Ieri Meta ha rilasciato i pesi di base di Muse Glimmer, il suo nuovo modello di IA aperto: chiunque può scaricarlo, eseguirlo sui propri server e modificarlo, senza passare per un abbonamento o un contratto con l’azienda. Nelle prossime settimane arriverà lo stesso trattamento per Muse Spark, il modello più potente della famiglia.
È un dietrofront netto, considerando che a inizio anno Meta aveva bloccato proprio il rilascio dei pesi di Muse Spark, citando motivi di sicurezza. ggi invece la sicurezza non compare più tra le giustificazioni: al suo posto, troviamo un saggio pubblicato sul sito dell’azienda che promette un’IA “gratuita” e capace a “miliardi di persone”.
Soprattutto, però, Mark Zuckerberg ha pubblicato un saggio contro la concentrazione del potere tecnologico. E la ha fatto a nome di un’azienda che vale 1.500 miliardi di dollari e che, solo un mese fa, ha visto le proprie azioni crollare di quasi l’8% in un solo giorno.
Il saggio e l’attacco ai rivali
Zuckerberg individua un bersaglio preciso: Google, Anthropic e OpenAI. “La maggior parte degli altri laboratori si concentra sullo sviluppo di IA per aziende, governi o altre istituzioni”, scrive. “Quindi, se saranno quei laboratori a guidare il settore, l’equilibrio di potere favorirà le grandi istituzioni a scapito dei singoli”.
Alla tesi secondo cui limitare l’accesso alle capacità dell’IA riduca i rischi, oppone l’argomento opposto: “i sistemi open source diffusi su larga scala si sono dimostrati più sicuri perché un numero maggiore di persone può identificarne le vulnerabilità”.
Come esempio cita Hugging Face, piattaforma che si è appoggiata a modelli aperti per correggere le proprie falle di sicurezza dopo che i modelli chiusi avevano rifiutato di aiutarla.
I conti dietro il manifesto di Zuckerberg
Il calo in Borsa non è una reazione all’annuncio di questi giorni: risale a un mese fa, quando Meta ha reso noto che la spesa per le infrastrutture di IA ha eroso il flusso di cassa libero del 91%.
Nell’ultimo anno il titolo ha perso quasi un quinto del proprio valore, sotto il peso di assunzioni miliardarie e nuovi data center. Ed è proprio sui data center che il manifesto di Zuckerberg incontra le comunità locali: i residenti vicino agli impianti protestano da mesi per la competizione su risorse scarse come acqua ed energia.
Ieri, insieme all’annuncio dei modelli aperti, Meta ha reso noto anche un fondo da 1 miliardo di dollari destinato ai comuni statunitensi che ospitano i suoi data center. Nel testo del saggio i due annunci restano separati; nei fatti arrivano lo stesso giorno.
La partita della distillazione
Zuckerberg prende posizione anche sulla distillazione, la tecnica con cui, secondo le accuse di OpenAI e Anthropic, i laboratori cinesi addestrerebbero i propri modelli replicando i dati generati da quelli americani.
Per il fondatore di Meta si tratta di un principio da difendere, non da limitare: “è importante tutelare il principio secondo cui si può imparare da qualsiasi cosa si osservi”.
La posizione arriva mentre i laboratori cinesi riducono il divario con le offerte proprietarie più avanzate degli Stati Uniti, e mentre Meta annuncia che affiderà a un comitato direttivo indipendente la revisione della sicurezza dei propri modelli, senza precisare per ora composizione e poteri di questo organismo.
Ai laboratori concorrenti, Zuckerberg contesta anche il registro del dibattito pubblico sull’IA: “L’idea che l’IA sia così pericolosa che l’unica strada sicura sia una concentrazione estrema del potere appare intrinsecamente problematica”, scrive. “Man mano che ciascuno otterrà strumenti più potenti, ogni persona diventerà più capace di plasmare il futuro, non meno”.
Fonte: Financial Times


