Da Alibaba a Zhipu: ecco le IA cinesi che sfidano l’Occidente

by | 30 Gen 2025 | IA

Tempo di lettura: 3 minuti

L’intelligenza artificiale è diventata un settore strategico per la Cina, col governo di Pechino che ha posto lo sviluppo dell’AI tra le sue priorità nazionali.

In questo contesto emergono sia giganti tecnologici consolidati, sia startup innovative che stanno rivoluzionando il settore, sfidando i colossi statunitensi come OpenAI, Google e Meta. Ecco quali sono.

Alibaba ha lanciato da poco Qwen2.5-Max, un modello di intelligenza artificiale che, secondo l’azienda, compete con i leader globali, incluso DeepSeek. L’azienda ha sviluppato una serie di modelli AI, tra cui il chatbot Qwen, progettato per compiti avanzati di ragionamento e programmazione. Non ha però ancora chiarito se il suo nuovo modello vanti gli stessi livelli di efficienza e basso costo rivendicati da DeepSeek.

Baidu è stato il primo colosso cinese a rispondere a ChatGPT col lancio di Ernie Bot. La sua tecnologia ha rapidamente guadagnato terreno, attirando oltre 430 milioni di utenti. Nata come azienda di motori di ricerca, Baidu sta ora puntando sull’intelligenza artificiale come nuovo motore di crescita, cercando di rafforzare la sua posizione nel mercato globale.

ByteDance, il gigante proprietario di TikTok, ha lanciato il chatbot Doubao, che ha registrato un enorme successo in Cina. Con circa 60 milioni di utenti attivi al mese, secondo Aicpb.com, Doubao è tra i chatbot più scaricati nel Paese. La strategia dell’azienda sembra mirata a combinare l’AI generativa con i suoi già popolari algoritmi di raccomandazione, con l’obiettivo di mantenere il proprio dominio nel settore dei contenuti digitali.

DeepSeek ha catturato l’attenzione della comunità tecnologica globale annunciando un modello AI in grado di garantire alte prestazioni a basso costo, senza l’uso dei chip più avanzati. Martedì ha rilasciato Janus Pro, un modello multimodale che, secondo l’azienda, può competere con DALL·E 3 di OpenAI nella generazione di immagini da testo. La sua tecnologia potrebbe rappresentare un punto di svolta nella corsa all’AI, spingendo altre aziende a ripensare il rapporto tra prestazioni e costi.

MiniMax, startup di Shanghai con una valutazione di 3 miliardi di dollari, ha sviluppato Talkie, un chatbot simile a Character.ai che ha riscosso grande successo anche negli Stati Uniti. L’azienda ha recentemente pubblicato due modelli open source che, a suo dire, sono paragonabili a GPT-4o e Claude 3.5 Sonnet, grazie a una tecnica chiamata Lightning Attention, che permette un’elaborazione più veloce.

Moonshot AI sta emergendo come una delle startup più promettenti. Il suo chatbot, Kimi, ha già raccolto 13 milioni di utenti e la società, valutata 3,3 miliardi di dollari, è sostenuta da Alibaba e Tencent. Il fondatore, un giovane scienziato con esperienze in Meta e Google, ha recentemente annunciato il modello k1.5, che, secondo Moonshot, ha superato GPT-4o di OpenAI e Claude 3.5 Sonnet di Anthropic in benchmark matematici avanzati.

StepFun, startup valutata circa 2 miliardi di dollari, è riuscita a posizionare il proprio modello AI tra i primi dieci al mondo nella classifica di Chatbot Arena. L’azienda è stata fondata da un ex scienziato senior di Microsoft e ha tra i suoi principali investitori Tencent e il governo di Shanghai. Il supporto istituzionale suggerisce che la Cina stia spingendo attivamente lo sviluppo di AI competitive a livello internazionale.

Tencent, il più grande operatore cinese di videogiochi, sta investendo fortemente nell’AI con il suo modello Hunyuan. L’azienda ha dichiarato che una delle versioni rilasciate a novembre è in grado di competere con Llama 3.1 di Meta, pur avendo utilizzato solo una frazione della potenza di calcolo impiegata dalla società statunitense. Tencent sta inoltre integrando le sue capacità di intelligenza artificiale all’interno di WeChat, la piattaforma tuttofare che in Cina è ormai indispensabile per comunicare, fare acquisti e gestire le proprie finanze.

Zhipu, con una valutazione anch’essa di 3 miliardi di dollari, è una delle aziende più controverse del panorama AI cinese. Oltre a sviluppare un chatbot, ha creato Ying, un modello di generazione video simile a Sora di OpenAI. Tuttavia, la società è stata recentemente inserita nella lista nera commerciale degli Stati Uniti per i suoi presunti legami con sviluppi AI di potenziale uso militare. Zhipu ha respinto le accuse, sostenendo che il provvedimento americano è infondato.

L’ecosistema dell’intelligenza artificiale cinese è dunque in piena espansione, con startup e colossi tecnologici che competono per dominare un settore che si sta rivelando sempre più strategico.

Se fino a poco tempo fa gli Stati Uniti sembravano avere il primato, l’avanzata delle aziende cinesi sta riscrivendo gli equilibri globali. Con risultati imprevedibili sotto molteplici punti di vista, non solo economici.

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