Alex Karp non ha alcuna intenzione di abbassare i toni. Lunedì, in un’intervista alla CNBC, il fondatore di Palantir ha rilanciato l’accusa ai laboratori di IA di frontiera: “Abbiamo gente che cerca di renderci tossicodipendenti verso un futuro che credono di controllare”.
Poi ha fatto un nome, quello di Dario Amodei, e con lui quello di Anthropic. La visione che attribuisce loro è un elenco di rinunce: “Vogliono dirci che dobbiamo marciare verso un futuro in cui non possediamo niente, in cui le nostre aziende non sono redditizie, in cui nessuno di noi ha un lavoro, in cui i nostri avversari vincono”.
L’argomento di fondo riguarda la proprietà intellettuale. Secondo Karp, chi lavora con OpenAI o Anthropic è costretto a cedere il valore che rende unica la propria impresa.
I due laboratori hanno ripetuto nell’ultimo mese che i dati dei clienti restano al sicuro e non alimentano l’addestramento dei modelli, e OpenAI ha aggiunto che quell’uso richiede un consenso esplicito. Karp però non ci crede.
Per Karp la soluzione ha un nome
Qui l’accusa fa gioco al suo listino, perché l’alternativa che Karp propone è la descrizione esatta di ciò che Palantir mette in vendita.
Con la quale le imprese tengono dati e modelli dentro casa, senza consegnarli ai laboratori esterni. Palantir fornisce il software che si installa sopra i sistemi che l’azienda già usa e le permette di far girare l’IA sulla propria infrastruttura, con i dati che non escono mai dai server aziendali.
“Perché dovremmo pagare per qualcosa che non è utile e poi non controllare i mezzi che ci permettono di far crescere il business tenendone il valore all’interno?”, chiede citando i suoi clienti, tra cui, dice, alcune delle più grandi realtà governative del mondo.
Un fronte che si allarga
Karp non è un caso unico. È stato il primo a colpire pubblicamente, a inizio luglio, prendendo di mira la struttura a token dei laboratori, come abbiamo raccontato. Da allora il numero dei sostenitori è cresciuto.
L’investitore Chamath Palihapitiya ha detto che Karp “merita una medaglia”. Jamie Dimon, alla guida di JPMorgan, ha osservato che le aziende guarderanno con più attenzione a come spendono e a quale ritorno ottengono.
Il caso di Satya Nadella è più ambiguo. Il 12 luglio l’amministratore delegato di Microsoft ha pubblicato su X un lungo saggio, “The Reverse Information Paradox”, che ha superato i dieci milioni di visualizzazioni.
La sua tesi è che le imprese pagano l’IA due volte, una in denaro e una in conoscenza proprietaria, perché più alimentano il modello con i propri dati più cedono il sapere che le distingue. A sostegno cita proprio Karp, e aggiunge che “il regime attuale opera esattamente il trasferimento che le aziende temono”.
Il punto è che Microsoft è il principale finanziatore di OpenAI e ne rivende i modelli attraverso Azure, mentre Copilot pesca dentro mail e file aziendali. Nadella descrive quindi un meccanismo che la sua stessa azienda ha contribuito a costruire, e insieme vende il rimedio.
Non chiarisce se stia denunciando quel modello oppure riposizionando Microsoft come l’intermediario di fiducia, quello che promette di non operare alcun trasferimento.
A fine luglio Palantir ha firmato una lettera aperta, insieme a Nvidia e Microsoft, in difesa dei modelli a pesi aperti, quelli che chiunque può scaricare, modificare ed eseguire sulla propria infrastruttura, presentati come strumento di sicurezza nazionale.
— Satya Nadella (@satyanadella) July 12, 2026
Il rovescio della distillazione
C’è un passaggio in cui Karp toglie ai laboratori l’ultima difesa, quella etica. Interrogato sui modelli cinesi a basso costo, accusati di distillare quelli statunitensi per copiarli, non li condanna.
“Come pensate che i modelli abbiano ottenuto il loro valore? Hanno distillato tutto il valore della proprietà intellettuale ovunque, incluse le imprese”, ha detto. Se i modelli di frontiera si sono costruiti assorbendo il lavoro altrui, l’argomento vale anche per chi ora li imita.
È un’ammissione che smonta la rivendicazione di superiorità morale dei costruttori di modelli. E che, di nuovo, lavora a favore di Palantir. Palantir ha chiuso il secondo trimestre con ricavi in crescita del 93% sull’anno precedente e un business commerciale statunitense balzato di quasi il 150%.
Nella lettera agli investitori diffusa lunedì, Karp ha trasformato la sovranità dell’IA in missione: “Ogni organizzazione nel mondo si sta rendendo conto dei rischi di consegnare ai creatori dei modelli le chiavi delle proprie istituzioni”.
Una missione che, guardando i conti, è anche il migliore argomento di vendita che l’azienda abbia oggi a disposizione.
Fonte: CNBC


