OpenAI contraddice Elon Musk mostrando le sue email!

da | 6 Mar 2024 | IA

Non sono tempi facili, quelli che sta attraversando OpenAI. Ma finora hanno un minimo comunicatore: dapprima la società capitanata da Sam Altman viene citata in giudizio, e apprendiamo la versione dell’accusatore. Successivamente, OpenAI risponde dando una visione molto diversa dei fatti. È accaduto recentemente col New York Times, succede ora con Elon Musk, che settimana scorsa ha denunciato l’azienda di ChatGPT per aver abbandonato la missione originaria.

La risposta ufficiale di OpenAI, affidata a un comunicato stampa, è piuttosto articolata e, sorprendentemente, riporta anche le email scambiate tra Elon Musk, Greg Brockman, Sam Altman e Ilya Sutskever, le menti dietro ChatGPT. Una decisione questa indubbiamente all’insegna della trasparenza, ma sulla cui legalità abbiamo più di un dubbio.

Il comunicato inizia (non a caso) ricordando la propria mission: garantire che le AGI siano a vantaggio dell’intera umanità, lavorando non solo allo sviluppo di una tecnologia sicura e utile ma anche alla distribuzione equa dei suoi benefici.

Poi rivela una serie di sfide incontrate nella realizzazione di tale visione, in primis la necessità di risorse ben maggiori di quelle previste. Fin dall’inizio la stima dei fondatori di raccogliere 100 milioni di dollari è stata superata dall’ambizione di Elon Musk di puntare a un impegno finanziario iniziale di 1 miliardo di dollari. Tuttavia, il percorso non è stato privo di ostacoli, con meno di 45 milioni di dollari raccolti da Musk e più di 90 milioni da altri donatori.

“Dobbiamo puntare a una cifra molto più grande di 100 milioni di dollari per non sembrare disperati rispetto a quanto stanno spendendo Google o Facebook“, scrive Elon Musk il 22 novembre 2015 a Greg Brockman. “Penso che dovremmo dire che stiamo iniziando con un finanziamento di 1 miliardo di dollari. Coprirò qualsiasi cosa che gli altri non forniranno“.

Le discussioni poi rivelano divergenze significative: mentre Musk proponeva una fusione con Tesla e desiderava assumere il controllo dell’azienda, OpenAI cercava di mantenere la propria autonomia, convinta che nessun individuo dovesse avere un controllo assoluto sulla direzione dell’organizzazione.

Elon Musk: “OpenAI deve mirare al profitto”

“Mi sembra che oggi OpenAI stia bruciando denaro e che il modello di finanziamento non possa raggiungere la scala per competere seriamente con Google (un’azienda da 800 miliardi)”. Inizia così una mail che Elon Musk forwarda a Ilya Sutskever il primo febbraio 2018. Il nome del mittente originario è secretato ma Musk la commenta con un “[nome oscurato] is exactly right”.

Il resto della mail recita come segue: “Se non puoi competere seriamente ma continui a fare ricerca apertamente, potresti in realtà peggiorare le cose e aiutarli “gratuitamente” (riferito a Google e Facebook), perché qualsiasi avanzamento è abbastanza facile per loro da copiare e incorporare immediatamente, su larga scala.

“Un cambio di rotta verso il profitto potrebbe creare un flusso di entrate più sostenibile nel tempo e porterebbe, con l’attuale team, probabilmente un sacco di investimenti. Tuttavia, sviluppare un prodotto da zero distoglierebbe l’attenzione dalla ricerca sull’IA, richiederebbe molto tempo ed è incerto se un’azienda potrebbe “recuperare” la scala di Google, e gli investitori potrebbero esercitare troppa pressione nelle direzioni sbagliate. L’opzione più promettente che posso pensare, come ho menzionato in precedenza, sarebbe che OpenAI si leghi a Tesla per mungerla (usa il termine “cash cow”).

Una svolta nel dialogo tra OpenAI e Musk si manifesta poi nel riconoscimento che l’entità non-profit originaria avrebbe dovuto trasformarsi in un’entità a scopo di lucro per accumulare le risorse necessarie allo sviluppo dell’AGI. Qui Elon Musk sembra quasi voler intimidire OpenAI, facendo intendere che senza il suo supporto, Sam Altman e soci siano destinati al fallimento.

“La mia valutazione della probabilità che OpenAI sia rilevante rispetto a DeepMind/Google senza un drastico cambiamento nell’esecuzione e nelle risorse è dello 0%. Non dell’1%”, scrive Elon Musk a Ilya Sutskever, il 26 dicembre 2018. “Vorrei che fosse diversamente. Anche raccogliere diverse centinaia di milioni non sarà sufficiente. Servono subito miliardi o dimenticatelo”.

Elon Musk ha proposto a OpenAI la fusione con Tesla, nel tentativo di fornire alla società di intelligenza artificiale fondi sufficienti per portare avanti la sua visione di creare l’intelligenza generale artificiale.

Il comunicato di OpenAI successivamente chiarisce la visione aziendale sull’accessibilità della tecnologia AI, sottolineando il suo impegno a creare strumenti vantaggiosi e facilmente accessibili. Esempi concreti di questo impegno includono l’utilizzo degli strumenti di OpenAI per accelerare l’adesione dell’Albania all’UE, migliorare i redditi degli agricoltori in Kenya e India, semplificare i moduli di consenso chirurgico negli Stati Uniti e preservare la lingua islandese.

Nonostante le sfide e le divergenze di visione con Musk, OpenAI dichiara di rimanere concentrata sulla sua missione di avanzamento dell’AGI a beneficio dell’umanità. Il comunicato si chiude con una nota di rammarico per le tensioni sorte con Musk, ma anche con un rinnovato entusiasmo per il futuro, evidenziando la determinazione dell’organizzazione a continuare il proprio percorso di innovazione e inclusione.

Insomma, stando a OpenAI, Elon Musk non solo sapeva ma ha spinto affinché l’azienda di Sam Altman ragionasse in grande, l’unico modo a suo dire per poter competere con Google e Facebook. Ma in cambio chiedeva il controllo dell’azienda e, non riuscendo a ottenerlo, ha preferito uscirne per realizzare la sua intelligenza artificiale, tuttora in lavorazione, Grok.

Ma a questo punto, viene da domandarsi, perché Elon Musk ha voluto portare OpenAI in tribunale se ha scritto email che dimostrano il contrario di quanto afferma? Forse che non si ricordava di averle spedite? Forse che, come scrivono alcuni, il miliardario sudafricano vuole far presente alla Silicon Valley il suo potere? O si tratta di un’azione di disturbo verso Microsoft per ragioni non note al pubblico? In fin dei conti Musk può tranquillamente permettersi di fare causa, anche sapendo di perderla.

Non abbiamo una risposta ora, ovviamente, ma siamo davvero curiosi di vedere come andrà a finire.

 

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