L’ascesa di ChatGPT di OpenAI, lanciato alla fine del 2022, ha messo Google sulla difensiva, spingendola a riformulare il suo formato di ricerca basato sulla classica lista di link e sulle pubblicità ad essi associate. Tuttavia, l’integrazione di novità nella sua offerta tradizionale pone sfide significative.
Alphabet, la casa madre di Google, non pare infatti aver ancora trovato la formula giusta per implementare le novità portate dall’intelligenza artificiale nella sua offerta, senza compromettere il proprio core business pubblicitario. Che nell’ultimo anno, è giusto ricordarlo, ha generato entrate per 175 miliardi di dollari, più della metà del suo fatturato complessivo.
Per uscire da questa impasse, Google starebbe valutando l’introduzione di nuovi servizi premium basati sull’intelligenza artificiale. A dirlo è il Financial Times, che ricorda che questa sarebbe la prima volta che il gigante della tecnologia limiterebbe l’accesso a una parte della sua offerta principale attraverso un sistema a pagamento.
A raccontarlo alla celebre testata americana sono state tre fonti anonime, ben informate sulle discussioni in corso a Mountain View. La notizia ha causato una flessione delle azioni di meno dell’1% nelle contrattazioni after-market. E ha indotto Google a ricordare quanto segue, tramite un suo portavoce: “Siamo impegnati a migliorare costantemente il nostro prodotto per rispondere alle esigenze emergenti degli utenti. Non stiamo esplorando né prendendo in considerazione la possibilità di offrire una ricerca senza pubblicità. Fedeli alla nostra storia, continueremo a sviluppare capacità e servizi premium per arricchire le nostre proposte di abbonamento su tutta la piattaforma di Google”.
Va ricordato che Google, a febbraio, ha introdotto un nuovo livello di abbonamento al suo servizio rivolto ai consumatori, Google One, offrendo l’accesso al suo modello di intelligenza artificiale più avanzato, Gemini. Attraverso l’abbonamento a Google One AI Premium, gli utenti possono dunque sfruttare le potenzialità avanzate del chatbot Gemini e del modello di IA generativa in applicazioni diffuse come Gmail e Google Docs.
Lo scorso maggio Google ha iniziato a valutare un innovativo servizio di ricerca basato sull’intelligenza artificiale, offrendo risposte più articolate alle domande. In aggiunta, ha continuato a fornire agli utenti link per approfondimenti e inserzioni pubblicitarie. Nonostante ciò, l’integrazione delle nuove funzionalità provenienti dalla sua iniziativa sperimentale denominata Search Generative Experience (SGE) nel motore di ricerca principale, ha mostrato una certa lentezza.
Fornire questi risultati di ricerca arricchiti da un’analisi AI, descritti come “istantanee basate sull’intelligenza artificiale”, rappresenta per Google un onere maggiore rispetto alle sue risposte convenzionali, data l’elevata richiesta di capacità di elaborazione legata all’uso dell’intelligenza artificiale generativa. La funzionalità avanzata SGE è stata resa accessibile esclusivamente a un numero limitato di utenti, compresi alcuni sottoscrittori del suo servizio Google One.


