Windows diventerà “un sistema operativo agentico”: e i social si ribellano

by | 12 Nov 2025 | IA

Tempo di lettura: 3 minuti

Quando Pavan Davuluri, attuale presidente di Windows, ha scritto su X che il sistema operativo “sta evolvendo in un agentic OS”, probabilmente non si aspettava un’ondata di disapprovazione tanto forte.

Il dirigente di Microsoft voleva celebrare la direzione intrapresa dall’azienda: trasformare Windows in una piattaforma capace di agire autonomamente grazie all’intelligenza artificiale, una sorta di assistente personale incorporato nel sistema. Ma il messaggio ha scatenato un effetto boomerang.

“Basta con queste sciocchezze. Nessuno lo vuole”. “Amico, sul serio, nessuno lo vuole”. Sono solo alcuni dei commenti che hanno invaso il post, a rappresentare un malcontento diffuso e trasversale.

Centinaia di utenti hanno espresso la stessa idea: nessuno chiede un Windows che “pensa e agisce” al posto loro. La stragrande maggioranza dei commenti è stata negativa, e alcuni hanno confessato di aver perso fiducia nell’azienda di Redmond.

Un futuro spinto troppo sull’IA

Per capire la portata della reazione, bisogna ricordare che oggi Windows propone l’obbligo di creare un account Microsoft, l’integrazione forzata di servizi come OneDrive e Copilot, e una quantità crescente di pubblicità e suggerimenti hanno reso Windows un sistema sempre più invadente.

Molti parlano ormai di “enshittification”, il processo con cui un prodotto amato si degrada progressivamente fino a diventare ostile all’utente. Per molti utenti, tutto questo non è solo fastidioso: è la prova che Microsoft ha trasformato il suo sistema operativo in una piattaforma pensata per monetizzare ogni interazione.

La prospettiva di un Windows “agentico”, basato sull’intelligenza artificiale, non fa che accentuare il timore di perdere quel poco di autonomia rimasta.

La qualità percepita di Windows

Il paradosso è che Microsoft non è mai stata tanto concentrata sull’IA quanto oggi. Negli ultimi anni l’azienda ha tagliato budget in divisioni storiche come Xbox e Surface per finanziare nuove infrastrutture dedicate ai modelli linguistici e ai servizi di intelligenza artificiale. Tutto ciò che non riguarda l’IA sembra aver perso priorità.

Ma questa ossessione non sta portando risultati in termini di fiducia. La qualità percepita dei prodotti Microsoft è in calo: gli aggiornamenti di Windows introducono bug con frequenza crescente, e l’esperienza d’uso appare sempre più instabile. “Sta evolvendo in un ammasso di codice pieno di bug”, ha scritto un utente, “avete distrutto quello che era già un prodotto difettoso di suo.”

E intanto, la visione di un Windows “intelligente” non entusiasma nemmeno chi apprezza l’innovazione tecnologica. Il problema è che Microsoft non sta risolvendo le criticità di base, come la stabilità e la trasparenza, e sta mascherando i problemi dietro una patina di automazione e IA.

La crisi di fiducia di Microsoft

La difficoltà per Microsoft non è solo tecnica ma relazionale. Dopo anni di promesse mancate, prodotti dismessi e scelte impopolari, l’azienda fatica a coinvolgere gli utenti nel suo nuovo ecosistema. Non tutti vogliono usare Copilot, OneDrive o sentirsi obbligati a creare un account Microsoft.

Il risultato è un cortocircuito: per convincere le persone a restare, Microsoft ricorre a strategie sempre più vincolanti, che però generano ulteriore sfiducia. Windows 11, non a caso, è oggi l’unico sistema operativo moderno che richiede obbligatoriamente un account online per essere configurato. Né Android né iOS, né macOS né Linux impongono questa limitazione.

Forse Microsoft dovrebbe fare un passo indietro prima di spingere Windows verso la sua “evoluzione agentica”. Gli utenti, almeno per ora, non vogliono un sistema operativo che agisca per loro. Vogliono semplicemente un sistema operativo stabile e che funzioni per davvero.

Fonte: Windows Central

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