Donut Lab e la batteria stato solido che (forse) non è una promessa

by | 9 Gen 2026 | Tecnologia, Automotive

Foto: Verge
Tempo di lettura: 3 minuti

Marko Lehtimaki, cofondatore e CEO di Donut Lab, ha un’affermazione che rompe con la tradizione delle promesse tecnologiche: la sua batteria allo stato solido non arriverà tra qualche anno. È in produzione adesso, in Finlandia.

La differenza rispetto al consueto copione delle startup che promettono rivoluzioni è tutta qui: niente finestre temporali indefinite per raccogliere investimenti e sparire, ma celle che dovrebbero già uscire dalle linee produttive.

La Donut Battery debutterà sulla moto elettrica Verge TS Pro (la vedete nel video qui sotto), nata dalla stessa galassia imprenditoriale della startup, cosa che secondo Lehtimaki ha ridotto i costi di produzione. “E continuano a diminuire perché tutti gli altri fornitori acquistano allo stesso ritmo con cui vendiamo loro”, ha dichiarato il CEO a The Verge (il nome della moto e quello della testata sono gli stessi per pura coincidenza).

Se fosse vero, sarebbe la prima volta che una tecnologia rivoluzionaria costa meno di quella che dovrebbe sostituire.

Le promesse (straordinarie) dello stato solido

Per chi non ha seguito l’hype delle batterie allo stato solido, il concetto è semplice ma dirompente: sostituire l’elettrolita liquido delle celle agli ioni di litio con uno solido. Il risultato promesso è una batteria economica, leggera, veloce da ricaricare, termicamente stabile e ad alta densità energetica.

Niente più rischi di combustione, niente più componenti che si degradano rapidamente. Donut Lab dichiara 400 Wh/kg di densità energetica, circa un terzo in più rispetto ai pacchi batteria agli ioni di litio moderni. Tradotto: il 30% di autonomia in più per un veicolo elettrico a parità di peso.

La ricarica completa dovrebbe avvenire in cinque minuti, anche se sulla Verge TS Pro i tempi salgono a dieci. Ma è la durata il dato più notevole: Donut Lab promette 100.000 cicli di carica prima del degrado completo, contro i 1.500 di una batteria tradizionale. Verge è più conservativa e dichiara 10.000 cicli ma anche così si parlerebbe di una batteria che sopravvive all’auto per cui è stata progettata.

“Il valore residuo della batteria è in realtà del 100% dopo il ciclo di vita dell’auto”, afferma Lehtimaki. “Diventa l’unico componente che mantiene il suo valore, e può essere utilizzato come batteria domestica, o per qualsiasi altro scopo”.

Un’affermazione che, se verificata, rivoluzionerebbe l’economia dell’usato elettrico e creerebbe un mercato secondario completamente nuovo.

Donut, a prova di geopolitica

C’è un dettaglio che potrebbe interessare chi segue le dinamiche commerciali globali: Donut Lab sostiene che la composizione chimica delle sue celle è totalmente priva di materiali critici o soggetti a tensioni geopolitiche.

Niente cobalto, niente terre rare, niente elementi che potrebbero finire sotto sanzioni o tariffe punitive. Lehtimaki non specifica la chimica esatta, lasciando intuire una possibile struttura sodio-metallo, ma promette che i brevetti arriveranno nei prossimi mesi.

La produzione in Finlandia, con possibilità di espansione rapida negli Stati Uniti, si inserisce in un contesto dove l’indipendenza produttiva nelle batterie è diventata questione strategica. Ma c’è un elefante nella stanza: il problema dei dendriti, la sfida tecnica che ha affossato decine di startup promettenti nello stato solido.

I dendriti sono micro-cristalli che si sviluppano all’interno della cella durante i cicli di carica: quando raggiungono dimensioni critiche, mettono in contatto i due elettrodi, causando cortocircuiti catastrofici e il rischio d’incendi. Come ha fatto Donut Lab a risolvere questo problema?

Lehtimaki attribuisce il merito a un team piccolo e agile che itera più velocemente dei colossi industriali. “Chi ha le capacità e riesce a iterare più velocemente è ovviamente quello che realizza l’innovazione”, afferma.

Online circolano voci su un possibile trasferimento tecnologico da Nordic Nano, altra startup finlandese delle energie rinnovabili in cui Donut Lab ha investito e nel cui nel consiglio siede Lehtimaki.

Il CEO però respinge categoricamente queste speculazioni: la tecnologia sarebbe stata sviluppata internamente dagli ingegneri di Donut e Verge Motorcycles, che avrebbero lavorato in silenzio dal 2018.

Scetticismo e verifiche

I parallelismi con i fallimenti del passato sono inevitabili. La storia delle batterie stato solido è lastricata di annunci roboanti seguiti da silenzi imbarazzati, se non da bancarotte.

La stabilità termica eccezionale (con capacità quasi completa fino a -30°C), l’assenza di necessità di raffreddamento attivo e i costi in discesa, sono tutte affermazioni che suonano troppo belle per essere vere. L’assenza di brevetti depositati aggiunge però un certo strato d’incertezza. C’è però una differenza rispetto ai precedenti: Lehtimaki non chiede di aspettare. Promette che tutto sarà dimostrato nel giro di poche settimane.

È una mossa rischiosa che o lo smaschererà definitivamente o lo consacrerà come il primo a trasformare una promessa decennale in realtà produttiva. L’industria automobilistica mondiale, che ha investito miliardi nella ricerca sullo stato solido senza risultati commerciali, osserva nel frattempo con un misto di speranza e cinismo.

Se Donut Lab risolverà davvero l’equazione, non si tratterà solo di una moto elettrica più performante ma di una potenziale ridefinizione degli equilibri industriali nella mobilità elettrica.

Se invece si rivelerà essere l’ennesimo bluff, almeno avremo la risposta in tempi brevi. E questo, di per sé, è già un progresso rispetto alla consueta agenda delle promesse tecnologiche.

Fonte: The Verge

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