Il fenomeno del dynamic pricing, ormai familiare a chiunque abbia mai cercato un volo o un passaggio su Uber, sta progressivamente invadendo altri settori, inclusi quelli che coinvolgono la passione e l’emozione del pubblico, come i concerti.
Questo sistema di prezzi variabili, una volta limitato principalmente all’industria aerea, sta ora cambiando radicalmente l’esperienza dei fan della musica dal vivo, rendendo sempre più costoso per il pubblico comune accedere agli eventi più attesi.
Lo scorso sabato, i fan degli Oasis hanno avuto una brusca introduzione a questa realtà. Nel giro di poche ore, i biglietti per il tanto atteso tour di ritorno della band britannica sono più che raddoppiati di prezzo. I posti in piedi, inizialmente messi in vendita a circa 150 sterline, hanno rapidamente toccato la cifra di 355 sterline, un aumento che ha lasciato molti fan comuni fuori gioco.
Ma cosa si intende esattamente per dynamic pricing e come funziona? Conosciuto anche comesurge pricing, non è altro che un moderno adattamento delle antiche leggi di domanda e offerta, applicate in tempo reale grazie alla tecnologia. In pratica, le aziende non sono più costrette a rivedere i prezzi una o due volte l’anno; ora possono aggiustarli istantaneamente per massimizzare i profitti, sfruttando la disponibilità dei consumatori a pagare di più in determinati momenti.
Questo sistema si è originariamente sviluppato nel settore delle compagnie aeree negli anni ’90, quando i primi potenti sistemi informatici hanno permesso di ottimizzare le tariffe per riempire ogni posto disponibile. L’ascesa dell’e-commerce ha poi innescato una corsa allo sviluppo di versioni più sofisticate del dynamic pricing, che ora spazia dai biglietti dei treni agli hotel, dai parchi tematici ai beni di consumo su piattaforme come Amazon. Anche l’industria dei concerti ha abbracciato questa logica, riservandola inizialmente agli eventi con grande domanda, come i concerti di Bruce Springsteen e Harry Styles.
Tuttavia, questo sistema ha sollevato non pochi interrogativi sulla sua equità. Negli Stati Uniti, la Federal Trade Commission ha avvertito che gli algoritmi di pricing alimentati dall’intelligenza artificiale possono facilitare comportamenti collusivi, gonfiando ingiustamente i prezzi. Una legislazione proposta quest’anno al Congresso cerca proprio di prevenire abusi di questo tipo.
In linea di principio, il dynamic pricing può sembrare giusto per un concerto, poiché in teoria le persone non pagherebbero cifre esorbitanti se la domanda non lo giustificasse. Ma il problema si pone quando i prezzi vengono alterati drasticamente senza un’adeguata trasparenza, sollevando questioni di protezione dei consumatori.
Non tutti i settori, però, possono o vogliono adottare questa pratica. I beni essenziali, come l’acqua, soggetti a regolamentazioni, non possono essere venduti attraverso questo sistema. Anche i rivenditori di generi alimentari e i ristoranti, fino ad ora, si sono dimostrati riluttanti ad applicarlo, per timore di una reazione negativa da parte dei consumatori. Lo scorso febbraio, il CEO di Wendy’s ha accennato alla possibilità di testare il dynamic pricing nei fast food, salvo poi fare marcia indietro dopo un’ondata di critiche sui social media.
Ma come può un consumatore difendersi dal dynamic pricing? La verità è che non esiste una strategia sicura. Anche acquistare biglietti con largo anticipo non garantisce il prezzo migliore, poiché i prezzi possono fluttuare in entrambe le direzioni.
In definitiva, il dynamic pricing rappresenta una sfida sempre più comune per i consumatori, e la sua applicazione indiscriminata solleva questioni etiche e di equità che necessitano di una regolamentazione più rigorosa. Mentre il settore dei concerti continua a sperimentare questo modello, sarà fondamentale che i legislatori e i regolatori mantengano un occhio vigile per garantire che la passione e l’entusiasmo dei fan non vengano soffocati da prezzi inaccessibili.


