Il caso Epic Games vs. Apple, in discussione da mesi a Oakland e al quale abbiamo già dedicato ben più di un articolo, torna alla ribalta con un nuovo interessante sviluppo.
Come abbiamo scritto a gennaio, Apple è stata costretta a rivedere la sua politica sui pagamenti nelle app per iOS. La decisione, emersa dopo un lungo confronto legale con Epic Games, l’ha obbligata a permettere agli sviluppatori di avvalersi di opzioni di pagamento alternative, come l’acquisto diretto dagli sviluppatori stessi.
La precedente pratica di Apple prevedeva una commissione del 30% su tutte le transazioni eseguite tramite le app per iOS, e l’impossibilità di effettuare pagamenti al di fuori dell’App Store. Da cui la causa intentata da Epic Games per le microtransazioni di Fortnite. Causa che finora non ha sortito alcun effetto.
Il giudice distrettuale statunitense Yvonne Gonzalez Rogers non ha risparmiato critiche durante l’udienza, rimproverando Apple di non aver attuato cambiamenti sostanziali. Da quasi quattro anni, infatti, la Rogers supervisiona la disputa legale tra Apple e il produttore di Fortnite, Epic Games. A oggi il bilancio è magro: Apple avrebbe ricevuto solamente 38 domande di autorizzazione a utilizzare metodi di pagamenti esterni su un totale di circa 65.000 sviluppatori. Ma non è colpa loro.
Con una mossa gattopardesca all’insegna del cambiare tutto per non cambiare niente, le commissioni sono rimaste sostanzialmente invariate, mantenendo i livelli preesistenti. Se non peggiorandoli.
Apple, infatti, nell’attuare le decisioni del giudice Rogers ha introdotto una commissione del 27% applicabile a chi voglia usare sistemi di pagamento esterni. Sommata alle tasse di transazione, risulta in un totale che supera persino il 30% storicamente riscosso dall’App Store.
La discussione si è quindi accesa quando il giudice Rogers ha messo in dubbio l’efficacia dei cambiamenti proposti da Apple, nonostante l’azienda affermi di aver implementato i rimedi antitrust ordinati dopo il processo con Epic Games nel 2021.
La mancanza di un’analisi approfondita sui costi effettivi per gli sviluppatori, nonostante la partecipazione dichiarata di un migliaio di persone nel processo decisionale, inclusi alti dirigenti come il CEO Tim Cook, ha sollevato ulteriori dubbi sulla reale volontà di Tim Cook di modificare il proprio modello di business. L’interrogativo sollevato durante l’udienza ha riguardato l’effettiva convenienza delle nuove regole per gli utenti dell’App Store, con Epic che contesta una sostanziale mancanza di benefici per gli utenti finali.
La sessione si protrarrà fino alla prossima settimana, con Apple che continua a difendere la propria posizione ed Epic che afferma il contrario. L’esito di queste udienze potrebbe avere ripercussioni significative non solo per il colosso di Cupertino ma per l’intera industria delle app, stimata in oltre 200 miliardi di dollari annuali.


