Con oltre 140.000 partecipanti, la scorsa settimana al CES 2026 di Las Vegas si è consumata la consueta parata di gadget futuristici, televisori sempre più sottili e auto che si guidano da sole.
Il Consumer Electronics Show, come ogni anno, ha promesso meraviglie tecnologiche, ma l’edizione 2026 passerà alla storia per qualcos’altro. La fiera più importante del mondo tech ha infatti smesso di essere politicamente neutrale, e l’ha fatto abbracciando l’agenda sull’intelligenza artificiale di Donald Trump.
Il segnale è parso chiaro fin dalle prime dichiarazioni ufficiali. “La Genesis Mission dell’amministrazione Trump è la rampa di lancio per un futuro dell’IA a guida americana”, ha proclamato Gary Shapiro, CEO della Consumer Technology Association, l’organizzazione che gestisce lo stesso CES.
Non un auspicio generico, dunque, bensì un endorsement esplicito a un programma governativo. Nulla di nuovo per chi segue abitualmente le nostre pagine, ma per chi non lo fa il cambio di tono tra Washington e la Silicon Valley avrà senz’altro del clamoroso.
L’era Biden aveva visto infatti la Casa Bianca dichiarare guerra ai colossi tecnologici con cause antitrust, pressioni sulla moderazione dei contenuti, tentativi di regolamentare un settore percepito come troppo potente e troppo poco responsabile. Ora il vento soffia in direzione opposta, e l’industria non nasconde il proprio sollievo.
Nvidia e il patto energetico
Al centro della nuova alleanza c’è, dicevamo, la Genesis Mission, l’iniziativa federale del Dipartimento dell’Energia per costruire una piattaforma nazionale dedicata all’intelligenza artificiale.
L’obiettivo è garantire il predominio americano nella corsa globale all’IA e il primo partner privato di peso è immancabilmente Nvidia, il gigante dei chip che sta ridefinendo l’intera industria tecnologica.
Jensen Huang, il CEO dell’azienda e ormai autentica rockstar del settore, ha usato il palco del CES per svelare nuovi processori e modelli per veicoli autonomi. Ma è stato in un’intervista a Bloomberg che ha esplicitato il legame con l’amministrazione Trump. “Se non fosse per l’agenda pro-energia del Presidente, avremmo grandi difficoltà a crescere. Perché emerga una nuova industria, serve energia”.
Non è retorica. I data center che alimentano l’IA divorano quantità enormi di elettricità e le politiche energetiche espansive (leggasi: meno vincoli ambientali, più combustibili fossili), diventano un fattore abilitante per l’industria del futuro.
Washington entra al CES 2026
La presenza governativa al CES non si è limitata ai comunicati. Sottosegretari del Dipartimento dell’Energia, del Dipartimento di Stato e del Commercio hanno calcato i palchi di Las Vegas, discutendo di partnership pubblico-privato e strategie per l’IA.
Persino America250, l’iniziativa per il 250° anniversario degli Stati Uniti, ha piazzato un trailer Airstream brandizzato nel cuore del Las Vegas Convention Center. Il che ha rappresentato una presenza scenografica, quasi simbolica, col governo che entra fisicamente nello spazio della tecnologia, a rivendicare un ruolo da protagonista.
Siamo allora di fronte a un segnale che va oltre il CES. La competizione con la Cina per la supremazia nell’intelligenza artificiale è diventata una priorità strategica bipartisan, ma l’approccio trumpiano (meno regole, più incentivi, partnership dirette con i campioni nazionali) rappresenta una discontinuità rispetto al passato.
Dietro le quinte, i veterani della fiera giurano che le trattative commerciali restano apolitiche, che il business è business. Sarà anche vero ma il CES 2026 ha reso ancora più visibile il riallineamento tra Big Tech e Casa Bianca.
La Silicon Valley, dopo anni di scontri e diffidenze reciproche, ha dunque scelto da che parte stare. Resta da vedere cosa questo significherà per la regolamentazione del settore, per la tutela dei consumatori, per l’equilibrio tra innovazione e responsabilità. Per ora, a Las Vegas, si brinda al nuovo corso.
Fonte: Axios


