Google possiede una delle più grandi riserve di potenza di calcolo al mondo. Eppure ha appena accettato di affittarne dell’altra da un concorrente.
Ieri SpaceX ha infatti comunicato alle autorità di vigilanza che Google le pagherà 920 milioni di dollari al mese, da ottobre 2026 a giugno 2029, per l’accesso ad almeno 110.000 chip Nvidia.
È il secondo contratto in pochi mesi con cui l’azienda di Elon Musk affitta capacità di calcolo a un rivale dell’IA. E arriva a sei giorni dalla quotazione in borsa, fissata per il 12 giugno con una valutazione di 1.770 miliardi di dollari: la più grande IPO della storia.
Un fornitore nato per addestrare Grok
Per capire come SpaceX sia diventata un affittuario di server bisogna tornare a febbraio, quando Musk ha fuso xAI dentro SpaceX in un’operazione che valutava l’insieme 1.250 miliardi. Da allora i data center, le GPU e il modello Grok fanno capo alla stessa azienda che lancia i razzi.
I server stanno a Memphis e si chiamano Colossus. Come abbiamo raccontato il mese scorso con l’affitto di Colossus 1 ad Anthropic, quel data center era nato per addestrare Grok ma è già stato superato dalla generazione successiva. Grok oggi gira su Colossus 2, costruito su chip Blackwell e riservato ar xAI.
Resta da spiegare perché Musk ceda ai rivali proprio Colossus 1 e la risposta è nell’hardware. Il data center combina tre generazioni di processori Nvidia, circa 150.000 H100, 50.000 H200 e 20.000 GB200, montati man mano che i chip arrivavano.
Per l’addestramento, però, questo è una zavorra: i processori più veloci finiscono il lavoro e restano fermi ad aspettare i più lenti. Anthropic infatti lo usa per l’inferenza, non per il training. E un dato spiega l’eccesso di capacità di Musk: secondo The Information, xAI sfrutta circa l’11% delle sue GPU, contro il 43-46% di Meta e Google.
Il secondo rivale in pochi mesi
Il contratto con Google ricalca quello con Anthropic, che paga 1,25 miliardi al mese per l’intero Colossus 1, oltre 220.000 GPU, fino al 2029. Google ottiene circa la metà di quella capacità.
SpaceX non ha precisato in quale data center ma l’unica struttura dichiaratamente riservata, stando a Musk, è Colossus 2 per xAI.
La ripetizione del copione dice qualcosa. Due dei principali laboratori dell’IA pagano l’infrastruttura a Musk, che fino a pochi mesi prima aveva definito «misantropica» Anthropic. Nella corsa al calcolo, le rivalità contano meno della disponibilità di chip.
Perché Google compra fuori
Google ha presentato l’intesa come una mossa tattica. “Si tratta di un accordo a breve termine e tempestivo, per assicurarci una capacità ponte che soddisfi la domanda dei clienti per la nostra piattaforma di agenti, Gemini Enterprise, una domanda persino superiore alle nostre aspettative”, ha dichiarato un portavoce di Google Cloud.
Per capacità ponte s’intenda potenza di calcolo presa in prestito per coprire un buco, in attesa che l’infrastruttura propria sia pronta. Il punto industriale è tutto qui: la scarsità di GPU è tale che persino chi ne possiede di più è costretto a procurarsele da fuori.
Le due aziende, del resto, si conoscono bene. Come abbiamo scritto, Google detiene il 6,1% di SpaceX, ha un suo dirigente nel consiglio di amministrazione e sta costruendo in parallelo i propri data center orbitali con il progetto Suncatcher. Insomma: socio, cliente e concorrente nello stesso momento.
SpaceX: il calcolo per l’IPO
Sullo sfondo di questa notizia c’è la quotazione di SpaceX. I contratti con Anthropic e Google valgono insieme circa 26 miliardi di dollari l’anno, e trasformano un’azienda di razzi in un fornitore di infrastruttura digitale con ricavi ricorrenti da mostrare agli investitori. Per Musk, è il racconto che giustifica la valutazione.
Dall’altro lato, Google finanzia questa fame di calcolo con debito e capitale fresco. Pochi giorni fa, come abbiamo raccontato, Alphabet ha chiuso la più grande emissione azionaria della storia, 85 miliardi di dollari, per sostenere i 190 miliardi di investimenti previsti quest’anno. Una parte di quel denaro tornerà a Musk sotto forma di affitti.
Grok arranca e i suoi cofondatori se ne sono andati. Ma l’hardware costruito per batterlo continua a rendere. Affittandolo agli avversari.
FFonte: The Wall Street Journal


