Politica USA: c’è chi dice no ai soldi di Big Tech

by | 23 Apr 2026 | Politica, IA

Il senatore repubblicano Josh Hawley. | Foto Gage Skidmore / Wikimedia Commons
Riassunto IA
  • Il senatore repubblicano Josh Hawley ha chiesto ai colleghi di rifiutare i finanziamenti dei super PAC pro-IA, che nel complesso hanno mobilitato circa 300 milioni di dollari in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.
  • Hawley si oppone sia alla lobby del settore sia alla Casa Bianca, che ha minacciato di ritirare fondi federali agli Stati — incluso il Missouri — che tentano di legiferare autonomamente sull’IA.
  • La sua tesi è che senza regolamentazione l’intelligenza artificiale evolverà a vantaggio esclusivo di chi la controlla, con conseguenze negative per lavoratori e famiglie.
Tempo di lettura: 3 minuti

Trecento milioni di dollari. È la cifra che la lobby pro-intelligenza artificiale di Big Tech sta mobilitando per orientare le prossime elezioni americane di metà mandato, finanziando candidati favorevoli a una regolamentazione leggera del settore.

È una macchina elettorale costruita pezzo per pezzo: i 125 milioni di Leading the Future, sostenuto da OpenAI e dal fondo di venture capital Andreessen Horowitz; i 20 milioni di Anthropic, che punta invece su candidati favorevoli a regole più stringenti; i 65 milioni di Meta, distribuiti su quattro super PAC bipartisan per bloccare le leggi statali sull’IA.

Come avevamo documentato nei mesi scorsi, questo denaro sta già producendo effetti concreti sul comportamento politico: i principali consulenti del Partito Democratico stanno consigliando ai candidati in tutto il paese di non irritare la lobby pro-IA in vista di novembre.

Con queste premesse, la voce di Josh Hawley suona fuori dal coro. Il senatore repubblicano del Missouri, che avevamo già raccontato lo scorso agosto come uno dei critici più agguerriti delle Big Tech a Washington, ha chiesto pubblicamente ai colleghi di rifiutare qualsiasi finanziamento proveniente dai comitati politici dell’industria tecnologica.

“Queste persone vogliono qualcosa in cambio del loro sostegno finanziario, e non si tratta solo di accesso,” ha dichiarato in un’intervista al Financial Times. “Vogliono che tu segua la loro agenda.”

È un appello che, in un Congresso dove il denaro del settore scorre trasversalmente tra i due partiti, ha il sapore di una dichiarazione di guerra a Big Tech. E di un calcolo politico rischioso.

La rottura con Big Tech

Hawley non è nuovo a posizioni scomode. L’anno scorso aveva già rotto con l’amministrazione Trump per opporsi a una proposta che avrebbe vietato agli Stati di legiferare autonomamente sull’intelligenza artificiale, una misura sostenuta dai gruppi industriali e dai consiglieri della Casa Bianca.

È un repubblicano trumpiano che co-firma disegni di legge con i Democratici per regolamentare l’IA. Un conservatore che usa il linguaggio del danno sociale per attaccare il capitalismo tecnologico.

La sua è una posizione populista trasversale che non si lascia incasellare facilmente e che per questo crea attrito con tutti. “Sono preoccupato che il Senato si stia comportando come se ci fosse un cartello sulla porta che dice ‘Proprietà delle Big Tech’,” ha detto. “È ora di cambiare.”

La lobby tecnologica, ha aggiunto, è “tremendamente influente su entrambi i lati del corridoio” ed è parte del motivo per cui il Congresso non è riuscito ad approvare alcuna regolamentazione sostanziale dell’intelligenza artificiale.

La questione federale

La contraddizione più evidente non riguarda però le lobby ma la Casa Bianca stessa. L’amministrazione Trump ha fatto pressioni sui legislatori repubblicani in diversi Stati, tra cui il Missouri, proprio lo Stato di Hawley, affinché abbandonassero i disegni di legge locali volti a regolamentare l’IA, arrivando a minacciare il ritiro dei finanziamenti federali per chi non avesse obbedito.

Un funzionario della Casa Bianca ha giustificato la mossa sostenendo che “gli Stati più restrittivi non dovrebbero dettare la politica nazionale sull’IA a scapito del dominio dell’America su questa nuova frontiera”.

Il ragionamento è: nessuna regola federale e nessuna regola statale. Hawley lo ha respinto con nettezza. “Dire che non faremo nulla a livello federale ma vogliamo impedire agli Stati di fare qualcosa del tutto, è un errore. E mi sono costantemente opposto a ciò”. È una battaglia che il senatore dice di aver portato direttamente al presidente: “Questa è una cosa di cui ho parlato con Trump in più di un’occasione.”

