A giugno è stata Anthropic a bussare alla porta di Meta. La proposta, rivelata dal New York Times sulla base di tre fonti a conoscenza delle discussioni, prevede che la società di Dario Amodei affitti potenza di calcolo dai data center di Menlo Park per una cifra che può arrivare a 10 miliardi di dollari (circa 8,7 miliardi di euro) in due anni, pagati mensilmente.
Le trattative sono in una fase iniziale e potrebbero non chiudersi. E ovviamente, Meta e Anthropic hanno rifiutato di commentare. Il titolo Meta ha chiuso in calo di oltre due punti percentuali nella seduta di venerdì, dentro una giornata di vendite diffuse sul tecnologico.
Nei mesi scorsi Meta ha firmato un contratto da 21 miliardi di dollari (circa 18,4 miliardi di euro) con CoreWeave e uno da 27 miliardi (circa 23,6 miliardi) con Nebius, due fornitori specializzati in capacità di calcolo per l’IA. Da allora il prezzo di quella capacità è salito, spinto da un’offerta che non tiene il passo della domanda.
Adesso Meta valuta di mettersi dall’altra parte del tavolo. Bloomberg ha riferito all’inizio di luglio che la società sta costruendo una divisione dedicata alla vendita di capacità in eccesso e all’ospitalità di modelli per gli sviluppatori, chiamata internamente Meta Compute. Concretamente, significa competere con gli stessi fornitori da cui oggi affitta.
145 miliardi da giustificare
Meta possiede una delle maggiori riserve private di capacità di calcolo al mondo, e continua ad ampliarla. Nei mesi scorsi ha comunque firmato un contratto da 21 miliardi di dollari (circa 18,4 miliardi di euro) con CoreWeave e uno da 27 miliardi (circa 23,6 miliardi) con Nebius, due fornitori specializzati, per coprire il fabbisogno che le proprie strutture non riescono ancora a servire. Da allora il prezzo di quella capacità è salito, spinto da un’offerta che non tiene il passo della domanda.
Adesso Meta valuta di sedersi anche dall’altra parte del tavolo, con i server che ha costruito. Bloomberg ha riferito all’inizio di luglio che la società sta mettendo in piedi una divisione dedicata alla vendita di capacità in eccesso e all’ospitalità di modelli per gli sviluppatori, chiamata internamente Meta Compute. Concretamente, significa competere con gli stessi fornitori da cui oggi affitta.
La scarsità cancella le rivalità
A maggio Anthropic ha impegnato 45 miliardi di dollari (circa 39,4 miliardi di euro) in tre anni, 1,25 miliardi al mese, per la capacità di Colossus 1, il data center di SpaceX a Memphis.
Come abbiamo raccontato, quella struttura era nata per addestrare Grok, è stata superata da Colossus 2 e oggi lavora per l’inferenza di un concorrente diretto di xAI. Poco dopo, Google ha accettato di pagare a Musk 920 milioni di dollari al mese fino al 2029.
Il sottoutilizzo conclamato è quello di xAI, che secondo The Information sfrutta circa l’11% delle proprie GPU, contro il 43-46% di Meta e Google. Meta non ha capacità ferma da smaltire oggi ma ha lo stesso problema industriale: la domanda per i suoi modelli non cresce quanto la spesa in infrastrutture.
Il risultato è una regola nuova. Chi resta indietro nella corsa ai modelli monetizza il possesso dei server affittandoli a chi quei modelli li vende meglio. Anthropic, che ha depositato la documentazione per la quotazione e ha visto la domanda impennarsi dopo Claude Code, compra da tutti perché non possiede nulla.
Fonte: The New York Times


