L’allarme dalla National Defense Strategy: gli USA impreparati a un conflitto mondiale

by | 3 Ago 2024 | Tecnologia, Politica

Tempo di lettura: 3 minuti

L’Orologio dell’Apocalisse (Doomsday Clock) è un simbolo creato nel 1947 dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists per rappresentare la probabilità di una catastrofe globale causata dalle armi nucleari, dal cambiamento climatico e da altre tecnologie pericolose.

L’orologio è impostato su minuti prima della mezzanotte, con la mezzanotte che simboleggia la distruzione totale della civiltà umana. Quando l’orologio è aggiornato annualmente, il numero di minuti prima della mezzanotte riflette il livello di minaccia percepita. Più l’orologio si avvicina alla mezzanotte, maggiore è la percezione di pericolo imminente.

Nel corso degli anni, l’orologio è stato spostato avanti e indietro in base a vari fattori, come la proliferazione delle armi nucleari, le tensioni geopolitiche, gli accordi sul controllo degli armamenti, i progressi nella diplomazia internazionale e le politiche ambientali.

Come ormai tristemente sappiamo, mai come in questi ultimi tempi ci siamo avvicinati così tanto alla mezzanotte: siamo infatti a 90 secondi dalla mezzanotte. Dello stesso avviso devono essere anche gli USA, se è vero che la commissione della National Defense Strategy, un gruppo istituito dal Congresso con membri scelti da legislatori democratici e repubblicani, ha voluto capire se gli USA siano pronti per una guerra globale.

I risultati dello studio sono un campanello d’allarme: gli USA, queste le considerazioni finali, non sono preparati per affrontare una guerra che potrebbe iniziare con Russia e Cina e poi coinvolgere il mondo intero. Stando agli analisti gli Stati Uniti “non hanno tenuto il passo con una situazione in peggioramento”. Le conclusioni della commissione, solitamente non allarmistiche, rappresentano dunque un chiaro segnale di avvertimento.

Tra le principali questioni evidenziate nelle oltre 100 pagine del rapporto, emerge che la Cina ha “largamente annullato il vantaggio militare degli Stati Uniti” nel Pacifico occidentale dopo venti anni di investimenti.

Allo stesso tempo, la rappresentazione del Pentagono della Russia come una “minaccia acuta” sottovaluta la natura “costante e persistente” dei pericoli che essa rappresenta, specialmente nello spazio e nel cyberspazio. Si prevede, infatti, che hacker allineati a Mosca possano seminare il caos negli Stati Uniti in caso di conflitto.

Il rapporto critica poi duramente anche i metodi con cui il Pentagono acquista armi, considerandoli obsoleti, così come i prodotti finali. Successi isolati, come la Defense Innovation Unit, sono ritenuti soluzioni temporanee che non dispongono di risorse sufficienti.

Un altro punto critico è la capacità produttiva interna, descritta come “grossolanamente inadeguata”. Ciò significa che una “mobilitazione industriale in stile Seconda Guerra Mondiale” oggi è fuori discussione, e un conflitto prolungato, come quello in Ucraina, risulterebbe estremamente gravoso.

Le difficoltà nel reclutamento hanno ulteriormente frenato le forze armate, con tecniche di  datate che necessitano di un aggiornamento significativo. È ora di fare qualcosa di più degli uffici di reclutamento nei centri commerciali e dei cartelloni scoloriti. Inoltre, il Congresso viene indicato come un “grande ostacolo alla sicurezza nazionale”, incapace di finanziare il governo in modo tempestivo, con miliardi di dollari sprecati e nuovi progetti sabotati.

Infine, il rapporto evidenzia come il supporto pubblico per un esercito forte e per alleanze robuste stia diminuendo a causa della polarizzazione politica e del disimpegno in tempo di pace. “Siamo molto bravi a combattere l’ultima guerra”, ha dichiarato Jane Harman, presidente della commissione, all’Aspen Security Forum prima del lancio del rapporto, a sottolineare il fatto che nel frattempo il mondo è andato avanti.

Harman, ex membro di spicco della Commissione per l’Intelligence della Camera, ha sottolineato la necessità di dare maggiore attenzione a software, cybersicurezza, intelligenza artificiale e al cambiamento nei social media e nel modo in cui le persone sono motivate ad agire.

I risultati del rapporto hanno trovato riscontro tra i membri del Senate Armed Services Committee (la commissione per i Servizi Armati del Senato), che hanno esaminato il documento. Il senatore Roger Wicker, un repubblicano del Mississippi, ha affermato: “Descrive adeguatamente la nostra fragile e vacillante base industriale della difesa, e il processo burocratico dolorosamente bizantino”.

Delle conclusioni, queste, sulle quale dovrebbero soffermarsi anche i membri della NATO, soprattutto quelli particolarmente desiderosi di combattere una guerra con la Russia, convinti di possedere una supremazia militare alla quale gli stessi americani ora non paiono credere più.

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