OpenAI tocca un altro nervo scoperto: dopo Sora, ora vuole fare musica

da | 26 Ott 2025 | IA

Tempo di lettura: 2 minuti

Mentre le polemiche intorno a Sora 2, il generatore video di OpenAI, non si sono ancora spente, Sam Altman pare pronto ad aprire un nuovo fronte.

Secondo indiscrezioni riportate da The Information, OpenAI starebbe sviluppando uno strumento capace di creare musica a partire da comandi testuali o vocali. Un modello di text-to-music in grado, per esempio, di aggiungere una colonna sonora a un video esistente o un accompagnamento di chitarra a una traccia vocale.

Non è ancora chiaro quando il nuovo servizio verrà lanciato, né se sarà integrato direttamente in ChatGPT o in Sora. Ma l’idea stessa che OpenAI possa entrare nel territorio della musica generativa ha già riacceso il dibattito su diritti, creatività e sfruttamento delle opere altrui.

Un campo minato di copyright e creatività

La musica è un ambito molto sensibile per la creatività automatica. Negli ultimi mesi, decine di artisti hanno denunciato il rischio che l’IA possa “rubare” stile, voce e identità dei musicisti.

A maggio, ad esempio, oltre 200 nomi di primo piano (tra cui Billie Eilish, Nicki Minaj, Stevie Wonder, Katy Perry, Pearl Jam e Jon Bon Jovi) hanno firmato una lettera aperta promossa da Artist Rights Alliance in cui chiedono alle aziende tecnologiche di “smettere di addestrare i loro modelli con la nostra musica senza consenso”.

Se dunque Hollywood teme di essere sostituita da avatar digitali, il mondo musicale teme di essere campionato e replicato dagli algoritmi di Altman. Il rischio, secondo molti, è che il valore dell’originalità artistica venga eroso da un sistema che impara e riproduce senza limiti legali definiti.

La mossa di OpenAI in un contesto in evoluzione

Il nuovo progetto di OpenAI sembra avere grandi ambizioni. Alcune fonti rivelano che l’azienda sta collaborando con studenti della Juilliard School, una delle accademie musicali più prestigiose al mondo, per annotare spartiti e creare dati d’addestramento di alta qualità.

L’obiettivo è chiaro: rendere la macchina capace di comprendere non solo le note ma anche le sfumature interpretative di un’esecuzione umana.

La tempistica non è casuale. Dopo le tensioni con Hollywood legate ai diritti di immagine e ai deepfake video, l’industria musicale è il nuovo banco di prova per la regolamentazione dell’IA generativa. Le major discografiche, tra cui Universal Music Group e Sony Music Entertainment, hanno già avviato azioni legali contro startup come Suno e Udio, accusandole di violazione massiva del copyright.

Verso un futuro di creatività ibrida

Se confermato, il nuovo strumento di Altman segnerebbe un passo ulteriore verso un’IA capace di produrre contenuti audiovisivi completi, in cui testi, immagini e suoni vengono generati in sinergia. Un ecosistema che promette libertà espressiva ma che suona anche come una minaccia esistenziale per chi di professione crea.

“L’arte non è un dataset”, recita un altro slogan circolato negli ultimi mesi tra i musicisti. Ma l’industria dell’intelligenza artificiale, da Altman in giù, sembra pensarla diversamente: per loro, ogni suono, ogni parola e ogni immagine possono diventare materia prima per l’addestramento dei modelli.

E se Sora 2 ha diviso Hollywood, presto potrebbe fare lo stesso con l’intera industria della musica.

Fonte: The Information

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