Sin da quando ha iniziato a comparire sui radar dell’opinione pubblica, c’è una cosa che ha sempre fatto sorridere di OpenAI, ossia il termine no-profit associato al proprio nome. In effetti, OpenAI è stata fondata come un’organizzazione no-profit nel dicembre 2015, con l’obiettivo di promuovere e sviluppare l’intelligenza artificiale. Tuttavia, nel marzo 2019, OpenAI ha annunciato la creazione di OpenAI LP, una sussidiaria for-profit di cui OpenAI Inc. (l’entità no-profit originale) è l’unico azionista. L’obiettivo? Attrarre gli investimenti privati necessari a finanziare le ricerche nel campo dell’IA, che richiedono risorse significative.
Con la creazione di OpenAI LP, l’organizzazione ha quindi adottato un modello ibrido. Ciò le consente di perseguire ambiziosi obiettivi di ricerca e sviluppo nell’ambito dell’IA, mantenendo al contempo l’impegno nei confronti della sicurezza e dei benefici pubblici dell’IA.
Ci sarebbe da ricordare che l’azienda ha recentemente cambiato la propria policy per lavorare con DARPA, ma non vogliamo sembrare pignoli e quindi riportiamo con spirito acritico che oggi OpenAI opera con l’intenzione di generare profitto (attraverso OpenAI LP) ma lo fa con l’obiettivo dichiarato di reinvestire eventuali guadagni nel suo impegno no-profit per assicurare che l’IA sia sviluppata in modo sicuro e benefico per l’umanità.
Ciononostante, OpenAI ha recentemente raggiunto una capitalizzazione di 80 miliardi di dollari e chiuderà l’anno fiscale con un fatturato di 2 miliardi di dollari. Il che deve aver fatto storcere il naso a Elon Musk, che stando a quanto riportato da Reuters ha intentato una causa contro il colosso delle intelligenze artificiali, capitanato da Sam Altman. L’accusa? Essersi allontanati dall’obiettivo originario dell’impresa, che era sviluppare l’intelligenza artificiale per il bene comune anziché per il profitto.
Il motivo per cui il patron di Tesla mette bocca nella mission di OpenAI è che, stando alla denuncia presentata ieri sera al tribunale di San Francisco, quando Sam Altman e Greg Brockman (il cofondatore di OpenAI) avvicinarono Elon Musk per creare OpenAI, gli proposero di partecipare alla creazione di una entità open source e no-profit.
Elon Musk divenne così uno dei fondatori di OpenAI nel 2015, da cui uscì nel 2018 adducendo come motivazione un potenziale conflitto d’interessi fra il suo ruolo in OpenAI e quello in Tesla, che nel frattempo stava a sua volta investendo nel campo dell’intelligenza artificiale per la guida autonoma.
L’OpenAI che conosciamo oggi è ben diversa da quella concepita originariamente, e non poteva essere diversamente dal momento in cui è entrata in scena Microsoft e la sua pioggia di finanziamenti miliardari. E va ricordato, a tal proposito, che lo scorso novembre Sam Altman è stato estromesso dal consiglio di amministrazione di OpenAI.
La decisione venne spiegata con l’intento di salvaguardare l’obiettivo fondamentale dell’organizzazione, ossia avanzare nello sviluppo di un’intelligenza artificiale pensata per il benessere dell’umanità. Ma superato uno dei fine settimana più caotici nella storia del settore tecnologico, Altman è stato poi riammesso all’interno dell’azienda da un consiglio di amministrazione… rinnovato, con l’ex co-CEO di Salesforce, Bret Taylor, come presidente.
Non sapremo mai il ruolo giocato da Satya Nadella in quelle ore concitate ma quello che sappiamo con certezza è che questo mese OpenAI intende nominare nuovi membri del consiglio di amministrazione. E che Elon Musk ha in rampa di lancio Grok, un’IA alternativa a ChatGPT sviluppata da xAI, una delle tante società da lui fondate.
È dunque lecito domandarsi se la causa intentata da Elon Musk non sia una mossa pensata per sparigliare le carte di Sam Altman e del panorama dell’intelligenza artificiale ma, come sempre in questi casi, la risposta ce la darà solamente il tempo.


