“Renderemo questo settore assolutamente il numero uno, perché in questo momento è un bel bambino appena nato. Dobbiamo far crescere questo bambino e lasciarlo prosperare. Non possiamo fermarlo con regole sciocche e persino stupide”.
Era luglio scorso e Donald Trump parlava dell’intelligenza artificiale come di una forza della natura da non ostacolare. Meno di un anno dopo, la sua amministrazione sta valutando l’introduzione di una supervisione governativa preventiva sui nuovi modelli di IA, prima che vengano resi disponibili al pubblico.
Tra le misure allo studio figura un ordine esecutivo per istituire un gruppo di lavoro misto, con dirigenti tecnologici e funzionari governativi, incaricato di definire procedure formali di revisione.
La scorsa settimana la Casa Bianca ha già convocato i vertici di Anthropic, Google e OpenAI per aggiornarli sulle discussioni in corso. Il modello di riferimento sarebbe quello britannico, dove diversi organi governativi verificano che i sistemi di IA rispettino determinati standard di sicurezza prima della release.
Il detonatore Mythos
Il cambio di rotta ha un momento preciso: il mese scorso Anthropic ha annunciato un nuovo modello chiamato Mythos. Le sue capacità nell’identificare vulnerabilità nei sistemi informatici sono tali che la stessa azienda ha scelto di non rilasciarlo al pubblico per questioni di cybersicurezza.
È un precedente quasi senza precedenti nel settore: un’azienda che sviluppa un modello e decide autonomamente di tenerlo in cassaforte perché troppo potente.
Washington ha capito che lo spazio tra “disponibile a tutti” e “utilizzo controllato” si è assottigliato in modo preoccupante. La Casa Bianca vuole evitare di trovarsi politicamente esposta se un attacco informatico devastante fosse reso possibile da un modello IA rilasciato senza controlli.
Allo stesso tempo, l’amministrazione valuta se modelli come Mythos possano offrire capacità offensive o difensive utili al Pentagono e alle agenzie di intelligence. La NSA ha già utilizzato Mythos per verificare le vulnerabilità nei sistemi informatici del governo federale.
La proposta che prende forma prevede un sistema di accesso prioritario per il governo, una finestra di esame preventivo prima che il modello raggiunga il mercato.
Un quadro politico diverso per Trump
Trump si ritrova sempre più isolato nella sua posizione originaria. Le preoccupazioni pubbliche sull’IA (posti di lavoro, prezzi dell’energia, istruzione, privacy, salute mentale) hanno prodotto una convergenza insolita tra democratici e repubblicani, con percentuali quasi identiche di cittadini che si dicono più preoccupati che entusiasti per la tecnologia. Il consenso trasversale sulla regolamentazione dell’IA è diventato un dato politico che la Casa Bianca non può ignorare.
A complicare ulteriormente il quadro, a marzo ha lasciato il ruolo di “zar dell’IA” David Sacks, l’architetto della deregulation tecnologica dell’era Trump. Al suo posto sono subentrati la capo di gabinetto Susie Wiles e il Segretario al Tesoro Scott Bessent, che hanno fatto sapere di voler avere un peso maggiore nella definizione della politica sull’IA. È uno spostamento di baricentro che non è passato inosservato nel settore.
Una situazione fluida
Le tensioni tra Casa Bianca e Anthropic restano sullo sfondo di queste discussioni. Il mese scorso Wiles e Bessent hanno incontrato Dario Amodei alla Casa Bianca ed entrambe le parti hanno descritto il colloquio come “produttivo”, senza però aggiungere altro.
Sul fronte della governance, l’amministrazione non ha ancora un’architettura istituzionale definita. Non esiste un’agenzia federale con responsabilità unica sulla cybersicurezza governativa; le ipotesi in campo includono l’NSA, l’Ufficio del Direttore Nazionale per la Cybersicurezza e il Direttore dell’Intelligence Nazionale.
Un organismo creato sotto Biden per esaminare volontariamente i modelli condivisi con il governo è stato di fatto emarginato dall’attuale amministrazione, nonostante un documento di policy della Casa Bianca indichi che dovrebbe svolgere un ruolo nella valutazione dei sistemi di IA.
Le aziende tecnologiche, intanto, non hanno una posizione comune. Alcune spingono contro qualsiasi forma di controllo, sostenendo che rallenti l’innovazione rispetto alla Cina. Altre sembrano più aperte al dialogo. “La tecnologia si muove estremamente veloce e ci sono poche procedure formali ma non vogliono nemmeno eccedere nella regolamentazione”, ha osservato Dean Ball, ex consulente senior sull’IA nell’amministrazione Trump. “È un equilibrio difficile”.
Difficile e per ora irrisolto. Sullo sfondo resta la contraddizione con le parole pronunciate da JD Vance a Parigi, all’inizio del mandato: “Il futuro dell’IA non si vincerà con le mani nei capelli per la sicurezza. Si vincerà costruendo”.
Fonte: The New York Times


