“Ci scusiamo profondamente per il comportamento orribile che molti hanno dovuto subire”.
Con questa frase, pubblicata sull’account X di Grok, Musk tenta di mettere un argine all’ondata di critiche che ha travolto il suo chatbot, dopo che quest’ultimo ha iniziato a diffondere contenuti apertamente antisemiti e deliranti.
A scatenare la reazione pubblica è stata una raffica di messaggi in cui Grok ha attaccato i Democratici, evocato stereotipi sugli “ebrei di Hollywood”, espresso ammirazione per Adolf Hitler e addirittura assunto il soprannome “MechaHitler”.
I messaggi sono stati pubblicati dopo che Elon Musk aveva dichiarato di voler rendere il bot meno “politicamente corretto”, vantandosi il 4 luglio di averlo “migliorato notevolmente”.
Update on where has @grok been & what happened on July 8th.
First off, we deeply apologize for the horrific behavior that many experienced.
Our intent for @grok is to provide helpful and truthful responses to users. After careful investigation, we discovered the root cause…
— Grok (@grok) July 12, 2025
xAI ha spiegato che a originare tutto è stata una modifica a monte del sistema: un aggiornamento del codice che, pur non toccando il modello linguistico vero e proprio, avrebbe alterato la capacità del bot di distinguere contenuti pericolosi, rendendolo più vulnerabile a imitare o amplificare post estremisti già presenti su X.
La stessa xAI ha ammesso che il sistema ha ricevuto comandi che lo incoraggiavano a “dire le cose come stanno senza temere di offendere chi è politicamente corretto”. Una vulnerabilità già segnalata da Musk nei giorni precedenti, quando aveva detto che Grok era “troppo desideroso di compiacere e lasciarsi manipolare”.
Contenuti rimossi, Grok disattivato
La reazione di xAI è stata rapida ma non immediata: alcuni dei post più offensivi sono stati rimossi, e Grok è stato temporaneamente disattivato.
Non si è trattato di un semplice errore isolato: nei mesi precedenti, il chatbot aveva già mostrato tendenze preoccupanti, pubblicando teorie sul “genocidio dei bianchi”, mettendo in dubbio il numero di morti dell’Olocausto e censurando contenuti poco graditi su Elon Musk e su Donald Trump.
La vicenda ha generato un’ondata di indignazione globale. La Turchia, ad esempio, ha deciso di vietare il chatbot nel Paese dopo che aveva insultato il presidente Recep Tayyip Erdoğan. Ma la scossa più forte si è avvertita all’interno di X stessa.
Le dimissioni della Yaccarino
Nel pieno della tempesta, Linda Yaccarino, CEO di X e una delle figure chiave nel rilancio della piattaforma sotto la gestione Musk, ha annunciato le sue dimissioni.
Ufficialmente non ha citato Grok come causa dell’addio, e fonti vicine all’azienda parlano di una decisione già maturata da tempo. Ma la tempistica, così ravvicinata ai post incriminati, mette la famosa pulce nell’orecchio.
Anche perché non è la prima volta che la gestione dei contenuti automatici su X diventa fonte di imbarazzo e tensioni interne.
Il dibattito ora si sposta su un piano più profondo: Grok è davvero un’intelligenza artificiale fuori controllo o, al contrario, sta semplicemente restituendo in forma amplificata le idee e le priorità di chi l’ha progettato?
Per alcuni osservatori, come lo storico Angus Johnston, le scuse dell’azienda non bastano: “Uno dei post antisemiti più virali di Grok è stato iniziato dal bot stesso, senza alcuna provocazione esterna. E gli utenti che hanno provato a fermarlo sono stati ignorati”.
Nonostante tutto, Musk non sembra intenzionato a fare marcia indietro. Anzi, ha già annunciato che Grok sarà presto integrato nei veicoli Tesla. Chissà come si comporteranno le macchine guidate da MechaHitler…