Il costo umano come leva politica

Dietro la battaglia sui finanziamenti elettorali c’è una tesi politica precisa. Hawley sostiene che il mancato intervento normativo sull’IA non è una questione astratta di mercato: ha conseguenze dirette su persone reali.

Cita i casi di minori che si sono feriti o sono morti per suicidio dopo interazioni prolungate con i chatbot, una vicenda che abbiamo già seguito, e a ottobre ha presentato un disegno di legge per vietare alle aziende di offrire questi strumenti ai minori. Cita anche i costi energetici crescenti legati all’espansione dell’infrastruttura per l’IA, e la pressione sui lavoratori.

“Quando c’è un costo umano, ci sarà un costo politico,” ha detto. È la frase che riassume meglio la sua strategia: trasformare il danno sociale in argomento elettorale, sottraendo alla lobby pro-IA il monopolio della narrazione sul futuro tecnologico americano.

Chi controlla l’IA

La previsione finale di Hawley è quella che pesa di più. Se il Congresso non interverrà, “non ho alcuna fiducia che questa tecnologia si evolverà magicamente in un modo favorevole ai lavoratori e alle famiglie. Penso che si evolverà in un modo che avvantaggia i miliardari che la controllano, e che sarà potenzialmente gravemente dannoso per quasi tutti gli altri.”

È una diagnosi che, per certi versi, non si discosta molto da quella di Bernie Sanders o di altri progressisti che da mesi usano lo stesso registro. La differenza è che a pronunciarla è un repubblicano vicino a Trump, in un partito che sul tema dell’IA ha scelto la strada della deregolamentazione totale.

Che quello di Hawley sia l’espressione di un reale convincimento o un furbo posizionamento politico, il fatto che questa voce esista e si faccia sentire, è già di per sé una notizia in un paese in cui i fondi elettorali privati indirizzano la politica a suon di dollari.

Fonte: Financial Times

POTREBBE INTERESSARTI

Cina censura

Anche la Cina respinge lo stop all’IA: “È solo allarmismo”

Il portavoce di Pechino accusa Amodei, Altman e Musk di allarmismo sull’IA. Lo stesso giorno il ministro della sicurezza di stato cinese lancia un allarme quasi...
Donald Trump annuncerà domani World Liberty Financial

Trump respinge lo stop all’IA: “Chi vince, vince tutto”

Amodei, Altman e Musk chiedono più cautela sull’IA. Trump risponde dal golf in Irlanda: fermarsi significa regalare il vantaggio alla Cina.

Claude Anthropic Apple

I governi si affidano a Claude per automatizzare la sorveglianza

Dai dossier costruiti con i dati telefonici alla selezione degli obiettivi politici, il rapporto di Anthropic mostra come l’IA stia abbassando i costi della...
Dario Amodei Anthropic Claude

Amodei, Altman e Musk chiedono di rallentare la corsa all’IA

Anthropic chiede di frenare l’aumento delle capacità dei modelli. OpenAI aderisce ai controlli indipendenti e Musk appoggia Amodei. Ma nessuno promette ancora di...
openai ia pensano

OpenAI avverte: capire cosa ‘pensano’ le IA è sempre più difficile

OpenAI ammette che seguire il ragionamento delle IA diventerà sempre più complicato perché esplicitano sempre meno il proprio ragionamento. In gioco c’è...
rubygems

OpenAI: prima di Hugging Face c’è stato RubyGems

OpenAI conferma il coinvolgimento dei propri sistemi in un incidente avvenuto a maggio. Due mesi dopo, fino a 1.200 agenti avrebbero poi attaccato Hugging Face.

pentagono

Il Pentagono entra nella filiera dell’IA con Fluidstack

Il finanziamento a Fluidstack sarebbe il più grande mai concesso dall’Office of Strategic Capital e servirebbe a produrre negli USA componenti per i data...
IA umanità Coxon

Già, ma come potrebbe davvero l’IA ucciderci tutti?

La denuncia di Coxon nei giorni scorsi ha fatto scalpore, ma come potrebbe concretizzarsi realmente il suo scenario apocalittico? Risposta: attenzione alle...
Anthropic

Anthropic accusa: Russia e Cina hanno usato Claude per cyberattacchi e distillazione

Il rapporto descrive attacchi informatici gestiti in larga parte dall’IA. E accusa Alibaba, DeepSeek, Moonshot e Xiaomi di aver cercato di replicare le capacità...
OpenAI matematica

OpenAI dice di aver risolto un Problema del Millennio della matematica

OpenAI ha impiegato fino a 10.000 agenti IA coordinati dai suoi ricercatori per risolvere il problema di Navier-Stokes in 88 ore. E adesso?

Share This