Midjourney vuole sapere quanto Disney, Universal e Warner Bros. usano davvero l’intelligenza artificiale. Nella causa per copyright che la vede opposta ai tre studios, la startup di San Francisco ha chiesto a un giudice federale di obbligare le major a rivelare nel dettaglio come impiegano strumenti di IA generativa al proprio interno. La tesi difensiva è semplice: se gli studios fanno, dietro le quinte, esattamente ciò per cui accusano Midjourney di aver sbagliato, quella prova dovrebbe emergere in tribunale.
Cosa vuole sapere Midjourney
La richiesta riguarda la fase istruttoria del processo, quella in cui le parti si scambiano i documenti rilevanti per il caso. Midjourney chiede l’accesso a piani industriali sull’intelligenza artificiale, report di ricerca, dataset di addestramento, pesi dei modelli e persino alle presentazioni portate nei consigli di amministrazione delle tre società sulle rispettive strategie IA.
La startup vuole inoltre che gli studios rendano pubblici tutti i prompt utilizzati sulla piattaforma Midjourney, insieme alle immagini generate, e non soltanto quelli citati come prove a sostegno della causa. Secondo l’avvocato di Midjourney, Bobby Ghajar, se le società attrici stanno facendo esattamente quello per cui accusano la controparte, quella prova toccherebbe il cuore della difesa basata sul fair use e su una linea difensiva nota come “unclean hands”, le mani sporche, secondo cui chi accusa non può farlo se commette la stessa violazione contestata.
Il muro alzato dagli studios
A metà giugno il giudice Joel Richlin aveva già circoscritto le richieste di Midjourney, obbligando gli studios a fornire informazioni soltanto sulle applicazioni di intelligenza artificiale rivolte al pubblico, escludendo qualsiasi strumento a uso interno. Il giudice aveva ritenuto le richieste più ampie della startup non rilevanti ai fini della causa.
Midjourney ha ora presentato una mozione al giudice John Kronstadt per ribaltare quella decisione, sostenendo che il criterio attuale permette agli studios di scegliere selettivamente solo i documenti a proprio favore, negando alla difesa l’accesso a quelli che potrebbero invece sostenerla.
David Singer, legale delle tre major, ha definito la mossa un tentativo di allargare la ricerca di prove oltre il necessario, ribadendo che gli studios non intendono fermare la tecnologia né chiudere l’attività di Midjourney, ma soltanto impedirle di distribuire e riprodurre i propri personaggi senza autorizzazione.
Una causa che dura da un anno
Tutto nasce nel giugno 2025, quando Disney e Universal citano in giudizio Midjourney davanti al tribunale distrettuale della California. Nella denuncia, lunga 110 pagine, le due major sostengono che lo strumento di generazione immagini sia in grado di produrre su semplice richiesta copie quasi indistinguibili di personaggi come Darth Vader, Homer Simpson, Shrek ed Elsa, arrivando a definire Midjourney un “pozzo senza fondo di plagio”.
Le richieste di danni, calcolate fino a 150mila dollari per ogni opera violata, potrebbero superare complessivamente i 20 milioni di dollari. A settembre si aggiunge anche Warner Bros., che porta in causa personaggi come Superman e Batman. Midjourney respinge le accuse e si affida alla difesa del fair use, sostenendo che addestrare un modello su immagini pubblicamente disponibili rientri nell’uso consentito dalla legge sul diritto d’autore.
Un paradosso che riguarda tutto il settore
L’argomento sollevato da Midjourney tocca un punto scomodo per l’intera industria dell’intrattenimento. Gli stessi studios che accusano le aziende di intelligenza artificiale di aver sottratto il proprio patrimonio creativo stanno già integrando strumenti generativi nei processi produttivi, dallo storyboard al marketing personalizzato.
Il caso viene osservato con attenzione perché la decisione sui confini della fase istruttoria potrebbe fare da precedente per le altre cause legali che vedono Hollywood contrapposta a OpenAI, Anthropic, Stability AI e altre aziende del settore, stabilendo quanto a fondo un’azienda accusata di violazione possa analizzare i comportamenti di chi la accusa.
La decisione del giudice Kronstadt sulla mozione di Midjourney è attesa nelle prossime settimane e potrebbe ridefinire gli equilibri dell’intero filone di cause legali tra Hollywood e le aziende di intelligenza artificiale generativa.
Fonte: TechCrunch


