Disney e Universal, due dei principali colossi di Hollywood, hanno intentato una causa contro Midjourney, la start-up di San Francisco nota per il suo strumento di generazione di immagini tramite intelligenza artificiale.
Le due major accusano l’azienda di aver utilizzato, senza autorizzazione, le proprie opere protette da copyright per addestrare i suoi modelli, trasformando di fatto la piattaforma in un “distributore automatico” capace di generare copie non autorizzate dei loro contenuti.
Il procedimento legale, depositato presso il tribunale distrettuale della California, potrebbe diventare un punto di svolta per il settore. Secondo la denuncia, Midjourney avrebbe riprodotto immagini di personaggi iconici da franchise come Star Wars, I Simpson, Toy Story e l’universo Marvel, offrendo una prova concreta che i modelli siano stati addestrati su materiale protetto.
Il caso Midjourney
Secondo il Washington Post, l’aspetto legale si articola su due fronti principali: da un lato c’è la possibile violazione diretta dei diritti d’autore tramite la generazione di immagini riconoscibili, mentre dall’altro troviamo il fatto che la capacità stessa del modello di generare tali contenuti suggerisce che l’addestramento sia avvenuto tramite dati coperti da copyright, senza licenza. Questo secondo elemento rappresenta una minaccia significativa al modello di business delle aziende IA.
Midjourney, che non ha rilasciato commenti ufficiali, con ogni probabilità si difenderà invocando il principio del “fair use”, sostenendo che l’utilizzo del materiale originale sia stato trasformativo, funzionale alla creazione di un nuovo strumento tecnologico e non alla vendita diretta di copie. Una linea difensiva simile fu adottata da Google per il progetto Google Books e, in passato, dai produttori di tecnologie di registrazione video.
Gli studios non sembrano puntare a fermare del tutto l’innovazione dell’IA, ma piuttosto a garantirsi un ruolo attivo nel processo, possibilmente attraverso accordi di licenza o strumenti tecnici di filtraggio per limitare l’uso improprio delle proprietà intellettuali. Secondo esperti legali, la forza probatoria del caso potrebbe convincere un giudice a imporre a Midjourney l’implementazione di filtri che impediscano la generazione di contenuti protetti.
Il caso appare quindi come una mossa strategica per aprire un negoziato più ampio tra Hollywood e le aziende tecnologiche, con l’obiettivo di ridefinire l’equilibrio tra creatività umana e automatizzazione.


