Le autorità USA avvertono: la potenza cyber della Cina è in crescita

by | 5 Feb 2024 | Tecnologia

Tempo di lettura: 2 minuti

“Le campagne di hacking sostenute dalla Cina hanno dimostrato una volontà persistente di bloccare le infrastrutture critiche degli Stati Uniti e di scatenare il panico sociale”. Così hanno affermato alcuni funzionari statunitensi durante un’audizione al Congresso avvenuta la scorsa settimana.

E non parliamo di funzionari qualunque. All’audizione erano infatti presenti il Comandante della Cyber ​​Unità degli Stati Uniti, il Gen. Paul Nakasone; la Direttrice della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) Jen Easterly; il Direttore dell’FBI Christopher Wray e il Direttore Nazionale per la Cybersecurity Harry Coker Jr. Li potete vedere durante il giuramento qui sopra nell’immagine di Julia Nikhinson (AFP via Getty Images).

“La minaccia non è teorica”, ha dichiarato Jen Easterly. Che ha poi aggiunto: “Questo è un mondo in cui una grave crisi dall’altra parte del pianeta può mettere in pericolo la vita degli americani qui in patria, attraverso l’interruzione dei nostri oleodotti, delle nostre telecomunicazioni, l’inquinamento delle nostre strutture idriche e la paralisi dei nostri mezzi di trasporto“.

Con l’inasprirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Cina, i funzionari temono che la Cina si possa preparare e lanciare cyberattacchi distruttivi contro i sistemi elettrici statunitensi, i servizi idrici, le organizzazioni militari e altri servizi critici. Si tratterebbe di un forte cambio di strategia rispetto alla storica attenzione del governo cinese per il furto di segreti di Stato e lo spionaggio. E le ragioni dietro queste nuove strategie, dicono i funzionari, sarebbero la volontà di ostacolare la capacità degli Stati Uniti di aiutare Taiwan a respingere una eventuale invasione.

Reuters ha rivelato che il Dipartimento di Giustizia ha ottenuto l’autorizzazione del tribunale per rimuovere file dannosi da router infettati durante un’operazione di hacking cinese effettuata dal gruppo di hacker Volt Typhoon lo scorso anno. Dalle analisi del direttore dell’FBI, Christopher Wray, il numero di hacker sostenuti dalla Cina supera di 50 a 1 il totale delle risorse informatiche e di intelligence dell’FBI.

Wray ha dichiarato: “La Cina ha un programma di hacking più grande di quello di tutte le principali nazioni messe insieme”. I rappresentanti hanno sollecitato i legislatori a investire ulteriormente in partenariati e nella condivisione di informazioni tra il governo e le aziende private, al fine di rafforzare le infrastrutture degli Stati Uniti contro le minacce informatiche provenienti dalla Cina.

Tra gli investimenti proposti figurano il potenziamento del settore della cybersecurity, sia in termini di aumento del personale che di miglioramento della qualità; l’assegnazione di fondi aggiuntivi alle agenzie chiave; infine, l’obbligo per i produttori di tecnologia di integrare la sicurezza informatica nella progettazione dei loro prodotti.

La maggior parte delle infrastrutture che potrebbero rappresentare criticità per gli Stati Uniti sono di proprietà e gestione privata, il che lascia ai funzionari governativi il compito di rafforzare le difese informatiche, su richiesta delle amministrazioni comunali e dei dirigenti d’industria, che non stanno attraversando una fase economicamente favorevole.

L’escalation delle azioni dell’amministrazione Biden per contrastare le campagne di hacking sostenute dalla Cina, segna una nuova fase in quello che potrebbe essere definito come un nuovo livello di “guerra fredda”, diverso da quello storico tra Stati Uniti e Russia. In questa era digitale, l’ipotesi che una semplice sequenza di 0 e 1 possa paralizzare una superpotenza come gli USA non è più pura fantascienza, ma forse una realtà.

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