Secondo Google, Microsoft avrebbe provato a vendere Bing ad Apple per sei volte

by | 29 Feb 2024 | Tecnologia

Tempo di lettura: 2 minuti

Il panorama dei motori di ricerca è completamente dominato dal gigante Google, e questo non è un mistero. Utilizzato dal 93% degli utenti a livello mondiale, si parla ormai da tempo di monopolio. Ma a differenza di altri casi di sfruttamento di posizione dominante, nessuno si è lamentato del gigante californiano, usato su praticamente ogni dispositivo digitale in grado di effettuare ricerche.

Nessuno, a parte l’Antitrust americano, che lo scorso settembre ha avviato un procedimento contro Google per abuso di posizione dominante del suo motore di ricerca. La causa era stata avviata dal dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Trump. Ed è grazie a un fascicolo emerso dal contenzioso tra il Department of Justice degli USA e Google, che scopriamo i fatti di cui andiamo a parlare in questa news.

Il conflitto giuridico riguardante la posizione di monopolio di Alphabet nell’ambito della pubblicità legata alla ricerca su internet, si focalizza sugli accordi che Google ha stipulato con Apple e i fabbricanti di smartphone Android, per assicurare la posizione dominante del suo motore di ricerca. Come evidenziato da una slide mostrata a ottobre durante il processo, Google ha infatti investito oltre 26 miliardi di dollari nel 2021 per preservare la preimpostazione del suo motore di ricerca.

Google, nel cercare di provare che la sua concorrenza è equa, ha dunque portato a conoscenza la giuria del fatto che negli anni 2009, 2013, 2015, 2016, 2018 e 2020, Microsoft ha tentato di convincere Apple a impostare Bing come motore di ricerca predefinito nel browser Safari di Apple. Tuttavia, Apple ha rifiutato ogni volta, e il motivo di ogni rifiuto è sempre stato lo stesso: una carenza di qualità dei risultati delle ricerche effettuate, con un impatto non indifferente sui potenziali introiti generati dalle ricerche degli utenti e dalle pubblicità presenti nelle news.

I numeri parlano chiaro: nel quarto trimestre Bing, che occupa circa il 3% del mercato, ha generato tramite le ricerche 3.2 miliardi di dollari; Google, nello stesso periodo, ha generato 48 miliardi di dollari. Si capisce quindi la riluttanza di Apple nell’affidare il proprio browser ad un motore di ricerca di così poca rilevanza.

Ma i problemi non sono stati solo economici. Il dossier, infatti, rivela anche che nonostante Microsoft abbia investito sempre più risorse nel corso degli anni per incrementare la profittabilità di Bing e le sue funzionalità, i suoi sforzi non sono stati comparabili con quelli messi sul piatto da Google. La quale, come uno schiacciasassi, ha appiattito la concorrenza riducendo ai minimi termini anche colossi storici come Yahoo, ormai un fantasma della storia internettiana.

Quanto riportiamo a ben guardare non è una sorpresa: le aziende esistono per generare profitto e sebbene la posizione dominante di Google sembri davvero inattaccabile, pare incredibile che Microsoft abbia cercato di stringere alleanza con un rivale storico come Apple, spingendo persino per un’acquisizione completa di Bing da parte di Apple.

Come giustamente afferma Il Sole 24 Ore, indipendentemente dall’esito, il processo avrà conseguenze significative non solo per le attività commerciali del colosso di Mountain View e delle altre grandi aziende tecnologiche, ma getterà luce sulla capacità del governo degli Stati Uniti di limitare le pratiche quasi monopolistiche delle potenze tecnologiche della Silicon Valley.

Mentre le normative statunitensi sono finora riuscite a promuovere la concorrenza e il mercato libero in ambiti tradizionali, come i trasporti, la siderurgia e l’agricoltura, potrebbero rivelarsi meno efficaci nel contrastare l’influenza esercitata sul mercato dai colossi della tecnologia, come quello fondato da Larry Page e Sergey Brin.

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