La riorganizzazione dell’intelligenza artificiale voluta da Mark Zuckerberg ha aperto una frattura interna che va ben oltre le scelte organizzative.
A cinque mesi dalla nascita del TBD Lab, il laboratorio incaricato di inseguire l’obiettivo della superintelligenza, all’interno di Meta si è consolidata una contrapposizione sempre più evidente tra il nuovo team di ricercatori e la dirigenza storica dell’azienda.
Non si tratta solo di priorità tecniche, ma di una diversa visione su cosa debba essere l’IA per Meta: motore del business esistente o scommessa radicale sul futuro.
Meta e la scommessa su Alexandr Wang
Al centro di questa trasformazione c’è Alexandr Wang, giovane imprenditore chiamato da Zuckerberg a guidare l’intera strategia di superintelligenza.
La sua missione è stata chiara fin dall’inizio: recuperare il terreno perso rispetto a OpenAI e Google, anche a costo di mettere in secondo piano le esigenze immediate dei prodotti.
Una posizione che ha generato attriti con figure chiave come Chris Cox e Andrew Bosworth, più orientate a sfruttare dati e modelli per rafforzare feed, pubblicità e dispositivi.
Wang ha respinto questa impostazione, sostenendo che vincolare l’addestramento dei modelli a obiettivi di business rischierebbe di rallentare la corsa verso un’IA di frontiera.
Budget, potenza di calcolo e priorità
Lo scontro si è riflesso anche nelle scelte di allocazione delle risorse. Parte dei fondi e della capacità computazionale di Meta è stata riallocata verso il progetto di superintelligenza, alimentando malumori in altre divisioni.
In particolare, chi lavora sugli algoritmi dei social media ha sottolineato come siano questi a generare ricavi concreti, mentre i modelli di IA avanzata restano, per ora, una scommessa costosa.
Zuckerberg, che ha investito miliardi e promesso cifre senza precedenti per i data center, si sta trovando a dover bilanciare la fedeltà al core business con l’ambizione di vincere la corsa tecnologica più importante del decennio.
Il risultato è una Meta attraversata da una tensione culturale profonda. Da un lato, il TBD Lab che punta a costruire una superintelligenza senza compromessi, dall’altro una leadership storica che vede nell’IA uno strumento per rendere più efficienti e redditizi prodotti già esistenti.
Le dichiarazioni ufficiali parlano di allineamento strategico ma il confronto resta aperto.
La sfida per Zuckerberg allora non è solo tecnologica: è decidere se Meta debba essere prima di tutto una macchina di innovazione radicale o un colosso industriale che piega l’IA alle logiche del proprio business.
Fonte: The New York Times


