OpenAI ora guarda a Google: il suo cloud non è più solo Microsoft

da | 11 Giu 2025 | IA

Tempo di lettura: 2 minuti

OpenAI ha stretto un accordo con Google per utilizzare la sua infrastruttura di cloud computing, in un momento in cui la pressione sulle capacità di calcolo dell’azienda è più intensa che mai.

La notizia, non ancora ufficialmente annunciata, è stata confermata da una fonte a conoscenza dell’intesa, secondo quanto riportato da Axios.

Non è un semplice ampliamento dell’offerta: è un cambio di passo. Dopo anni di esclusiva con Microsoft Azure, OpenAI si apre ora a nuovi fornitori per sostenere l’impennata di domanda generata da ChatGPT e dagli altri servizi di intelligenza artificiale.

Il peso di una clausola (superata)

Nel contratto originario con Microsoft, ogni utilizzo di un provider esterno richiedeva un’autorizzazione specifica. Era una gabbia formale che impediva a OpenAI di reagire con prontezza alla fame di potenza computazionale imposta dalla crescita esponenziale dei suoi modelli.

Ora però le regole sono cambiate. In base a un nuovo accordo con il colosso di Redmond, OpenAI può attingere a una quota definita di capacità computazionale anche da altre fonti.

L’accordo con Google è il primo vero segnale tangibile di questa svolta. E anche se al momento Mountain View non ha ancora iniziato a fornire i server richiesti, il contratto — firmato il mese scorso — è già sulla scrivania dei tecnici.

Google e la strategia della ridondanza

Stargate, ne abbiamo già scritto, è la mega-iniziativa da 500 miliardi di dollari con Oracle e SoftBank che punta a costruire una nuova generazione di infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Ma per OpenAI non basta.

L’azienda guidata da Sam Altman sta cercando ovunque potenza di calcolo: negli Stati Uniti, ma anche all’estero, in una corsa forsennata che vede ogni gigawatt di GPU come una risorsa strategica. L’intesa con Google si inserisce in questo contesto: una rete sempre più ampia di fornitori, per garantire ridondanza, resilienza e scalabilità.

La notizia dell’accordo con Google arriva in un momento in cui OpenAI sta fronteggiando tassi di errore insolitamente alti nei suoi servizi. È la conseguenza più visibile della pressione crescente su un’infrastruttura che, per quanto sofisticata, sta cominciando a mostrare i suoi limiti.

Ieri l’azienda ha fatto sapere di aver identificato le cause dei disservizi e di essere al lavoro per risolverli. Ma è proprio in questa fase critica che si misura l’importanza di avere alle spalle una rete di partner solida e diversificata.

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