Anthropic, oggi tra i nomi più rilevanti nell’arena dell’intelligenza artificiale generativa, ha scelto il settore finanziario come nuova tappa del suo percorso di crescita.
Lo ha fatto lanciando una nuova interfaccia per Claude, il suo modello più avanzato, capace di analizzare simultaneamente dati provenienti da fonti diverse come PitchBook, Morningstar e Daloopa.
È la prima volta che Anthropic costruisce un prodotto pensato su misura per un’intera industria. E per Wall Street potrebbe essere l’inizio di una rivoluzione.
Anthropic: la finanza è il nuovo banco di prova
La soluzione, disponibile per ora solo in abbonamento nell’ambito del piano “Claude Financial Analysis”, è pensata per rispondere alle esigenze specifiche degli analisti. E si propone come un assistente virtuale in grado di attingere a più banche dati in parallelo per generare risposte articolate, contestualizzate e puntuali.
Se l’utente ha accesso a PitchBook, per esempio, Claude lo integrerà nelle risposte; se non lo ha, proverà comunque a rispondere usando fonti alternative, come Morningstar. Ma sempre con un’unica interfaccia e un solo prompt, semplificando così un processo spesso dispersivo e frammentato.
“Come si può pensare di trasformare la forza lavoro con l’intelligenza artificiale… qualcosa che sia effettivamente costruito su misura per un intero gruppo di dipendenti o per un’intera industria?”, si chiede Kate Jensen, chief revenue officer di Anthropic, in un’intervista esclusiva ad Axios.
Per lei, partire dalla finanza è la risposta più logica: la richiesta da parte dei clienti è forte, il margine di ottimizzazione elevato, e la propensione a investire in tecnologie all’avanguardia già consolidata.
Un altro motivo è che molte delle aziende che detengono i dati, come PitchBook e Morningstar, vedono in queste collaborazioni un modo per rendere le proprie piattaforme più accessibili, piuttosto che perderne il controllo.
La partnership con Anthropic, insomma, non è percepita come una minaccia ma come un’opportunità per migliorare la user experience e rendere più evidente il valore dei propri strumenti. Per Jensen, l’adozione di Claude in contesti aziendali dimostra che l’America corporate si sta muovendo verso un modello “AI-first”.
Strumenti nuovi, aspettative nuove
Per Anthropic, Claude non è solo un motore di sintesi ma un amplificatore delle capacità umane. “Non è una sostituzione, è un’evoluzione in un’altra direzione”, sottolinea Jensen, che racconta come anche all’interno del proprio team le aspettative siano cambiate.
“Devono essere migliori ed è divertente per me come manager. Hanno a disposizione strumenti che permettono di essere molto più riflessivi, più creativi, di fare molte più ricerche di quanto avrei mai pensato due anni fa”.
Ma non tutti vedono questa trasformazione con lo stesso entusiasmo. Aaron Linsky, CTO di AIA Labs presso Bridgewater, uno dei primi gruppi finanziari ad adottare Claude, ha spiegato che il sistema ha alimentato le prime versioni dell’Investment Analyst Assistant, uno strumento che ha semplificato il flusso di lavoro degli analisti “con la precisione di un junior analyst”.
Una frase che la dice lunga. Se l’IA è in grado di replicare con precisione il lavoro dei profili entry-level, il messaggio per i giovani alle prime armi è chiaro: la concorrenza non viene più solo dai colleghi in carne ed ossa.
La cosa stupisce fino a un certo punto dato che qualche mese fa proprio Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha affermato che l’intelligenza artificiale ha il potenziale per eliminare quasi la metà dei lavori impiegatizi di primo livello.
Una previsione che, per quanto dura, è condivisa anche dalla Jensen, seppure con la solita ottimistica sfumatura cui siamo ormai abituati da anni di comunicati stampa: “Non è una sostituzione, è un’evoluzione in un’altra direzione”.
Fatto sta che in un’epoca in cui l’efficienza è la parola d’ordine e i margini aziendali sono sotto pressione per via di guerre, dazi, inflazione e contrazione della classe media, tutto ciò che migliora la produttività diventa appetibile per gli investitori. Ma il prezzo da pagare potrebbe essere salato.
Claude rappresenta una svolta per la finanza, certo. Ma anche un campanello d’allarme per chi spera di entrarci.


