OpenAI ha da poco annunciato una nuova funzione che segna un cambio di passo per l’azienda di Sam Altman: ChatGPT Pulse.
Parliamo di cambio di passo perché ora non sarà più necessario chiedere qualcosa al chatbot: sarà lui a presentarsi al mattino con una rassegna personalizzata fatta di notizie, promemoria e spunti legati alle nostre abitudini quotidiane.
La novità è pensata per accompagnare l’utente già al risveglio, con schede visive che possono essere consultate rapidamente o approfondite con un tocco. L’obiettivo dichiarato è ridurre il cosiddetto attrito. tradotto, non è più necessario cercare informazioni, in quanto le riceveremo in un formato mirato e compatto, pronto all’uso.
Pulse sarà disponibile in anteprima per chi usa la versione Pro su mobile e funzionerà elaborando i dati raccolti dalla cronologia chat e dalla memoria attiva, ai quali può aggiungere, se autorizzato, quelli provenienti da app esterne come Gmail e Google Calendar.
Pulse: dalla reattività alla proattività
Finora ChatGPT è stato uno strumento “reattivo”, limitandosi a rispondere alle domande che gli vengonoposte. Con Pulse, invece, diventa “proattivo”, perché propone aggiornamenti senza attendere richieste. È un passaggio che segna l’ingresso nel campo degli agenti intelligenti, il grande obiettivo dell’intera industria tecnologica.
Secondo OpenAI, dunque, il futuro non sarà fatto di chatbot che rispondono soltanto, a di assistenti capaci di agire come membri di un team, prendendo iniziative e comprendendo gli obiettivi degli utenti. Pulse si muove esattamente in questa direzione, trasformando il rapporto con l’IA in qualcosa di più simile a una collaborazione quotidiana.
Un aspetto interessante è la scelta di evitare lo scroll infinito tipico dei social network: Pulse è stato progettato per concludersi, per offrire valore e non per trattenere a oltranza l’attenzione. Un’impostazione che differenzia questa funzione dal modello dominante delle solite piattaforme che usiamo tutti i giorni.
Personalizzazione e controllo
Il cuore di Pulse è la personalizzazione. Ogni notte il sistema elabora memoria, chat e feedback per generare un set di schede aggiornato e rilevante.
L’utente ha la possibilità di modellare il contenuto: può dare un “pollice su” o “pollice giù”, chiedere di vedere più o meno di un argomento, indicare nuovi interessi o rimuovere quelli passati.
Le integrazioni con Gmail e Google Calendar sono opzionali e disattivate per impostazione predefinita. Attivarle significa consentire a ChatGPT di leggere eventi e messaggi per suggerire, ad esempio, come gestire la giornata, prepararsi a una riunione o ricordare un impegno imminente. È un livello di personalizzazione più profondo ma che richiede di concedere un accesso sensibile alle nostre informazioni.
Un altro punto importante è che i contenuti generati da Pulse hanno validità giornaliera. Non sono pensati per restare, a meno che l’utente non scelga di salvarli in una chat. L’esperienza si rinnova quindi di giorno in giorno, rendendo il servizio dinamico e contestuale.
Il (solito) nodo dei dati
La grande promessa di Pulse deve convivere con un interrogativo inevitabile: cosa succede ai nostri dati personali?
OpenAI assicura che il funzionamento di Pulse segue le stesse regole delle normali conversazioni con ChatGPT, e che il controllo resta in mano all’utente. Ma è evidente che per rendere efficace questa funzione occorre aprire sempre di più il nostri spazio digitale al chatbot.
C’è anche il rischio che la personalizzazione, se troppo spinta, finisca per rinchiudere l’utente in una bolla informativa. OpenAI parla di filtri e controlli di sicurezza ma è una questione che resta aperta: come evitare che un assistente così pervasivo diventi anche un rinforzo involontario di schemi preesistenti?
È su questo equilibrio tra utilità e sorveglianza che si giocherà la credibilità di Pulse. Da un lato la comodità di avere tutto pronto, dall’altro la consapevolezza che per ottenerla occorre concedere accesso a informazioni sempre più ‘intime’.
Pulse e “Accedi con ChatGPT”: un disegno più ampio
C’è però un punto che a nostro avviso merita attenzione e che lega Pulse a un altro tassello della strategia di OpenAI: “Accedi con ChatGPT”. Questa funzione, della quale abbiamo scritto nell’articolo che trovate qui sotto, ha l’obiettivo di trasformare ChatGPT in una chiave di accesso universale per app e servizi online, sul modello dei login offerti da Google o Apple.
Messa insieme con Pulse, la prospettiva è chiara: da un lato un sistema che raccoglie dati dalle app collegate per restituire aggiornamenti personalizzati, dall’altro un login che può estendere la presa di ChatGPT a un numero sempre maggiore di piattaforme. Non è difficile leggere in queste mosse un disegno di lungo periodo, che mira a rendere il chatbot di Sam Altman onnipresente.
Pulse, insomma, si propone come un assistente mattutino ma probabilmente è molto di più, un esperimento di “infiltrazione” nei dati degli utenti, reso accettabile dal valore che restituisce. Offrendo un servizio utile e interessante, OpenAI crea un trade-off che per molti risulterà naturale: aprire l’accesso ai propri dati in cambio di un supporto quotidiano più intelligente e più comodo.


