Aleph, l’editing generativo di Runway cambia il volto della realtà

by | 6 Ago 2025 | IA

Un'immagine generata da Aleph di Runway.
Tempo di lettura: 3 minuti

In pochi anni, Runway è passata dall’essere una giovane startup americana al diventare uno dei nomi più influenti al mondo nel campo della generazione video via intelligenza artificiale.

Il primo vero momento di notorietà è arrivato nel 2023, quando il modello Gen-2 è stato adottato da registi e artisti per creare clip originali, presentate poi all’AI Film Festival annuale organizzato da Runway tra Los Angeles e New York.

Ma è dietro le quinte che Runway ha davvero accelerato: collaborazioni con studi di Hollywood, investimenti importanti da parte di giganti come Google, accordi strategici con agenzie creative e piattaforme di distribuzione.

Il punto di forza di Runway è sempre stato l’equilibrio tra potenza generativa e interfaccia semplice. La sua suite consente a chiunque, dal videomaker indipendente alla casa di produzione, di accedere a strumenti prima riservati a team di post-produzione con budget milionari.

E ora, con l’arrivo di un nuovo modello chiamato Aleph, il paradigma si sposta ancora più in là: non solo generare ma modificare il reale.

Aleph, il tool di Runway che trasforma i video reali

Aleph è il nuovo modello lanciato da Runway per l’editing video generativo. Ma a differenza dei modelli precedenti, non si limita a creare video da zero.

Aleph lavora su clip esistenti, quindi con persone, ambienti, movimenti reali, e li trasforma attraverso istruzioni testuali: può cambiare l’illuminazione, modificare lo sfondo, aggiungere o rimuovere oggetti, persino alterare l’angolo di ripresa come se il video fosse stato girato da un’angolazione diversa.

Il risultato? Un editing coerente che mantiene le caratteristiche fisiche e fotografiche del girato originale, ma lo piega alle esigenze narrative dell’utente.

Al momento Aleph può operare solo su spezzoni di massimo 5 secondi, ma la qualità è tale da rendere già oggi possibili nuove forme di storytelling e mockup visivi di altissimo livello. È accessibile via browser, con costi contenuti e una curva d’apprendimento rapida. Un game  changer a portata di mano.

Il mondo dei VFX è già sotto shock

Nel mondo della produzione video e degli effetti visivi, Aleph ha suscitato reazioni contrastanti.

Da un lato, entusiasmo per uno strumento che consente iterazioni creative rapide e risultati credibili anche senza green screen o complesse post-produzioni. Dall’altro, panico e disorientamento tra tecnici ed editor, molti dei quali temono che questo sia solo l’inizio della fine di intere professioni.

“This is the beginning of the end for a lot of us. Time to pivot if you haven’t already”, ha scritto un utente su Reddit, riassumendo il sentimento di una fetta importante del settore.

Perché Aleph non è un tool da hobbyist: è uno strumento industriale pensato per essere integrato nei flussi di lavoro, abbattendo tempi e costi. Ma è anche opaco, poco tracciabile, difficile da controllare su produzioni lunghe o complesse.

E questo lo rende sì potente ma anche rischioso, specie laddove la filiera richiede trasparenza e ripetibilità. Le previsioni? Per spot pubblicitari, videoclip, social video, Aleph diventerà rapidamente uno standard. Per il cinema, il tempo dirà.

I rischi informativi di una realtà modificabile

Il vero tema di fondo, però, va ben oltre l’industria audiovisiva. Aleph permette di intervenire in modo sofisticato su un video reale, senza doverlo rigirare, senza usare attori o effetti speciali, e senza lasciare tracce evidenti. Il che ha implicazioni enormi per il mondo dell’informazione e della comunicazione.

Con uno strumento come questo è possibile cambiare il contesto in cui è avvenuta una dichiarazione, modificare il fondale o l’atmosfera, rimuovere o inserire persone accanto a un protagonista, rendere minacciosa o rassicurante una scena semplicemente alterando la luce o la stagione.

Non serve più generare un deepfake da zero: basta prendere un video vero e ritoccarlo quanto basta per stravolgerne il significato, mantenendo però l’impronta dell’autenticità visiva.

È un salto di scala nel potenziale delle fake news. Non si tratta più di diffondere contenuti palesemente fasulli ma di trasformare la realtà in modo sottile, credibile, mirato, colpendo la fiducia del pubblico nel mezzo audiovisivo.

Se l’immagine filmata può essere alterata con questa facilità, a cosa potremo ancora credere nei prossimi anni? Come distingueremo un documento giornalistico autentico da un artefatto? Quali strumenti ci proteggeranno da una disinformazione video sempre più realistica?

In questo senso, Aleph non è solo un tool creativo. È un monito sul futuro dell’informazione. Un futuro in cui vedere non significherà più necessariamente credere.

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