La decisione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato segna un nuovo passaggio nello scontro tra regolatori europei e grandi piattaforme digitali.
L’Antitrust italiano ha infatti ordinato a Meta di sospendere una policy di WhatsApp che esclude i chatbot di intelligenza artificiale concorrenti, imponendo di fatto l’apertura della piattaforma anche ai rivali dell’IA sviluppata internamente dal gruppo di Mark Zuckerberg.
La misura nasce da un’istruttoria ancora in corso sull’integrazione dei servizi di intelligenza artificiale di Meta all’interno dell’app di messaggistica.
Secondo l’Autorità, la condotta dell’azienda potrebbe alterare la concorrenza in un mercato emergente e particolarmente sensibile, quello dei chatbot general purpose, e rischierebbe di tradursi in un vantaggio strutturale difficilmente recuperabile per gli altri operatori.
WhatsApp è solo un’app o qualcosa di più?
Il punto centrale del confronto è tutto qui. Da un lato, l’AGCM ritiene che l’esclusione dei chatbot concorrenti possa limitare l’accesso al mercato e frenare lo sviluppo tecnico dei servizi di IA, a danno finale dei consumatori.
Dall’altro, Meta respinge l’impostazione alla base dell’ordine, sostenendo che WhatsApp non possa essere considerata una sorta di “app store di fatto”.
“L’Autorità italiana presume che WhatsApp sia in qualche modo un app store di fatto”, ha dichiarato un portavoce di Meta. “I canali di accesso al mercato per le aziende di IA sono gli app store veri e propri, i loro siti web e le partnership industriali, non la piattaforma WhatsApp Business”.
Una posizione che l’azienda porterà anche davanti ai giudici, annunciando il ricorso contro una decisione definita “viziata alla radice”.
Le misure cautelari come segnale politico
A rendere la vicenda particolarmente rilevante è il ricorso alle misure cautelari. L’AGCM ha chiarito che le condizioni per adottarle sono state soddisfatte, un passaggio che segnala come il rischio di un danno immediato e irreversibile alla concorrenza sia considerato concreto.
“La condotta di Meta appare configurare un abuso, in quanto potrebbe limitare la produzione, l’accesso al mercato o gli sviluppi tecnici nel mercato dei servizi di chatbot di IA, a danno dei consumatori”, ha spiegato l’Autorità.
Non si tratta quindi solo di una disputa procedurale ma di una presa di posizione preventiva che mira a congelare lo status quo mentre l’indagine prosegue, evitando che la forza distributiva di WhatsApp diventi un vantaggio competitivo insormontabile per l’IA di casa Meta.
Una partita che si gioca anche a Bruxelles
Il dossier, però, non è solo italiano. L’Antitrust ha confermato il coordinamento con le autorità europee, segno che il caso potrebbe inserirsi in un quadro più ampio di valutazioni su come le grandi piattaforme stanno integrando l’intelligenza artificiale nei propri ecosistemi chiusi.
In gioco c’è una questione che va oltre WhatsApp: stabilire se e quando un servizio dominante di comunicazione possa trasformarsi in un’infrastruttura di distribuzione dell’IA, e quali obblighi di apertura questo comporti.
Per Meta, la sfida è difendere il controllo della propria piattaforma. Per i regolatori europei, è l’ennesimo banco di prova per dimostrare che la concorrenza nei mercati digitali si tutela prima che i giochi siano definitivamente chiusi.
Fonte: The Wall Street Journal


