L’agricoltura è entrata in una fase in cui le scorciatoie non esistono più. Da un lato c’è la necessità di aumentare la produttività e l’efficienza delle coltivazioni per rispondere a una popolazione mondiale in crescita; dall’altro, l’urgenza di ridurre l’impatto ambientale e preservare risorse naturali sempre più sotto pressione.
È una tensione strutturale che non può essere risolta con formule semplici. E per Syngenta, tra i principali gruppi mondiali dell’agribusiness, la risposta passa dalla tecnologia. L’azienda svizzera investe infatti ogni anno 1,3 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, puntando su strumenti capaci di portare l’innovazione direttamente nel lavoro quotidiano degli agricoltori.
Intelligenza artificiale, big data e modelli decisionali avanzati diventano così leve centrali per produrre di più, riducendo sprechi e impatti. Ma cosa significa, concretamente, applicare queste tecnologie in campo? E in che senso si parla oggi di agricoltura rigenerativa?
Di questi temi ho avuto il piacere di discutere nella nuova puntata di Border, il format di Financialounge, con Massimo Scaglia, amministratore delegato di Syngenta Italia.


