Perché Big Tech sta reclutando politici britannici

by | 19 Dic 2025 | IA, Politica

George Osborne. | Foto: Lord Ashcroft KCMG PC 2025
Tempo di lettura: 2 minuti

L’ingresso di George Osborne in OpenAI non è solo l’ennesimo passaggio di carriera di un ex ministro britannico verso il settore privato. È un segnale più ampio, che racconta come le Big Tech statunitensi stiano costruendo una presenza politica strutturata fuori dagli Stati Uniti, scegliendo il Regno Unito come snodo privilegiato.

L’ex cancelliere dello Scacchiere è diventato infatti il volto europeo di OpenAI for Countries, un’iniziativa che ufficialmente parla di infrastrutture, localizzazione e collaborazione con i governi, ma che nella pratica mette l’azienda al centro dei processi decisionali pubblici sull’intelligenza artificiale.

La tecnologia, in questo caso, è solo una parte dell’equazione. L’altra è il potere politico.

OpenAI for Countries e il valore della rete politica

Presentata come estensione del progetto Stargate, OpenAI for Countries nasce per affiancare i governi nello sviluppo di data center nazionali e nell’adattamento di ChatGPT a lingue e contesti locali. Ma la scelta di collocare una figura come Osborne in una posizione centrale all’interno di OpenAI for Countries chiarisce che il tema non è solo industriale.

In un momento in cui l’intelligenza artificiale sta diventando materia di regolazione, diplomazia e confronto geopolitico, avere al proprio fianco ex decisori pubblici significa poter dialogare con le istituzioni parlando la loro stessa lingua.

È qui che il profilo di Osborne diventa strategico: non tanto per le sue competenze tecniche, quanto per una rete di relazioni costruita ai massimi livelli della politica britannica ed europea.

Big Tech e la porta girevole tra pubblico e privato

Il caso Osborne non è isolato. Negli ultimi anni Meta ha fatto scuola con Nick Clegg, ex vice primo ministro britannico, prima come volto pubblico delle policy e poi come architetto dei rapporti istituzionali globali. Più recentemente, figure come Kaplan hanno rafforzato ulteriormente questa linea.

A questo filone si è aggiunto anche Rishi Sunak, ex primo ministro del Regno Unito, oggi impegnato in ruoli di advisory con Microsoft e con la società di intelligenza artificiale Anthropic.

Anche Shein, azienda al centro di forti tensioni regolatorie in Europa, ha seguito lo stesso schema, assemblando una vera e propria linea di ex politici e figure istituzionali per difendere i propri interessi nel contesto europeo.

La cosiddetta “porta girevole” tra politica e settore privato smette così di essere un’eccezione e diventa un modello sistemico: non singoli incarichi ma una strategia di lungo periodo per presidiare il terreno regolatorio.

L’influenza della ‘volenterosa’ Inghilterra

La chiave di lettura più interessante, soprattutto per il pubblico italiano, è che tutto questo avviene mentre il Regno Unito, pur fuori dall’Unione europea, continua a esercitare un’influenza significativa nei dossier continentali.

Londra resta presente nei tavoli che contano, dalla sicurezza internazionale fino ai grandi equilibri geopolitici (si veda la presenza fissa di Starmer nelle riunioni dei “Volenterosi” europei), e in tal senso il Regno Unito diventa una possibile backdoor per gli interessi statunitensi in Europa: un canale informale ma efficace per orientare il dibattito su intelligenza artificiale, piattaforme e regolazione tecnologica.

Ed è per questo che il caso Osborne, più che una notizia di costume politico, racconta una dinamica strutturale delle attività di lobbying delle Big Tech nel Vecchio Continente.

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