Cluely, l’IA per ‘barare’, raccoglie 5,3 milioni di dollari

by | 22 Apr 2025 | IA

Neel Shanmugam e Chungin "Roy" Lee | Foto: Cluely
Tempo di lettura: 3 minuti

Un giovane imprenditore ventunenne, Chungin “Roy” Lee, ha lanciato Cluely, una startup che sta attirando l’attenzione di molti ma anche sollevando un acceso dibattito etico.

Il suo progetto offre infatti uno strumento basato sull’intelligenza artificiale che permette agli utenti di “barare su tutto”, dalle interviste di lavoro agli esami, fino alle chiamate di vendita.

Che messa così suonerebbe male, non fosse che il reale obiettivo della sua creazione, secondo Lee, è quello di democratizzare l’accesso ai successi professionali e accademici, sfidando le convenzioni su cosa costituisca un “gioco leale”. Eh già…

Cluely e la sospensione universitaria

La startup è nata in modo piuttosto insolito. Lee e il suo cofondatore, Neel Shanmugam, erano entrambi studenti alla Columbia University quando hanno sviluppato un tool pensato per “barare” durante le interviste di lavoro, in particolare per i programmatori.

Questo strumento, che inizialmente aveva il nome di Interview Coder, ha attirato l’attenzione dell’università, portando entrambi alla sospensione. La vicenda è diventata virale sui social media, con Lee che ha raccontato la sua esperienza in un post su X.

Da quella vicenda, Lee ha deciso di trasformare l’idea in una vera e propria startup. Cluely offre così agli utenti uno strumento che, tramite una finestra nascosta nel browser, consente di accedere a risposte o suggerimenti durante colloqui di lavoro, esami e altre situazioni simili, senza che l’intervistatore o il valutatore ne possano accorgere.

La promessa della startup è quella di utilizzare l’IA per rendere i risultati migliori e più facili da raggiungere, ma il suo approccio ha sollevato molte critiche.

L’etica e l’innovazione tecnologica

La filosofia di Cluely si fonda su un concetto opinabile. Un manifesto pubblicato dalla startup paragona infatti la propria proposta a invenzioni come la calcolatrice o il correttore ortografico, strumenti che, una volta visti come forme di “imbroglio”, oggi sono universalmente accettati.

Cluely, quindi, si pone come una sorta di “normalizzazione” di quello che tradizionalmente sarebbe considerato un inganno.

A supporto della sua visione, Lee ha lanciato un video promozionale, che potete vedere qui sotto, in cui dimostra l’utilizzo di un assistente IA nascosto per mentire (senza successo) su vari aspetti della sua vita personale, come la sua età e la sua conoscenza dell’arte, durante un appuntamento a cena in un ristorante elegante.

Il video, prodotto con grande cura, ha generato reazioni contrastanti: c’è chi lo ha visto come un atto di provocazione divertente e chi, invece, lo considera un segno di disuguaglianza e di manipolazione.

Noi ammettiamo di non avere capito bene come funzionerebbe nello specifico (dove verrebbero proiettate le risposte? Sulle lenti degli occhiali?), ma sospendiamo il nostro giudizio in attesa di saperne di più.

Il futuro di Cluely e le sfide da affrontare

Nonostante la controversia che circonda la sua nascita, Cluely ha continuato a crescere rapidamente. Il CEO Lee ha dichiarato che la startup ha superato i 3 milioni di dollari di entrate annuali ricorrenti (ARR) già all’inizio di questo mese, segno del successo che sta riscuotendo tra i suoi utenti.

Inoltre, la startup ha appena chiuso un round di finanziamento iniziale da 5,3 milioni di dollari, con il supporto di Abstract Ventures e Susa Ventures.

L’altro cofondatore di Cluely, Neel Shanmugam, è stato coinvolto anch’egli in procedimenti disciplinari a Columbia, e ha deciso, come Lee, di abbandonare l’università per concentrarsi sulla crescita della startup.

Entrambi hanno voluto perseguire una carriera nel campo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, credendo fermamente nel potenziale di Cluely per ridefinire le regole nel mondo del lavoro e dell’istruzione.

La proposta di Cluely rappresenta dunque una sfida per il futuro del mondo professionale, e per la concezione di ciò che è giusto e lecito nell’applicazione della tecnologia.

La startup si propone di abbattere le barriere legate alla competizione in contesti come le assunzioni, barriere che però esistono apposta per dare valore alla meritocrazia e all’impegno individuale.

Cluely afferma di voler portare avanti una rivoluzione tecnologica ma il suo impatto sulla società potrebbe essere ben peggiore che non conquistare una donna più grande di noi, come si vede nel video.

Tutto ciò, ovviamente, sempre che poi Cluely funzioni realmente e che, al di là del video ben confezionato. non si riveli l’ennesima bolla di sapone da far scoppiare in faccia agli audaci venture capitalist della Silicon Valley.

Per un’invenzione pensata per barare, sarebbe probabilmente la conclusione perfetta.

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