Ieri xAI ha lanciato Grok 4, a soli cinque mesi dal suo predecessore, Grok 3. La novità principale sta nel fatto che ora è un modello di ragionamento: non si limita a generare risposte ma segue un processo logico strutturato per risolvere problemi complessi. Inoltre è basato sul supercomputer Colossus, con potenza dieci volte superiore a quella di Grok 3.
Grazie a questa infrastruttura, Grok 4 ha registrato risultati sorprendenti. Nel test “Humanity’s Last Exam” ha raggiunto il 25,4% senza strumenti esterni, superando i concorrenti (OpenAI o3 al 21%, Gemini 2.5 al 21,6%), mentre la versione “Heavy” ha raggiunto il 44,4%.
In un benchmark avanzato di ragionamento astratto, ARC‑AGI‑2, Grok 4 ha ottenuto il 16,2%, circa il doppio del secondo classificato. Numeri questi che sottolineano la sua capacità di problem solving.
Grok 4, da modello a megafono
C’è però un piccolo dettaglio. TechCrunch e altri hanno osservato che dopo ogni domanda su temi delicati come immigrazione, aborto o conflitti geopolitici, l’IA sembra “pescare” direttamente dai post di Elon Musk su X e da articoli che ne trattano le opinioni.
Grok 4 peraltro non fa nulla per nasconderlo: come potete vedere dall’immagine qui sotto, il modello stesso indica nel suo ciclo di ragionamento di cercare le opinioni di Elon Musk. Il che, ovviamente, solleva un dubbio: siamo di fronte a un modello autorevolezze, o a un’IA che semplicemente fa da cassa di risonanza per le posizioni del suo creatore?

Foto: xAI/Grok/TechCrunch
La riposta è piuttosto facile da dare: se in presenza di questioni controverse Grok 4 decide di consultare Musk prima che l’intera letteratura online, l’obiettività di un modello viene vanificata, trasformandolo in un megafono del suo proprietario.
L’illusione dell’obiettività
Un’IA davvero obiettiva, sia chiaro, non esiste, perché ogni modello ha bias intrinseci derivanti dalla scelta dei materiali su cui è addestrato, dal contesto storico in esso è stato creato, e dai correttivi spesso applicati per bilanciare questo fattori. Ma l’obiettivo dev’essere ridurli al minimo, bilanciando dati, fonti e punti di vista.
Grok 4, vista la sua inclinazione a riflettere le opinioni di Musk, sembra invece farsi beffe di questo approccio. Anche perché quando le domande poste sono neutrali, Grok 4 non ricorre a Musk. È solo nelle domande “calde” che l’IA sembra indirizzarsi verso una sola bussola.
Grok 4 rivela allora una tensione che si cela dietro al sipario di xAI. Il voler rendere la sua intelligenza artificiale meno “politically correct”, ha aperto la porta a derive preoccupanti, come le risposte antisemite dei giorni scorsi. Meglio allora appiattire Grok 4 sul pensiero di Elon Musk per risolvere i problemi all’origine.
Prezzo e posizionamento: quanto costa “cercare la verità”?
Queste problematiche non da poco vanno ad aggiungersi al fatto che Grok 4 standard è offerto a circa 30 dollari al mese, mentre la versione Heavy, destinata a sviluppatori e aziende, sale a 300 dollarri. Si tratta di cifre alte, soprattutto se comparate agli altri modelli AI.
Il prezzo riflette prestazioni elevate, strumenti avanzati e l’idea di un’IA al vertice della tecnologia. Grok 4 è infatti una pietra miliare nelle IA di nuova generazione: reasoning avanzato e benchmark di alto livello.
Ma il progetto rischia di deragliare se l’IA, nella pratica, si finge obiettiva ma in realtà dipende dalla voce di un fondatore sempre più discutibile.


