Svolta nella Silicon Valley: ai giganti del venture capital ora piace Trump

by | 19 Lug 2024 | Tecnologia, Politica

Tempo di lettura: 2 minuti

La Silicon Valley, tradizionalmente orientata verso candidati democratici, ultimamente sta mostrando un certo interesse verso Donald Trump. Alcuni imprenditori e investitori tech stanno infatti dimostrando il loro apprezzamento a Trump per le sue politiche economiche e fiscali, e per il suo approccio verso la Cina, visto come protettivo della proprietà intellettuale americana.

Tuttavia, questo sostegno non è uniforme o maggioritario. Molti nella Silicon Valley continuano a opporsi fermamente a Trump per varie ragioni, tra cui le sue politiche sull’immigrazione considerate dannose per l’innovazione tecnologica, le sue posizioni sul cambiamento climatico e le sue dichiarazioni controverse.

C’è però una ragione, più importante delle altre, che sta spingendo la Silicon Vally a destra: la pulsione tipicamente americana verso la deregolamentazione, in questo caso vista come favorevole all’innovazione.

A scuotere il panorama politico del cuore tecnologico americano in questi giorni è stato l’outing, se così si può definirlo, di Marc Andreessen e Ben Horowitz, che hanno annunciato il loro sostegno a Donald Trump nel podcast “The Ben & Marc Show”.

Parliamo non solo dei più noti imprenditori e investitori americani, fondatori della rinomata società di venture capital Andreessen Horowitz (a16z). Ma di persone che in passato sono state sostenitrici del partito democratico.

“Vorrei che non dovessimo scegliere una parte,” ha ammesso Horowitz, riconoscendo che la sua scelta politica avrebbe turbato molti dei suoi amici e persino sua madre. “Crediamo letteralmente che il futuro della nostra attività, il futuro della tecnologia e il futuro dell’America siano in gioco.”

La coppia ha citato la competenza tecnologica come uno dei tre pilastri fondamentali del successo americano, insieme all’economia e alla potenza militare. Andreessen ha sottolineato: “Perché la tecnologia è importante? Perché se non hai la parte tecnologica di quel triangolo, non avrai la parte economica, non avrai la parte militare”.

Il dominio americano in queste tre aree, a loro dire ha aiutato gli Stati Uniti a sconfiggere pacificamente una delle più grandi minacce del ventesimo secolo, l’Unione Sovietica. L’Unione Sovietica, è la loro tesi, ha posto fine alla Guerra Fredda perché non poteva tenere il passo con gli Stati Uniti a livello tecnologico.

Le principali preoccupazioni dei co-fondatori di a16z riguardano le politiche dell’amministrazione Biden, che ritengono dannose per l’ecosistema delle startup. In particolare, criticano la proposta di “sovra regolamentare” l’intelligenza artificiale e la potenziale tassazione delle plusvalenze non realizzate.

Riguardo all’IA, Andreessen ha avvertito: “Qualsiasi limitazione che ci imponiamo svantaggerà gli Stati Uniti rispetto al resto del mondo”. Hanno anche riportato la posizione di Trump sull’argomento: “Quello che ci ha detto è: “L’IA è spaventosa ma dobbiamo assolutamente vincere perché se non vinciamo noi, vince la Cina“.

La proposta di Biden di tassare le plusvalenze non realizzate è stata definita da Andreessen come “la goccia che ha fatto traboccare il vaso”. Ha spiegato: “Se sei una società di venture capital, ti vengono strappate via parti del tuo portafoglio ogni anno. E ti trovi fuori dal business. Questo rende le startup completamente implausibili”.

Questa presa di posizione da parte di figure così influenti nella Silicon Valley potrebbe segnare un significativo cambiamento nell’orientamento politico del settore tecnologico, tradizionalmente più vicino ai democratici. E la candidatura di J.D. Vance come vicepresidente di Trump pare essere pensata proprio per agevolare questo cambiamento.

Resta da vedere come reagiranno altri leader del settore e quale impatto avrà questa decisione sul panorama politico e tecnologico americano.

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