La canadese Cohere acquisisce la tedesca Aleph Alpha. L’accordo, annunciato nelle ultime ore, valuta il gruppo combinato circa 20 miliardi di dollari e unisce due start-up che, pur operando su sponde diverse dell’Atlantico, condividono lo stesso obiettivo: costruire sistemi di intelligenza artificiale che non dipendano né dalla Silicon Valley, né da Pechino.
La società risultante manterrà il nome Cohere e avrà doppia sede a Toronto e in Germania. I governi canadese e tedesco supportano attivamente l’operazione; Berlino è destinata a diventare uno dei principali clienti istituzionali del nuovo gruppo, dando priorità all’IA sovrana negli appalti della pubblica amministrazione.
Il concetto di “IA sovrana” non è solo uno slogan di marketing. Significa, concretamente, che i sistemi vengono implementati all’interno dell’infrastruttura del cliente (governo o azienda), senza che i dati transitino su server di terze parti americani o cinesi.
In Europa, dove il GDPR e l’AI Act impongono vincoli stringenti sul trattamento dei dati e sulla responsabilità algoritmica degli enti pubblici, questa architettura è sempre più un requisito normativo prima ancora che una scelta strategica.
Cohere, fondata nel 2019 da ex ricercatori di Google, si era già specializzata in questo modello di business: niente applicazioni per il grande pubblico, ma IA avanzate distribuite direttamente nell’infrastruttura dei clienti aziendali e governativi. Era stata valutata 6,8 miliardi di dollari in un round dell’anno scorso.
Aleph Alpha, con sede a Heidelberg, ha percorso la stessa strada in Europa, costruendo legami solidi con l’industria e le istituzioni tedesche. Ma la crescita non ha tenuto il ritmo dei rivali più grandi, e il suo fondatore Jonas Andrulis ha lasciato la guida della società all’inizio di quest’anno.
Lidl entra nell’IA europea
Il finanziamento dell’operazione ha un protagonista inatteso, ossia Schwarz Group, la holding che controlla la catena di supermercati Lidl.
Il gruppo ha impegnato 600 milioni di dollari, tra partecipazione azionaria e fondi per la ricerca, e si appresta a fornire l’infrastruttura su cui gireranno i sistemi di Cohere attraverso il suo braccio tecnologico, Schwarz Digits, già azionista di Aleph Alpha con una quota superiore al 20%.
Schwarz sta investendo pesantemente in capacità di calcolo in Germania: un impianto da 11 miliardi di euro vicino a Berlino è progettato specificamente per carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.
Che il principale vettore finanziario dell’IA europea sia un gruppo della grande distribuzione dice qualcosa sullo stato dell’sistema tecnologico del continente. Non che sia necessariamente un problema, dato che Schwarz ha la liquidità, ha i data center e ha l’interesse strategico a non dipendere da fornitori americani per la gestione dei propri dati.
Ma segnala che i capitali ‘pazienti’ e orientati al lungo periodo, in Europa, arrivano spesso dall’esterno del settore tech in senso stretto.
Il Canada si sgancia dagli Stati Uniti, anche nell’IA
La partecipazione canadese all’accordo non è casuale. Va letta sullo sfondo di una trasformazione più profonda nel rapporto tra Ottawa e Washington.
Da quando Trump ha riportato i dazi americani ai livelli della Grande Depressione, il primo ministro Mark Carney ha dichiarato apertamente che la storica dipendenza economica del Canada dagli Stati Uniti è diventata “una debolezza” da correggere. La parola d’ordine del suo governo è diversificazione: dei mercati di sbocco, dei partner commerciali, delle dipendenze strategiche.
I segnali concreti di questo riorientamento si moltiplicano. A gennaio, Canada e Cina hanno raggiunto un accordo che consente l’ingresso di 49.000 veicoli elettrici cinesi nel mercato canadese a tariffa ridotta, in cambio della rimozione di restrizioni cinesi sui prodotti agricoli canadesi.
Brookings Ottawa ha avviato parallelamente trattative con Qatar e India su energia e materie prime. Carney ha consolidato questa linea con un discorso al World Economic Forum di Davos in cui ha chiamato le “potenze medie” a fare fronte comune contro le pressioni dei grandi blocchi CNN.
È un’espressione che il ministro canadese per l’IA, Evan Solomon, ha ripreso commentando l’accordo con Aleph Alpha: “Vogliamo garantire che governi e aziende abbiano un’opzione tra gli hyperscaler e i soggetti egemoni”.
L’0accordo Cohere-Aleph Alpha s’inserisce quindi in una strategia più ampia: non solo un’operazione industriale ma un tassello del tentativo canadese di costruire dipendenze reciproche con partner europei in settori ad alto valore strategico.
Cohere e Aleph Alpha, dietro il consolidamento
C’è un elemento che vale la pena non glissare: questa fusione è anche il riconoscimento implicito che l’Europa non è riuscita a costruire un campione autonomo dell’IA. Aleph Alpha era nata con ambizioni da OpenAI europea quali modelli propri, clienti istituzionali, identità sovrana.
La realtà si è rivelata più ostile: i costi di sviluppo dei modelli di frontiera sono esplosi, i rivali americani hanno continuato ad accelerare, e il mercato europeo non ha generato la domanda necessaria a sostenere una traiettoria di crescita indipendente.
Il risultato è un’alleanza ibrida: una società nordamericana assorbe la start-up europea con la benedizione dei rispettivi governi e i capitali di un gruppo della grande distribuzione.
È IA sovrana ma è anche, nei fatti, la prima grande operazione di consolidamento nel settore al di fuori degli Stati Uniti. E il consolidamento, per definizione, riduce il numero di attori indipendenti sul campo.
Fonte: Financial Times


