I cambiamenti climatici scoperchiano il passato nucleare degli USA

by | 3 Mar 2024 | Tecnologia

Tempo di lettura: 2 minuti

Un documento dello U.S. Government Accountability Office getta un’ulteriore ombre (come se non ce ne fossero già abbastanza) sull’incremento delle temperature mondiali. L’innalzamento delle temperature, che sta causando lo scioglimento dei ghiacci nell’Artico e l’aumento del livello dei mari, potrebbe mettere a rischio i detriti nucleari abbandonati dagli Stati Uniti.

Robert Hayes, docente associato di ingegneria nucleare presso la North Carolina State University, ha spiegato ad ABC News che le forze armate americane in passato hanno testato decine di armi nucleari, cercando poi di sanare i residui radioattivi chiudendoli in contenitori a loro volta sigillati da coperture di cemento. Secondo i risultati dell’indagine, questi residui tossici, sepolti nei vecchi siti di sperimentazione nucleare, potrebbero venire esposti entro il 2100.

In Groenlandia, le sostanze chimiche nocive e i liquidi radioattivi lasciati da una centrale nucleare presso Camp Century, una base di ricerca militare americana, sono intrappolati nei ghiacci che potrebbero sciogliersi nei prossimi anni. Tant’è che la Danimarca ha avviato un monitoraggio costante delle calotte glaciali in quella zona.

Spostandoci invece nell’Oceano Pacifico, tra il 1946 e il 1958 gli USA hanno effettuato 67 test nucleari nelle Isole Marshall, in vista di una potenziale Terza Guerra Mondiale. A spiegarlo è William Roy, professore di ingegneria nucleare, al plasma e radiologica presso l’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign.

Che poi aggiunge che il Runit Dome (raffigurato nell’immagine di copertina), costruito nell’atollo di Enewetak, ora rischia di essere compromesso dall’innalzamento dei mari. Questa struttura, dal diametro di 115 metri, al suo interno contiene l’equivalente di 35 vasche olimpioniche di detriti e scorie radioattive. Le forze armate americane, convinte dell’efficacia delle operazioni di bonifica all’epoca, non avevano previsto le modifiche ambientali a lungo termine in queste aree, ha aggiunto Hayes.

Tuttavia, gli specialisti concordano che tali detriti non costituiscano un pericolo immediato. “Se i rifiuti nucleari dovessero fuoriuscire dai contenitori, probabilmente non causerebbero molti danni poiché si diluirebbero drasticamente nelle acque oceaniche“, afferma Hayes.

Un discorso analogo vale per la Groenlandia. Il combustibile nucleare esausto è stato eliminato al momento della dismissione del reattore. Il governo danese segnala che i radionuclidi a vita breve probabilmente si sono già degradati da tempo, mentre quelli ancora presenti si diluiranno significativamente nell’enorme quantità d’acqua prodotta dallo scioglimento.

Hayes dunque invita alla calma. Quando si parla di nucleare, “generalmente c’è una paura collettiva molto più alta del rischio effettivo”. William Roy invece ricorda che il cambiamento climatico rappresenta una sfida molto più pressante e grave rispetto ai residui nucleari dell’epoca della Guerra Fredda. E conclude: “Probabilmente avremo problemi maggiori dal cambiamento climatico che dalla mobilitazione dei radionuclidi della Guerra Fredda”.

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