Al Computex di Taipei, Nvidia ha presentato RTX Spark, il suo primo chip progettato per computer portatili e desktop di consumo.
Sono spessi 14 millimetri e il modello più leggero pensa meno di 1.360 grammi: sono numeri che tradiscono un’ambizione precisa, ossia quella di collocarsi nella fascia alta del mercato, contro le macchine che finora hanno definito il segmento dei PC ad alte prestazioni.
Sei i produttori coinvolti al lancio: Dell, Lenovo, Microsoft, HP, Asus e MSI, che proporranno circa trenta modelli di laptop e una decina di desktop.
RTX Spark è un chip ibrido: combina una GPU su architettura Blackwell con venti core CPU basati su Arm, sviluppati con MediaTek su processo a 3 nanometri di TSMC, con fino a 128 GB di memoria unificata.
È, nei fatti, il primo tentativo di Nvidia di portare dentro un laptop la stessa logica computazionale che governa i suoi sistemi per data center, ma ripensata per girare in locale, senza appoggiarsi a un server remoto per ogni operazione.
Nel segmento Windows on Arm, dove Qualcomm con i suoi Snapdragon X ha finora dettato legge, Nvidia si presenta con tutto il peso del proprio ecosistema software.
Nvidia: “L’era dei chatbot è finita”
Il lancio di RTX Spark è stato accompagnato da una tesi precisa sul futuro dell’IA, e vale la pena leggerla con attenzione perché chi la formula ha tutto l’interesse a farla passare per inevitabile.
Negli ultimi anni, ha spiegato la vicepresidente Kari Briski, l’industria si è concentrata prima sull’addestramento dei grandi modelli linguistici, poi sull’inferenza, cioè sul far rispondere quei modelli alle domande degli utenti in modo efficiente. Ora, sostiene Nvidia, quella fase è alle spalle. “Quell’era sta finendo,” ha dichiarato Briski. “Gli agenti sono il nuovo carico di lavoro. Gireranno ovunque, dai data center all’edge”.
Gli agenti IA, bot autonomi capaci di svolgere compiti senza intervento umano, stanno sostituendo la conversazione con il chatbot come modalità dominante di interazione con l’IA. ChatGPT, Gemini, Claude, nella narrativa di Nvidia, strumenti del passato.
Va detto che questa è una narrazione di comodo. Nvidia non ha bisogno di convincere nessuno a comprare GPU per addestrare modelli, in quanto la domanda esiste già. RTX Spark, un chip con un’architettura nuova, ibrida, non ha invece ancora un mercato consolidato.
Se gli agenti IA divenissero realmente il paradigma dominante, allora un laptop capace di farli girare in locale diventerebbe indispensabile. Se invece i chatbot restassero la forma principale con cui le persone usano l’IA, l’RTX Spark sarebbe semplicemente un portatile costoso in cerca di una ragione d’essere.
Vera Rubin, Groq e l’infrastruttura per gli agenti
Il laptop è solo la parte più visibile di un annuncio molto più ampio. In parallelo, Nvidia ha confermato che la sua nuova suite di hardware per data center, nota come Vera Rubin, è in piena produzione e inizierà le spedizioni nel terzo trimestre.
Vera Rubin comprende la GPU Rubin, la più potente mai realizzata dall’azienda, server basati esclusivamente su CPU Vera, e un sistema che incorpora chip per l’inferenza sviluppati da Groq.
Su quest’ultimo punto, come avevamo raccontato, si tratta di una delle operazioni di acquihire più rilevanti degli ultimi mesi nel settore IA: Nvidia ha acquisito la licenza sulla tecnologia di Groq e ne ha assorbito i vertici, lasciando la startup operare formalmente in autonomia.
Il vicepresidente Ian Buck ha sintetizzato così la logica complessiva: “L’IA sta passando dal rispondere a domande al fare lavoro vero”. Per sostenere questa transizione non bastano chip potenti: servono reti avanzate, librerie software, cluster di data center capaci di connettere decine di migliaia di processori.
Nvidia vuole allora posizionarsi come infrastruttura completa per il calcolo agentico, dal laptop sul tavolo al rack nel data center.
La questione Unitree
A margine degli annunci principali, Nvidia ha comunicato l’espansione della propria partnership con Unitree, azienda cinese di robotica. La formula scelta è quella di un modello di design aperto che altri produttori possono replicare: il software e l’intelligenza del sistema sono firmati Nvidia e da aziende statunitensi, i componenti fisici arrivano da Unitree.
È un’azienda che, come abbiamo scritto, è già al centro della corsa cinese alla produzione di massa di robot umanoidi e che figura tra i partner di riferimento dell’intero comparto robotico globale. La giustificazione offerta da Nvidia è diretta: la Cina domina la produzione dei componenti fisici per i robot, e senza quella filiera non è possibile accelerare la robotica americana su scala industriale. I dati, ha precisato un dirigente dell’azienda, resterebbero nelle mani degli utenti.
Le aziende statunitensi sono già tra i principali clienti di Unitree. Ma queste garanzie, nella stagione dei controlli all’export e delle tensioni tra Washington e Pechino, che abbiamo seguito a lungo, difficilmente basteranno a placare i critici. Nvidia sa che questa partnership alimenterà nuove polemiche ma ha scelto di annunciarla comunque, il che dice qualcosa sulla sua valutazione del rischio geopolitico rispetto all’opportunità industriale.
Chiunque voglia costruire robot in Occidente, oggi, deve fare i conti con una catena di fornitura che passa per la Cina. Nvidia non ha risolto quel vincolo, lo sta semplicemente rendendo esplicito.
Fonte: Financial Times


