Google ha vinto un’asta fallimentare mettendo sul piatto 10 milioni di dollari per comprare una parte dell’enorme archivio digitale lasciato da Spirit Airlines. La compagnia aerea americana è fallita lo scorso maggio.
Dentro il lotto ci sono circa 100 milioni di email e 500 milioni di conversazioni su Microsoft Teams, oltre a documenti, fogli di calcolo, informazioni contenute nei calendari e altri dati prodotti durante l’attività della compagnia. Secondo Google, tutto questo materiale potrà servire a migliorare i suoi prodotti e i suoi modelli di IA.
L’accordo deve ancora ricevere il via libera del giudice fallimentare ma l’asta racconta già qualcosa di molto concreto: anni di comunicazioni e lavoro interno di un’azienda fallita, sono diventati un asset abbastanza prezioso da scatenare una gara tra società interessate all’intelligenza artificiale.
Le email di Spirit diventano dati
Il valore dell’archivio sta soprattutto nella sua natura. Google non sta comprando semplicemente una gigantesca raccolta di testi recuperati dal web, ma materiale prodotto mentre migliaia di persone svolgevano realmente il proprio lavoro.
Il dataset comprende infatti informazioni sulle risorse umane, materiali di marketing, documenti di gestione dei progetti, database finanziari, audit e presentazioni. Altri documenti giudiziari descrivono inoltre dati relativi alle operazioni della compagnia, alla produttività dei dipendenti e ai ricavi.
Per un sistema di IA questo tipo di materiale può mostrare come funziona concretamente un’organizzazione, come le persone comunicano tra loro, come vengono gestiti i progetti e come le informazioni passano attraverso documenti e strumenti differenti.
I lavoratori se ne vanno, il loro lavoro resta
È probabilmente questo l’aspetto più interessante della vicenda. Spirit Airlines ha chiuso e circa 17.000 lavoratori sono stati licenziati, ma ciò che hanno prodotto durante gli anni trascorsi in azienda continua ad avere un valore economico.
Email, conversazioni Teams, presentazioni e documenti erano stati creati per mandare avanti una compagnia aerea. Con il fallimento, almeno una parte di quel patrimonio digitale ha acquisito una seconda funzione: materiale con cui una Big Tech può cercare di migliorare i propri sistemi di IA.
I server di un’azienda in liquidazione non contengono soltanto archivi da conservare o cancellare: nell’era dei modelli generativi, possono contenere dati che qualcun altro è disposto a pagare milioni per poter utilizzare.
Google promette di eliminare i dati personali
Il punto più delicato riguarda naturalmente la privacy. Nei documenti depositati presso il tribunale, Dylan Friesner, vicepresidente di PJT Partners e investment banker di Spirit, spiega che l’asta è stata strutturata affinché il materiale acquistato non comprenda informazioni personali identificabili e preveda un processo documentato di de-identificazione.
Google si è inoltre impegnata a sostenere i costi della procedura di de-identificazione, che sarà affidata a una terza parte e dovrà rimuovere dai dati tutte le informazioni che permettono di identificare personalmente gli individui prima della consegna a Google.
Google ha rassicurato che i dati saranno “rigorosamente ripuliti da qualsiasi informazione che permetta di identificare personalmente gli individui da una terza parte prima della consegna”. La de-identificazione separa quindi il contenuto dall’identità delle persone che lo hanno prodotto.
Google ha raddoppiato la propria offerta
La competizione per quei dati è stata dura. Google aveva aperto con un’offerta da 5 milioni di dollari. Mercor, piattaforma di recruiting basata sull’IA, ha più volte rilanciato e durante l’asta si sono susseguiti diversi round. Alla fine Google è arrivata a 10 milioni di dollari, mentre Mercor è stata indicata come acquirente di riserva con un’offerta da 7,5 milioni.
Mercor in verità aveva offerto a sua volta 10 milioni a condizione di poter effettuare internamente la de-identificazione. I consulenti della procedura hanno però preferito l’offerta Google, che prevede l’intervento di una terza parte.
Ora manca l’approvazione del tribunale. Se arriverà, uno degli asset rimasti dopo la scomparsa di Spirit Airlines passerà così a Google. Non un aereo, uno slot aeroportuale o un edificio, ma centinaia di milioni di conversazioni e documenti prodotti da chi ha lavorato nella compagnia.
Fonte: Axios


