La fusione tra SpaceX e xAI era stata annunciata da Elon Musk come il modo per “formare il motore di innovazione verticalmente integrato più ambizioso sulla Terra e oltre”: razzi, IA, internet basato nello spazio, comunicazioni dirette ai dispositivi mobili.
Il miliardario aveva poi parlato dell’idea di portare l’umanità verso una civiltà di tipo Kardashev, basi sulla Luna, espansione oltre il pianeta.
Un domani magari accadrà. Oggi però, più prosaicamente, SpaceX e xAI sono tra le poche società selezionate dal Pentagono per competere in un contest da 100 milioni di dollari finalizzato allo sviluppo di tecnologie per controllare vocalmente sciami di droni autonomi.
L’informazione, rivelata da Bloomberg citando persone informate sui fatti, merita un approfondimento: nel 2015 Musk aveva firmato una lettera aperta di ricercatori di IA e robotica che metteva in guardia contro i pericoli delle armi autonome offensive, ovvero quelle capaci di selezionare e ingaggiare obiettivi operando oltre il controllo umano.
Avevamo anche raccontato, pochi giorni fa, del coinvolgimento di OpenAI nello stesso contest, attraverso il supporto ad Applied Intuition. Ora emerge che Musk è disposto a spingersi oltre: mentre OpenAI vuole limitare il proprio contributo al solo mission control, SpaceX e xAI vogliono lavorare sull’intero sistema.
Dalla voce alla “terminazione”
La competizione di sei mesi, lanciata a gennaio dalla Defense Innovation Unit e dal Defense Autonomous Warfare Group (DAWG, nuovo elemento della seconda amministrazione Trump parte dello US Special Operations Command), mira a produrre tecnologia avanzata capace di tradurre comandi vocali in istruzioni digitali e coordinare sciami di droni che possono muoversi autonomamente all’inseguimento di un obiettivo.
Lo sforzo si sviluppa in cinque fasi, dalla progettazione software ai test operativi. Il software dovrà coordinare movimenti attraverso domini multipli, per aria e mare. Le fasi successive prevedono lo sviluppo di “consapevolezza e condivisione relative all’obiettivo” e, in ultima analisi, “dal lancio alla terminazione”.
Un funzionario della difesa ha dichiarato a gennaio che l’interazione uomo-macchina “avrà un impatto diretto sulla letalità e l’efficacia di questi sistemi”. OpenAI contribuirà esclusivamente all’elemento mission control, quello che converte comandi vocali in istruzioni digitali. La sua tecnologia non verrà usata per far volare i droni in formazione coordinata, per integrare sistemi d’arma o per selezionare obiettivi.
SpaceX e xAI lavoreranno invece sull’intero progetto insieme. xAI ha avviato una campagna di assunzioni per reclutare ingegneri da Washington e West Coast con nulla osta di sicurezza ai livelli “secret” o “top secret” per lavorare con contractor federali su “progetti di IA, software o dati” con agenzie governative e Dipartimento della Difesa.
Musk tra debiti e contratti militari
xAI, avviata da Musk nel 2023 e proprietaria del social network X e del chatbot Grok, arriva alla fusione in condizioni difficili.
SpaceX ha Starlink che macina abbonati e genera ricavi, contratti miliardari con NASA e Pentagono, una posizione dominante nei lanci commerciali. xAI invece compete con OpenAI, Anthropic e Google in una corsa che richiede investimenti colossali in data center e potenza di calcolo, senza garanzie di ritorno.
Come aveva sintetizzato Craig Moffett di MoffettNathanson commentando la fusione: “SpaceX ha un percorso chiaro verso la profittabilità. Al contrario, xAI è un ritardatario in un mercato estremamente concentrato che brucia cassa senza fine in vista”.
L’azienda è gravata da miliardi di dollari di debito, assediata da rivali ben finanziati, reduce dallo scandalo per le immagini sessualizzate diffuse dal suo chatbot. E chi aveva investito in SpaceX, si è ritrovato esposto a un conglomerato ibrido spazio-IA che nessuno aveva sottoscritto.
xAI aveva già firmato contratti con il Pentagono per integrare Grok nei siti governativi e aveva ottenuto un contratto da 200 milioni di dollari per integrare xAI nei sistemi militari.
Questo contest rappresenta quindi un ulteriore passo in una direzione chiara: il settore della Difesa come via di sopravvivenza economica per un’azienda che, a differenza di SpaceX, non ha ancora trovato un modello di business sostenibile.
Allucinazioni e decisioni letali
La prospettiva di integrare chatbot e comandi voce-testo in piattaforme d’arma ha allarmato anche i funzionari della difesa, nonostante l’impazienza del Pentagono di accelerare l’adozione di IA e autonomia.
Diverse fonti hanno sottolineato a Bloomberg l’importanza di limitare l’impiego dell’IA generativa, senza permetterle di controllare il comportamento dei droni. I large language model che sostengono chatbot come ChatGPT sono inclini a bias e alle cosiddette allucinazioni: possono generare output non ancorati alla realtà ma presentati come affidabili.
DAWG continua idealmente il lavoro dell’iniziativa Replicator dell’era Biden, che cercava di produrre migliaia di droni autonomi usa e getta, sottolineando un continuum bipartisan sul programma.
La strategia AI Acceleration del Pentagono, rilasciata a gennaio, cerca di “scatenare” agenti di IA per il campo di battaglia, dalla pianificazione di campagne militari al targeting, potenzialmente coinvolgendo attacchi letali.
Per Musk, che nove anni fa firmava contro le armi autonome offensive, la competizione segna un cambio di rotta netto. Per xAI, gravata da problemi strutturali, il settore difesa potrebbe rappresentare una via di sopravvivenza economica che va oltre il singolo premio da 100 milioni: l’ingresso in questo mercato può aprire infatti a contratti successivi ben più sostanziosi.
Fonte: Bloomberg


