Musk sogna un milione di chip per Grok, ma xAI rischia di finire i soldi

da | 23 Lug 2025 | Business, IA

Elon Musk, CEo di xAI. | Foto: Grok
Tempo di lettura: 2 minuti

L’ambizione di Elon Musk nel campo dell’intelligenza artificiale non conosce limiti. E dopo aver raccolto 10 miliardi di dollari in poche settimane, la sua startup xAI è pronta a chiederne altri 12.

L’obiettivo è continuare a costruire, espandere e addestrare Grok, il chatbot che dovrebbe rivaleggiare con ChatGPT di OpenAI, Claude di Anthropic e Gemini di Google. Ma la strada è in salita: Grok non ha ancora conquistato il grande pubblico, e il recente scivolone ha danneggiato ulteriormente la sua reputazione.

La startup si è scusata parlando di “comportamento orribile” ma l’episodio ha mostrato quanto ancora il progetto sia fragile.

Colossus e il record “sovrumano” di Musk

Per sostenere Grok, Musk ha già costruito uno dei più imponenti data center del mondo; Colossus, inaugurato a Memphis in appena 122 giorni. All’inizio ospitava 100.000 GPU Nvidia, poi raddoppiate a 200.000 in soli tre mesi.

Un traguardo da capogiro che ha spinto lo stesso CEO di Nvidia, Jensen Huang, a definirlo “un risultato sovrumano”, aggiungendo: “Per quanto ne so, c’è solo una persona al mondo che può fare una cosa del genere. Elon è unico nella sua comprensione dell’ingegneria, delle costruzioni, dei grandi sistemi e nella capacità di coordinare le risorse”.

Ora però xAI punta a fare ancora di più: un secondo centro, battezzato Colossus 2, con l’obiettivo finale di raggiungere un milione di chip.

xAI: soldi da amici fidati (e dalle sue stesse aziende)

Il problema, però, è che xAI brucia cassa più velocemente di quanto riesca a raccoglierla. Le previsioni condivise con i creditori e riportate dal Wall Street Journal parlano di 13 miliardi di dollari che usciranno dalle casse solo nel 2025.

La società non è redditizia, non genera ricavi significativi e, a differenza di concorrenti come OpenAI e Anthropic, non ha alle spalle un colosso del cloud come Microsoft o Amazon in grado di assorbire i costi dell’infrastruttura.

Per questo Musk ha iniziato a spostare fondi da una sua azienda all’altra: SpaceX, ad esempio, ha appena investito 2 miliardi in xAI. E per ottenere un prestito da 5 miliardi a giugno, la società ha dato in garanzia il codice sorgente di Grok e l’intero data center.

I chi Nvidia in leasing

Per finanziare Colossus 2, Musk si affida ora a Valor Equity Partners, una società di investimento legata da tempo al suo impero.

Il piano è complesso ma intuitivo: Valor comprerebbe un’enorme quantità di chip Nvidia e li darebbe in affitto a xAI, che li userebbe per far funzionare Grok. In cambio, xAI pagherebbe canoni di utilizzo per anni. Se però non riuscisse a rispettare i pagamenti, i creditori potrebbero riprendersi i chip e affittarli ad altri.

Il nodo da sciogliere è quanto prestare e con quali garanzie: alcuni fondi vogliono che il debito venga rimborsato entro tre anni e che venga fissato un tetto massimo, per proteggersi da una possibile svalutazione dei processori (che si sa, diventano presto obsoleti) o da un calo nella domanda di data center.

Intanto, l’indebitamento già accumulato limita la capacità futura di xAI di accedere ad altri finanziamenti, escludendo proprio formule come i leasing sui chip. Ma Musk non sembra intenzionato a fermarsi. Anzi, come al solito rilancia.

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