiale fin dai primi anni di scuola.

Il presidente ha dichiarato che è necessario stimolare l’interesse dei giovani “sin dalla tenera età, per mantenere il dominio globale dell’America in questa rivoluzione tecnologica”.

A questo scopo, la Casa Bianca ha istituito una task force dedicata, con il compito di favorire la nascita di partnership pubblico-private capaci di accelerare la diffusione dell’IA nelle scuole di tutti gli stati.

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E mentre il dibattito tra insegnanti e pedagogisti resta aperto (alcuni temono che l’uso indiscriminato dell’IA possa minare il pensiero critico), l’industria tech preme per una visione opposta: insegnare l’IA per imparare a dominarla, e non solo subirla.

La sfida, ormai, è educativa. Ma anche economica. E geopolitica.

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